Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14046 del 22/09/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14046 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LIGUORO FRANCESCO, nato il 07/05/1973
avverso l’ordinanza n. 138/2013 TRIBUNALE di NOLA del
09/01/2014;

sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Angela Tardio;
lette le conclusioni del Procuratore Generale dott. Giuseppe Volpe,
che ha chiesto dichiararsi il ricorso inammissibile, adottando ogni
conseguente provvedimento.

Data Udienza: 22/09/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 9 gennaio 2014 il Tribunale di Noia, in funzione di
giudice dell’esecuzione, ha disposto la correzione della sentenza n. 1421/2012
dello stesso Tribunale, conclusiva del procedimento a carico di Liquori Francesco,
nel senso che, laddove risultava scritto “Liquori Francesco”, doveva leggersi e

aveva proceduto all’arresto dell’imputato nell’ambito del procedimento di
cognizione n. 680/09 R.G. e 3351/09 R.G.N.R., aveva dichiarato che per mero
errore era stato indicato un diverso nome della persona arrestata.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione, per mezzo
del suo difensore, Liguoro Francesco, che ne chiede l’annullamento sulla base di
due motivi.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 606, comma
1, lett. c), cod. proc. pen., erronea applicazione della legge processuale per
essere errata la scelta del rito di cui all’art. 130 cod. proc. pen., che suppone che
sia evidente, rispetto a tutti i dati già contenuti nell’atto da correggere o negli
atti processuali, che si è trattato di un errore materiale.
Nella specie, invece, la situazione è diversa, poiché l’imputato è stato
identificato come Liquori Francesco sin dal suo arresto da parte degli operanti di
P.G. intervenuti e, poi, nell’udienza di convalida dell’arresto e nel dibattimento.
Il problema non è, pertanto, legato solo a un errore di trascrizione del
cognome nella sentenza rispetto a quello riportato in tutti gli atti processuali, a
ciò conseguendo che la questione doveva essere risolta attraverso
l’impugnazione della sentenza, con i normali mezzi e nei termini di legge, e la
richiesta di riapertura della istruttoria al fine di acquisire documentazione e
sentire gli operanti di P.G. sulle modalità della identificazione del soggetto
arrestato, e procedendo al nuovo accertamento della identità fisica del
medesimo.
2.2. Con il secondo motivo è denunciata, ai sensi dell’art. 606, comma 1,
lett. e), cod. proc. pen., manifesta illogicità della motivazione per avere il Giudice
omesso di pronunciarsi sulla istanza avanzata dal difensore avv. Gerardo Parisi,
riunita a quella riguardante la correzione del nominativo dell’imputato e volta alla
correzione materiale del proprio nominativo riportato erroneamente in tutti gli
atti processuali relativi allo stesso imputato, pur non essendo mai stato
formalmente nominato.

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intendersi “Liguoro Francesco”, rilevando che il carabiniere Scollato Antonio, che

Il difensore, infatti, destinatario della notifica dell’ordine di esecuzione della
sentenza, nel quale era stato indicato erroneamente come difensore di fiducia del
condannato, e della notificazione dell’avviso di convocazione della camera di
consiglio in relazione al procedimento in corso, ha accertato che il proprio
nominativo era stato riportato in tutti gli atti processuali a partire dal verbale di
arresto, nonostante la regolare nomina, effettuata dall’arrestato, di difensore di
fiducia che aveva poi partecipato all’udienza di convalida.
L’omessa decisione in ordine a tale richiesta ha comportato che ancora

al difensore di fiducia nominato in atti.
2.3. L’ordinanza impugnata, secondo il ricorrente, deve essere per l’effetto
annullata, con pronuncia di sentenza ex art. 129 cod. proc. pen., previa
riqualificazione del fatto, da quello rientrante nell’ipotesi di correzione di errore
materiale, a quello di cui all’art. 68 cod. proc. pen.
In subordine, l’annullamento dell’ordinanza impugnata, preventivamente
operata l’indicata riqualificazione, va disposto con rinvio degli atti al primo
Giudice, affinché sia pronunciato provvedimento ex art. 129 cod. proc. pen e
integrato il provvedimento anche con la pronuncia sulla istanza del difensore.

3. Il Procuratore Generale presso questa Corte ha depositato requisitoria
scritta, concludendo per la declaratoria d’inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo del ricorso è infondato.
1.1. Si rileva in diritto che questa Corte ha più volte affermato che, qualora
con riguardo alla persona condannata con sentenza irrevocabile si deduca
l’erronea indicazione nella stessa sentenza delle generalità, è configurabile un
incidente di esecuzione riconducibile alla previsione dell’art. 668 cod. proc. pen.
e concernente l’errore di nome del condannato, al quale deve ovviare il giudice
dell’esecuzione nelle forme previste dall’art. 130 cod. proc. pen., purché ricorra
la condizione che la persona contro cui si doveva procedere sia stata citata come
imputato, ancorché sotto altro nome, per il giudizio (tra le altre, Sez. 1, n. 4943
del 10/07/2000, dep. 07/09/2000, confl. comp. in proc. Monzer, Rv. 217088;
Sez. 1, n. 13564 del 22/01/2009, dep. 27/03/2009, Ristic, Rv. 243435/243436;
Sez. 1, n. 48349 del 15/11/2012, dep. 13/12/2012, Ambrosoni, Rv. 254079).
Si è al riguardo rimarcato (Sez. 1, n. 4943 del 10/07/2000, citata, in
motivazione) che l’indicato art. 668 -con disciplina perfettamente simmetrica a
quella dettata per la fase della cognizione dagli artt. 66, commi 2 e 3, e 68 cod.
proc. pen.- stabilisce che, ove si scopra un “errore di nome” del condannato
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erroneamente l’ordinanza impugnata è stata notificata all’avv. Parisí, invece che

dopo la sentenza irrevocabile, il giudice dell’esecuzione ne cura la correzione
nelle forme previste dall’art. 130 cod. proc. pen. “se la persona contro cui si
doveva procedere è stata citata come imputato anche sotto altro nome per il
giudizio”, altrimenti, deve essere attivata la procedura, meramente eventuale e
successiva, rientrante nella previsione dell’art. 630, comma 1, lett. c), cod. proc.
pen. e finalizzata ala revisione del processo di competenza della corte di appello.
Da tale premessa si è tratto l’ulteriore rilievo conclusivo, coerente con altri
precedenti arresti (Sez. 1, n. 3540 del 09/06/1995, dep. 21/07/1995, Carillo,

Ahmed, Rv. 206217), che quest’ultima procedura è soltanto eventuale e
successiva, mentre è preliminare per il giudice dell’esecuzione accertare la
rituale citazione in giudizio del soggetto -fisicamente individuato- cui il fatto era
attribuito, anche se indicato con generalità non corrispondenti a quelle reali, e
stabilire, in caso di esito positivo dell’accertamento, se le generalità risultanti dal
titolo esecutivo siano esatte, provvedendo in caso di generalità indicate
erroneamente, a eventuale rettifica con la procedura di cui al citato art. 130.
1.2. Di tali condivisi principi si sono fatte, nella specie, esatta
interpretazione e corretta applicazione
1.2.1. Il Tribunale di Noia in composizione monocratica, invero, adito quale
giudice dell’esecuzione, a seguito del rilevato errore del nome del condannato
dopo la sentenza irrevocabile, ha legittimamente instaurato la procedura di
correzione dell’errore materiale con le forme di cui all’art. 127 cod. proc. pen.,
cui espressamente rinvia l’art. 130, comma 2, cod. proc. pen., fissando l’udienza
in camera di consiglio, disponendo gli accertamenti volti a verificare l’identità del
soggetto condannato e consistiti nell’acquisizione del certificato anagrafico,
corredato da cartellino identificativo in originale o in copia ben visibile, relativo a
Liguoro Francesco (nato a Pomigliano d’Arco il 7 maggio 1973) presso il Comune
di S. Anastasia, e nella convocazione in udienza camerale dei mili cari che avevano
proceduto 1’11 febbraio 2009 all’arresto di tale Liquori Francesco (nato a
Pomigliano d’Arco il 7 maggio 1973), e ulteriormente demandando agli stessi
militari, presenti all’udienza del 21 novembre 2013, di verificare nel disposto
rinvio al 9 gennaio 2014 e in occasione della disposta rinnovazione della notifica
a mani di Liguoro Francesco da farsi da essi stessi, se tale persona fosse la
stessa da loro arrestata il 10 marzo 2009.
Lo svolgimento di tale attività, contrariamente all’assunto difensivo, che ha
opposto la sussistenza nel procedimento in camera di consiglio di un
contraddittorio cartolare con la presenza eventuale dei difensori -ostativa alla
istruzione del processo da farsi invece nel giudizio di impugnazione della
sentenza, che doveva essere instaurato nei termini di legge-, è del tutto in linea
con i predetti principi, alla cui stregua compete al giudice dell’esecuzione
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Rv. 202255; Sez. 6, n. 2974 del 03/10/1996, dep. 07/11/1996, Doghmann

