Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14035 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14035 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: DELL’UTRI MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Gambardella Mariano n. il 13/12/1988
avverso l’ordinanza n. 863/2014 pronunciata dal Tribunale della libertà
di Salerno il 22/12/2014;
sentita nella camera di consiglio del 18/3/2015 la relazione fatta dal
Cons. dott. Marco Dell’Utri;
sentito il Procuratore Generale, in persona del dott. U. De Augustinis,
che ha concluso per la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso;
sentito, per il ricorrente, l’avv.to G. Simi, che ha insistito per
l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 18/03/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con atto in data 23/1/2015, Mariano Gambardella, a mezzo del proprio
difensore, ha proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza emessa in data
22-24/12/2014 con la quale il tribunale del riesame di Salerno ha confermato il
provvedimento applicativo della misura della custodia cautelare in carcere emessa, a carico del ricorrente, in data 1/12/2014, dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Salerno, in relazione al reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e a taluni episodi di illecito

commessi in Salerno e altre località nel corso dell’anno 2013 (ed anche successivamente, quanto all’ipotesi associativa).

2.

Con l’impugnazione proposta in questa sede, il ricorrente censura

l’ordinanza impugnata per violazione di legge e vizio di motivazione, per avere il
giudice del riesame omesso di approfondire adeguatamente il tema relativo
all’effettiva consapevolezza e alla concreta volontà dell’indagato di prendere parte al consorzio criminale allo stesso ascritto: volontà nella specie del tutto insussistente, né desumibile dagli elementi indiziari erroneamente valorizzati e interpretati dai giudici di merito.
Sotto altro profilo, il ricorrente si duole della ritenuta sussistenza, secondo
l’avviso del tribunale del riesame, dell’esigenza cautelare relativa al pericolo di
reiterazione del reato, nella specie rinvenuto sulla base di argomentazioni prive
di fondamento probatorio, censurando altresì l’incongruità della motivazione dettata dal giudice a quo in relazione al punto concernente l’adeguatezza e la proporzionalità della misura carceraria adottata, rispetto all’idoneità delle alternative
cautele dotate di minore afflittività.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è infondato.
Dev’essere preliminarmente disattesa la doglianza avanzata dal ricorrente
con riguardo al preteso mancato approfondimento (e alla conseguente inadeguatezza dell’accertamento), da parte del giudice a quo, dell’effettiva consapevolezza e della concreta volontà dell’indagato di prendere parte al consorzio criminale
allo stesso ascritto, avendo il tribunale del riesame sottolineato (anche attraverso l’indicazione delle corrispondenti fonti di prova) la molteplicità degli episodi di
acquisto a fini di spaccio di sostanze stupefacenti in relazione ai quali le condotte
del Gambardella sono apparse connotate da modalità operative ed esecutive sostanzialmente ripetitive e coincidenti tra loro, come tali pienamente idonee a inserirsi in modo coerente nella struttura organizzativa del sodalizio criminoso og-

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acquisto a fini di spaccio di sostanze stupefacenti (hashish e cocaina); fatti

getto d’esame e di portarne a compimento il vasto programma delinquenziale
destinato a stabilizzare e gestire la capillare rete di diffusione delle sostanze stupefacenti realizzata dagli stessi sodali.
Sul punto, varrà richiamare il consolidato insegnamento di questa giurisprudenza di legittimità, ai sensi del quale, ai fini della configurabilità dell’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, non è richiesto un patto
espresso fra gli associati, ben potendo desumersi la prova del vincolo dalle modalità esecutive dei reati-fine e dalla loro ripetizione, dai rapporti tra gli autori,

comune obiettivo e dall’esistenza di una struttura organizzativa, sia pure non
particolarmente complessa e sofisticata, indicativa della continuità temporale del
vincolo criminale (Cass., Sez. 6, n. 40505/2009, Rv. 245282).
Sul punto, mette ulteriormente conto di sottolineare come la prova del reato
associativo ben può essere tratta dall’intervenuto accertamento della commissione dei diversi reati-fine da parte degli associati, tanto desumendosi dall’insegnamento, che risale agli arresti delle sezioni unite di questa corte (successivamente confermato dal consolidato indirizzo sul punto seguito dalle sezioni semplici), secondo cui, in tema di reati associativi, è consentito al giudice (pur
nell’autonomia del reato-mezzo rispetto ai reati fine) dedurre la prova dell’esistenza del sodalizio criminoso dalla commissione dei delitti rientranti nel programma comune e dalle loro modalità esecutive (in termini di continuità dei contatti, frequenza degli aggiornamenti, familiarità e immediata reciproca comprensione dei linguaggi apparentemente criptici, etc.), posto che attraverso essi si
manifesta in concreto l’operatività dell’associazione medesima (Cass., Sez. Un.,
n. 10/2001, Rv. 218376, e successive conformi).
Con particolare riguardo alla doglianza del ricorrente riferita alla pretesa relativa mancanza di consapevolezza di partecipare al sodalizio criminoso in esame, del tutto correttamente il giudice del riesame si è allineato all’insegnamento
di questa corte di legittimità, ai sensi del quale la partecipazione all’associazione
criminosa non richiede la precisa conoscenza (e, tanto meno, la deliberazione) di
tutte le attività che rientrano nel suo programma, di per sé indeterminato, essendo sufficiente la consapevolezza del partecipe della natura illecita di tali attività; egli infatti è responsabile dell’attività associativa che svolge e dei reati-fine
alla cui deliberazione concorre, per cui, allorché l’associazione sia dedita al traffico di stupefacenti, il partecipe-acquirente stabile risponde del contributo dato in
tale qualità alla vita e all’azione dell’associazione criminale (Cass., Sez. 6, n.
5405/2009).
In tal senso, il reato di partecipazione a un’associazione criminosa dedita al
traffico di sostanze stupefacenti può ravvisarsi anche relativamente alla posizio-

