Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14051 del 01/07/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 14051 Anno 2015
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SACCO OMAR N. IL 12/09/1984
avverso la sentenza n. 3508/2013 CORTE APPELLO di TORINO, del
26/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 01/07/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
.
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. 1511/1″
che ha concluso per
°

CYLAn”4_
“It

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 01/07/2014

Ricorrente SACCO Omar
Ritenuto in fatto
Con sentenza 26 novembre 2013, la Corte d’appello di Torino parzialmente
riformava in punto pena (riducendola ad anni CINQUE di reclusione ed euro
24.000,00 di multa) la sentenza emessa il 3 maggio 2013 dal GIP del
Tribunale di Torino nei confronti di SACCO Omar, giudicato responsabile,

d.P.R. n. 309/1990, di detenzione illecita a fini di spaccio, di kg.20,881 di
sostanza stupefacente tipo

hashish;

con

la recidiva reiterata (fatto

commesso in Torino il 28 dicembre 2012).
La Corte d’appello ha confermato,per quanto qui rileva, condividendo le
argomentazioni del Giudice di prime cure, sia l’affermazione di penale
responsabilità dell’imputato che il diniego della speciale attenuante previsto
dall’art. 73 comma VII del citato d.P.R. oltreché l’avvenuto riconoscimento
all’imputato delle attenuanti generiche dichiarate equivalenti all’aggravante
della contestata recidiva reiterata.
Ricorre personalmente per cassazione il prevenuto deducendo un unico
motivo di annullamento per vizio della motivazione in punto alla ritenuta
congruità della pena applicata previa declaratoria di equivalenza delle pur
concesse attenuanti generiche con l’aggravante della recidiva reitarata,
nonché al diniego della speciale attenuante di cui all’art. 73, comma VII del
citato d.P.R.
Con memoria depositata in cancelleria il 12 giugno 2014, il difensore ha
invocato, previo annullamento con

rinvio della sentenza impugnata, la

rideterminazione della pena in applicazione della sentenza n. 32 del 2014
della Corte costituzionale.

Considerato in diritto

Preliminarmente rileva il Collegio l’infondatezza ~delle censure dedotte in
punto al diniego della speciale attenuante prevista dall’art. 73, comma 70
d.P.R. n. 309/1990. La Corte

d’appello,

ad onta delle obiezioni

dell’imputato, ha adeguatamente evidenziato, richiamando il
conforme,consolidato e prevalente insegnamento della giurisprudenza di
legittimità, che del tutto correttamente

il Giudice di prime cure aveva

escluso il riconoscimento della invocata attenuante speciale, rimarcando
come l’imputato,ben lungi dall’aver

agito

in ottemperanza ad una

spontanea determinazione “collaborativa”,all’atto del controllo di P.G.,

in esito a giudizio abbreviato, del delitto di cui all’art. 73, comma 1-bis

tentò di liberarsi dello stupefacente trasportato sull’automobile e ”

di

disfarsi delle chiavi del garage ove era custodito ” altro e ben maggiore
quantitativo della stessa sostanza. Egli inoltre non fornì alcuna indicazione
sui suoi fornitori ” all’ingrosso”, fermo il fatto che i Carabinieri, grazie alle
investigazioni fino ad allora svolte, sarebbero stati comunque in condizione
di ” pervenire allo stesso risultato “.

Conclusivamente la Corte d’appello

ha escluso quindi che il comportamento post-factum del prevenuto fosse

neutralizzazione dell’attività criminosa, come richiesto dall’art. 73, comma
70 d.P.R. n. 309/1990. Né, valutato comunque l’apporto collaborativo
limitatamente alla concessione delle attenuanti generiche, sarebbe stato
legittimo accedere alla declaratoria di prevalenza di dette attenuanti
sull’aggravante della recidiva, come contestata, attesi i precedenti penali e
la gravita dei tratto concernente un quantitativo di hashish da cui erano
estraibili 65.000,00 dosi medie singole droganti.
La sentenza impugnata invece deve esser annullata

in punto al

trattamento sanzionatorio in accoglimento dei motivi nuovi, sopravvenuta
la sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale quando ormai era
definitivamente compiuto il termine per proporre ricorso per cassazione. In
ogni caso la questione relativa all’adeguatezza attuale del trattamento
sanzionatorio deve essere affrontata ex art. 609, comma 2° cod. proc. pen.
Come ricordato dal ricorrente, la Corte costituzionale,con sentenza n. 32
del 2014 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 5 marzo 2014 e
quindi con effetti ex art. 136 Costi, a far tempo dal giorno successivo ) ha
dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 4-bis e 4-vicies del
decreto legge 30 dicembre 2005 n. 272, convertito, con modificazioni,
nella legge 21 febbraio 2006 n. 46 – art. 1, comma 1 con cui venne
introdotta (per usare le stesse parole del Giudice delle leggi) ”

una

innovazione sistematica alla disciplina dei reati in materia di stupefacenti
sia sotto il profilo delle incriminazioni che sotto quello sanzionatorio”,
significativamente imperniatc nella parificazione quoad poenam

dei delitti

riguardanti le cd. “droghe leggere” con quelli aventi ad oggetto le cd.
“droghe pesanti”. Per l’effetto, acclarata l’illegittimità della valenza
modificativa/abrogativa della novella, si è automaticamente determinata la
“reviviscenza ” delle disposizioni originarie dettate – sub art. 73 – dal
d.P.R. 9 ottobre 1990 n. E39 – Testo unico delle leggi in materia di
disciplina degli stupelzacent. e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e
riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza,con specifico riferimento
alle previste fattispecie di reato ed al relativo trattamento sanzionatorio.