procedere ai preliminari occorrenti accertamenti, e con l’espresso condiviso
principio, che riscontra la pacifica natura partecipata, e non cartolare, del
contraddittorio che si instaura con le forme di cui all’art. 127 cod. proc. pen., che
il procedimento camerate, per la sua struttura scarsamente formale, consente al
giudicante di acquisire informazioni e prove, anche di ufficio, senza l’osservanza
dei principi sull’ammissione della prova di cui all’art. 190 cod. proc. pen.,
essendo essenziale l’accertamento dei fatti, nel semplice rispetto della libertà
morale delle persone e con le garanzie del contradditorio (Sez. 1, n. 2510 del

1.2.2. Dell’esito degli accertamenti ha dato conto il Giudice dell’esecuzione,
che ha congruamente rappresentato che il carabiniere Scollato Antonio, che
aveva proceduto all’arresto dell’imputato nell’ambito del pertinente procedimento
di cognizione, ha dichiarato che la indicazione dell’arrestato con il nome di
Liquori Francesco in luogo di Liguoro Francesco è dipesa da mero errore.
Tale emergenza evidenzia che Liguoro Francesco, nella sua identità di
persona fisica, è stato arrestato con il nome di Liquori Francesco nella flagranza
del reato di cui all’art. 6 lett. d) d.l. 177/08 e succ. modifiche, cui si riferisce il
verbale di arresto, e dimostra, in correlazione con la sentenza del 4 giugno 2012,
irrevocabile il 31 ottobre 2012, la cui correzione è oggetto di questo
procedimento, che lo stesso Liguoro Francesco, in relazione all’indicato reato,
commesso il 10 marzo 2009, e con lo stesso nome di Liquori Francesco, è stato
condannato all’esito del giudizio seguito al detto arresto.
1.3. L’apprezzamento conclusivo del Giudice dell’esecuzione, che ha ritenuto
ricorrere, in presenza di dette emergenze, gli estremi per correggere il nome
dell’imputato nella sentenza, è logicamente conseguente e congruente con esse,
poiché la identità fisica del ricorrente, che non ha contestato l’esito degli
accertamenti né la coincidenza della sua data di nascita e del suo luogo di
residenza con quelli della persona arrestata e condannata, non risulta dubbia e
contro essa, pur individuata con generalità inesatte, è stata emessa la sentenza
di condanna.

2. È, invece, fondato il secondo motivo poiché non vi è stata risposta, con
l’ordinanza impugnata, alla richiesta del difensore estensore del ricorso, che, con
separata istanza, ha chiesto la correzione del proprio nominativo, riportato,
nonostante la mancanza di una sua formale nomina da parte dell’imputato, in
tutti gli atti processuali.
A tale omessa pronuncia non consegue, tuttavia, l’annullamento
dell’ordinanza per non essere il difensore, agente

iure proprio,

parte del

procedimento, essendosi il contraddittorio instaurato con il ricorrente, che,
assistito dal suo difensore, è parte sostanziale e processuale.
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27/04/1995, dep. 15/07/1995, P.M. in proc. Esposito, Rv. 202141).

3. Consegue alle svolte considerazioni che il ricorso per la infondatezza del
primo motivo deve essere rigettato con condanna del ricorrente, ai sensi dell’art.
616 cod. proc. pen., al pagamento delle spese processuali e che gli atti vanno
trasmessi al Giudice a quo, perché provveda sulla richiesta del difensore, di cui al
secondo motivo.
P.Q.M.

processuali.
Dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Nola, in funzione di giudice
dell’esecuzione, perché provveda sulla richiesta formulata dall’avvocato Gerardo
Parisi relativa alla cancellazione del suo nome dagli atti del procedimento R.G.
dib. 680/09 del Tribunale di Noia.
Così deciso in Roma, il 22 settembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

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