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dalla ripartizione dei ruoli fra i vari soggetti in vista del raggiungimento di un

ne dello stabile acquirente della sostanza stupefacente dall’associazione (come
nel caso di specie). In tal caso, infatti, la contrapposizione tra i soggetti tipica
dello schema contrattuale sinallagmatico resta superata e assorbita nel rapporto
associativo, per l’interesse preminente dei protagonisti dello scambio alla stabilità del rapporto, che assicura la certezza del contraente sia all’associazione, che
trova la garanzia della disponibilità dell’acquirente della sostanza stupefacente
commerciata, sia all’acquirente, che deriva dal rapporto associativo la certezza
della fornitura (Cass., Sez. 6, n. 5405/2009, cit.).

sta sede utilizzati dal tribunale del riesame chiedono d’essere valutati nella fluida
prospettiva della gravità indiziaria riferita alla riconducibilità all’indagato della
fattispecie associativa allo stesso ascritte, la cui funzione (lungi dall’attestare in
termini di piena certezza probatoria il ricorso della responsabilità penale
dell’indagato) non può che limitarsi al riscontro di una rilevante probabilità di
fondatezza dell’ipotesi criminosa prospettata in sede d’accusa.
Entro i confini segnati da tali premesse dev’essere, pertanto, considerato il
tema della prova della consumazione del reato associativo oggetto dell’odierno
esame, dovendo ritenersi pienamente condivisibile, in termini di coerenza logica
e di linearità argomentativa, il ragionamento seguito dal tribunale del riesame in
ordine alla rilevante probabilità dell’effettiva consumazione della fattispecie criminosa prospettata con riferimento al Gambardella, dovendo ritenersi ogni altra
interpretazione alternativa dei fatti ragionevolmente assorbita dal coerente apprezzamento complessivo degli elementi di prova critica operato dal tribunale del
riesame attraverso il giudizio di gravità indiziaria tracciato in termini di assoluta
congruità logico-giuridica.

4. Quanto alle doglianze relative alla contestata sussistenza delle esigenze
cautelari individuate dal giudice a quo, nonché all’adeguatezza e alla proporzionalità della misura cautelare adottata, osserva il collegio come il tribunale del
riesame abbia correttamente proceduto, tanto all’individuazione del concreto pericolo di reiterazione del reato riferito al Gambardella, quanto alla formulazione
del giudizio di proporzionalità e di adeguatezza della misura cautelare in carcere,
evidenziando in modo coerente e adeguatamente argomentato gli elementi di
fatto ritenuti a suo giudizio decisivi ai fini della conferma della necessità di procedere all’adozione della misura carceraria, a sua volta giudicata come l’unica
possibile al fine di contenere i rischi inevitabilmente connessi all’adozione di ogni
altra e diversa misura meno afflittiva.
In particolare, il tribunale del riesame salernitano ha evidenziato come il
Gambardella, in ragione della ripetitività del modus operandi delle proprie con-

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È appena il caso di sottolineare, peraltro, come gli elementi istruttori in que-

dotte criminali e della stabile e continuativa reiterazione nel tempo delle stesse
(vieppiù in esecuzione dei programmi delinquenziali del sodalizio in precedenza
indicato), avesse sostanzialmente strutturato un vero e proprio ‘sistema di vita’
caratterizzato dalla stabile dedizione al traffico degli stupefacenti dal quale lo
stesso ha tratto in via esclusiva le fonti del proprio sostentamento.
Proprio tale indispensabilità dell’attività criminale è valsa, secondo il coerente giudizio del giudice del riesame, ad escludere l’ipotesi di una spontanea interruzione dell’attività criminosa da parte del Gambardella (sì da giustificare

cessità di isolare adeguatamente l’indagato dall’ambiente criminale in cui ha a
lungo operato, con la conseguente insussistenza di elementi idonei a superare la
presunzione relativa di adeguatezza della custodia cautelare in carcere stabilita
dall’art. 275, comma 3, ult. periodo, c.p.p.: elementi intuibilmente non rinvenibili
nelle dichiarazioni difensive rese dalla coniuge dell’indagato, relative a un asserito e ipotetico cambiamento dello stile di vita del ricorrente dopo il matrimonio.
La motivazione così elaborata dal tribunale del riesame deve ritenersi pienamente coerente in termini logici e altresì dotata di congrua linearità sul piano
dello sviluppo argomentativo, sì da sfuggire integralmente alle censure complessivamente sollevate nei relativi confronti dall’odierno ricorrente.

5. Il riscontro dell’integrale infondatezza dei motivi d’impugnazione illustrati
con il ricorso proposto in questa sede, impone il rigetto dello stesso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
La Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al direttore dell’istituto penitenziario competente perché provveda a quanto
stabilito dall’art. 94 c. 1-ter disp. att. del c.p.p..
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 18/3/2015.

l’eventuale applicazione di una misura cautelare di minor rigore), attesa la ne-

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