stato connotato da significativa efficacia e da rilevante valenza ai fini della

Come peraltro sottolineato dalla stessa Corte costituzionale,si pone, in
relazione ai processi pendenti nei quali non sia intervenuta sentenza
definitiva, la necessità, a mente del chiaro disposto dell’art. 2. comma 40
cod.pen., dell’applicazione della disposizione più favorevole al reo,
attesochè (com’è pacifico) le disposizioni penali in vigore ail’epoca dei
commessi reati ( nel caso di specie: il 28 dicembre 2012 ) risultano
diverse da quelle posteriori ed attualmente applicabili, in particolare per

l’individuazione della disposizione più favorevole al reo in tema di
trattamento sanzionatorio apblicabile nel caso concreto va compiuta tra la
normativa vigente all’epoca del fatto e quella divenuta attualmente
applicabile,per effetto dell’intervento “ripristinatorio ” di quella
originariamente introdotta e mai legittimamente abrogata o modificata
dalla novella di cui alla legge n. 46 del 2006; ciò per effetto della
pronunzia di incostituzionalità che, ovviamente, non può venire in giuoco

ex se , a norma dell’art.2 comma 4 0 cod. pen. quale tertium comparationis,
non trattandosi di ” nuova disposizione di legge “.
In particolare il ricordato ” effetto ripristinatorio ” ha reso applicabile, per
ciò che rileva nel caso in esame, il disposto dell’art. 73, comma 4 0 d.P.R.
n.309/1990, nel testo originario, che puniva le condotte illecite attribuite
all’imputato, ove attinenti alle c.d. droghe leggere, con la pena della
reclusione da DUE a SEI anni e con quella della multa, da euro 5.164,00 a
77.468,00 e quindi in misura assai inferiore rispetto a quella delle pene
previste dal testo in vigore all’epoca dei fatti, senza alcuna differenziazione
delle sanzioni in ragione della diversa tipologia della sostanza stupefacente.
Ne discende che attualmente non potrebbe che ritenersi illegale, ex art.
133 ccd.per:Ha pena base di ar111

SETTE e mesi SEI di reclusione e di

eurc 36.000, C-n.) di nnu:ta, O iVivL et-i dalla Corte d’appello

Der il reato

commesso dall’impui:al:c.
Deve quindi farsi luogo all’annullamento della sentenza impugnata in punto
pena con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Torino che
procederà ad nuovo giudizio di rideterminazione del trattamento
sanzionatorio seconco parametri stabiliti dall’art. 133 cod.pen.,
nell’ambito della forbice edittale prevista dall’art. 73, comma 4° d.P.R. n.
309/1990, nel testo originario ( quale disposizione penale più favorevole
all’imputato attualmente applicabile ). Posto il divieto della reformatio in

pejus

in grado d’appello, in mancanza di impugnazione della Pubblica

Accusa ed essendo r. ,-ces:3é-: :0 unicamente selezionare la disposizione
normativa on’:-L’ risulti :n cconieto !Di Li favorevole al reo, in sede di integrale

quanto attiene la misura delle sanzioni penali. E’ pacifico che

rideterminazione del trattamento sanzionatorio demandata al Giudice di
rinvio a seguito di annullamento sul punto della sentenza impugnata, si
dovrà quindi escludere qualsiasi effetto di aumento della ” nuova ” pena
base prescelta in conseguenza dell’aggravante della recidiva reiterata
cosiccome contestata, posta la già “acquisita ” neutralizzazione di un
siffatto pregiudizio per l’imputato per effetto della declaratoria di
equivalenza tra le connesse aìiìeimanti generiche e la richiamata recidiva.

del procedimento esclusivamente in relazione alla questione relativa alla

determinazione della pena, il giudicato (progressivo) in tal modo formatosi
sull’accertamento del reato e sull’affermata responsabilità dell’imputato,
preclude – oììv . arriente – che tali questioni siano rimesse in discussione
come

pure l’eventuEle icazione di cal se estintive

sopravvenute

all’annullamento parziale, attesa ia definitività della decisione sui suddetti
punti ( cfr.

ex multis: S.U. n. 4904 /1997; Sez.

1 n. 8606/1997; Sez. 3

n.6607/2000; Sez. 4 n.2843/2008; Sez. 3 n.15101/2010).

D

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio
e rinvia sul punto alla Corte d’appello di Torino.

Rigetta nel resto.
Visto l’art. K3gzi, cod. cice. o

delia sentenza in

ordine all’affe r mazione W resi – •orisaLiità per il reato asuittc.
Così deciso in Roma,lì 1° lugiio 2014.

Conclusivamente occorre aggiungere che, disposto da questa Corte il rinvio

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA