Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14050 del 01/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14050 Anno 2015
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PASQUALI PIER PAOLO N. IL 30/08/1977
avverso la sentenza n. 5038/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
23/10/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 01/07/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. V $
che ha concluso per

pr

ex4(

Udito, per la parte civile, l vv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 01/07/2014

Ricorrente PASQUALI Pier Paolo
Ritenuto in fatto

Con sentenza 23 ottobre 2013, la Corte d’appello di Milano confermava la
sentenza emessa il 27 maggio 2013 dal Tribunale di Milano nei confronti di
PASQUALI Pier Paolo, giudicato responsabile, in esito a giudizio
abbreviato, del delitto di cui agli artt. 99, comma 4 0 cod.pen., 73, comma

gr.100 di sostanza stupefacente tipo hashish (fatto commesso in Milano il 4
aprile 2013) e per l’effetto condannato, ritenuta la speciale attenuante
prevista dall’art. 73, comma V° d.P.R. n. 309/1990 prevalente sulla
contestata recidiva, alla pena di UN anno,mesi QUATTRO di reclusione ed
euro 3.000,00 di multa ( pena base: anni DUE di reclusione ed euro 4.500
di multa ).
La Corte d’appello, per quanto in questa sede rileva, condividendo le
esaustive e puntuali argomentazioni del Giudice di prime cure, ha
confermato sia l’affermazione di penale responsabilità dell’imputato quanto
al delitto ascrittogli che il diniego del riconoscimento delle attenuanti
generiche in ragione dei cinque precedenti speciali specifici ( oltre alle altre
condanne riportate ) e della condotta di vita improntata alla devianza e
quindi la congruità della pena irrogata.
Ricorre personalmente per cassazione il prevenuto deducendo un unico
motivo per mancanza ed illogicità della motivazione,

così

riassunto.

Obietta l’imputato come i Giudici di seconda istanza abbiano basato il loro
convincimento di colpevolezza onde escludere la invocata scriminante della
destinazione dello stupefacente sequestratogli al proprio consumo
personale in quanto tossicodipendente da lungo tempo su due mere ed
apodittiche presunzioni: il dato ponderale complessivo; il fatto che, all’atto
dell’intervento della P.G., egli non avesse ancora iniziato l’attività di spaccio
in quanto privo di danaro contante.

Considerato in diritto

Le censure dedotte dall’imputato sono infondate e devono pertanto esser
respinte. La Corte d’appello di Milano ha invero esaustivamente e
puntualmente motivato la sussistenza della penale responsabilità
dell’imputato, in coerenza con le risultanze probatorie. Come già
adeguatamente ed ineccepibilmente dimostrato dal Giudice di prime cure,

1-bis d.P.R. n. 309/1990, di detenzione illecita a fini di spaccio, di circa

la mera asserzione del prevenuto della destinazione all’uso personale di un
quantitativo non esiguo di hashish ( pari a quasi 100 gr.) non ebbe alcun
plausibile riscontro, avendo egli omesso persino di quantificare il proprio
fabbisogno quotidiano di sostanza stupefacente nonché di documentare lo
stato di tossicodipendenza che, all’epoca dei fatti, lo affliggeva.
La sentenza impugnata deve invece esser annullata in punto al
trattamento sanzionatorio in applicazione del disposto dell’art. 609, comma

Giova invero rammentare che, per quanto in questa sede rileva, all’epoca
del commesso reato: 4 aprile 2013, l’art. 73, comma V° del d.P.R.
n.309/1990 prevedeva un’attenuante ad effetto speciale,con pena della
reclusione compresa tra UNO e CINQUE anni congiunta a pena della multa
compresa tra 3.000 e 26.000 euro; ciò a prescindere dalla tipologia della
sostanza stupefacente.
L’art.2 del decreto legge

23 dicembre 2013 n.146 convertito,

con

modificazioni, dall’art. 1 comma 1° della legge 21 febbraio 2014 n. 10 ha
sostituto integralmente, con effetto dal 24 dicembre 2013, il testo dell’art.
73 comma V° d.P.R. n. 309/1990,ridisegnando peraltro una fattispecie
autonoma di reato. Tanto manifestamente emergeva dalla nuova
formulazione letterale della norma alla stregua dell’inequivoca clausola di
riserva o di sussidiarietà: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato…”
di guisa da delineare una condotta materiale dotata di specifica ed
autonoma rilevanza, relativamente agii estremi oggettivi del reato integrati
dalla condotta di “chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente
articolo ” qualificabili in termini di

“lieve entità” per mezzi, modalità o

circostanze dell’azione, qualità, quantità delle sostanze. Il delitto era punito
con la pena della reclusione da UNO a CINQUE anni e con quella della
multa da euro 3.000 a 26.000,ferma restando l’esclusione di ogni
differenziazione in rapporto alla natura “pesante ” o ” leggera” delle
sostanze stupefacenti.
In seguito, per effetto del decreto legge 20 marzo 2014 n.36 ( in vigore
dal 21 marzo 2014) convertito nella legge 16 maggio 2014 n. 74 – art. 1,
l’art.73 comma V° d.P.R. n. 309/1990 ha subito ulteriori modifiche in
relazione al trattamec-Ycp sanziuna’Jorip. Riaonfermata la qualificazione del

fatto come reato autonomo e ferma l’irrilevanza della diversa tipologia della
sostanza stupefacente, il reato risulta anche attualmente punito con la
pena della reclusione compresa tra SEI mesi e QUATTRO anni e con quella
della multa da euro 1.032 ad euro 10.329.

2

2° codice di rito.

Ciò detto il

novum

normativo,quale

jus superveniens

rispetto all’assetto

normativo in vigore all’epoca del commesso reato per cui è processo,deve
essere valutato nell’ambito di un organico giudizio comparativo volto ad
individuare la disposizione più favorevole al reo ex art. 2 comma 4 0 cod.
pen. Ritiene il Collegio di individuare, in tale ottica, la disposizione più
favorevole all’imputato nel

novum

normativo introdotto dall’art. 1 del

decreto legge 20 marzo 2014 n.36 (in vigore dal 21 marzo 2014)

sono sensibilmente ridotte le pene di genere detentivo e pecuniario
previste dall’art.73 comma V° d.P.R. n. 309/1990, rispetto alla
formulazione in vigore all’epoca del fatto, ma soprattutto si è confermata
la qualificazione delle condotte ” di lieve entità ” in termini di fattispecie
autonoma di reato, come già stabilito dall’art.2 del decreto legge 23

dicembre 2013 n.146 convertito, con modificazioni, dall’art. 1 comma 10
della legge 21 febbraio 2014 n. 10. Appare quindi, a tale stregua,
palesemente eccessiva nonché sprovvista di adeguata motivazione a
supporto la s.urrichiarnata ‘.iena base rispetto alla forbice edittale delle
pene di entrambi i generi,diverìute attualmente applicabili. Posto il divieto
della

reformatio in pejus

in grado d’appello, in mancanza di impugnazione

della Pubblica Accusa ed essendo necessario unicamente selezionare la
disposizione normativa che risulti in concreto più favorevole al reo, in sede
di integrale rideterminazione,

ex art. 133 cod. pen. e 442 cod.proc.pen.,

del trattamento sanzionatorio demandata al Giudice di rinvio ( individuato

in altra sezione della Corte d’appello di Milano ) a seguito di annullamento
sul punto della sentenza impugnata, si dovrà quindi escludere qualsiasi
effetto di aumento della ” nuova ” pena base prescelta in riferimento al
reato autonomo (pur astrattamente ipot zzabile ) in conseguenza della
recidiva cosiccome contestata ex art. 99, comma 4 0 cod.pen., posta la già
“acquisita ” neutralizzazione di un siffatto pregiudizio per l’imputato
conseguente dalla declaratoria di prevalenza tra la “previgente ” attenuante

ad effetto speciale e la richiamata recidiva.
Conclusivamente deve annotarsi che, disposto da questa Corte il rinvio del
procedimento esclusivamente in punto alla rideterminazione della pena, il
giudicato (progressivo) in tal modo formatosi sull’accertamento del reato e
sull’affermata responsabilità dell’imputato, preclude – ovviamente – che tali
questioni siano rimesse in ciiscussione, attesa ia definitività della decisione
sui suddetti punti ( :fr. cx

muitis: S.U. n. 4904 /1997; Sez. 1 n.

8606/1997; Sez. 3 n.6607/2000; Sez. 4 n.2843/2008; Sez. 3

n.15101/2010).

convertito nella legge 16 maggio 2014 n. 74 – art. 1, con cui non solo si

PQM

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio

e rinvia sul punto alla Corte d’appello di Milano.
Rigetta nel resto.
Visto l’art. 624 cod. proc. pen. dichiara l’irrevocabilità della sentenza in

Così deciso in Roma,lì 1° luglio 2014.

ordine all’affermazione di responsabilità per il reato ascritto.

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