Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14020 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14020 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: DELL’UTRI MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Bozzini Gianluca n. il 8/9/1975
avverso la sentenza n. 1177/2013 pronunciata dalla Corte d’appello di
Genova il 17/12/2013;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita nell’udienza pubblica del 18/3/2015 la relazione fatta dal Cons.
dott. Marco Dell’Utri;
udito il Procuratore Generale, in persona del dott. U. de Augustinis, che
ha concluso per l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata.

Data Udienza: 18/03/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza resa in data 17/12/2013, la corte d’appello di Genova ha
confermato la sentenza in data 20/9/2011 con la quale il tribunale di Genova ha
condannato Gianluca Bozzini alla pena di due mesi di arresto ed euro 2.050,00 di
ammenda (pena sospesa), oltre alla sanzione amministrativa accessoria della
sospensione della patente di guida per la durata di un anno e la confisca del
veicolo in sequestro, in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza alcolica
(tasso alcolemico pari a 1,54 g/I), aggravato dalla relativa commissione in ora

2. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione
l’imputato sulla base di tre motivi di impugnazione.
Con il primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per
violazione della legge processuale, per avere la corte territoriale omesso di
rilevare la nullità del processo d’appello a seguito della notificazione della
citazione a giudizio dell’imputato, per il giudizio d’appello, presso il proprio
difensore anziché presso il domicilio eletto.
Con il secondo motivo, l’imputato si duole della violazione della legge
processuale in cui sarebbe incorsa la corte territoriale per aver omesso di
rilevare la nullità dell’alcoltest effettuato sulla persona dell’indagato, senza
comunicare a quest’ultimo alcun avviso circa la facoltà di farsi assistere da un
difensore.
Al riguardo, l’imputato censura la sentenza impugnata per vizio di
motivazione, per avere la corte territoriale omesso di giustificare in modo
adeguato il rigetto dell’istanza di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale
avanzata dalla difesa dell’imputato e diretta all’assunzione della testimonianza
degli organi della polizia stradale attraverso cui sarebbe stato possibile accertare
in modo definitivo la circostanza relativa al predetto avviso dell’imputato.
Da ultimo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di
legge, avendo la corte territoriale omesso di rilevare la nullità della disposta la
confisca del veicolo dell’imputato, stante la competenza al riguardo dell’autorità
amministrativa.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Dev’essere preliminarmente disattesa la doglianza d’indole rituale
illustrata nel primo motivo del ricorso proposto dall’imputato.
Con riguardo alla pretesa nullità della notificazione dell’avviso di fissazione
dell’udienza di discussione dell’appello – siccome nella specie eseguita presso il
difensore di fiducia dell’imputato, ai sensi dell’art. 161, co. 4, c.p.p., e non

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notturna, commesso in Savignone, il 22/11/2009.

già presso il domicilio dallo stesso eletto -, osserva il collegio, in conformità al
condiviso orientamento di questa corte di legittimità, come in tema di
notificazioni, non dà luogo a nullità, ma a una mera irregolarità, la notificazione
all’imputato mediante consegna al difensore, a norma dell’art. 161, comma
quarto, c.p.p., che ometta di menzionare nella relazione di notificazione
l’impossibilità di effettuare la consegna al domicilio eletto o al domicilio
dichiarato e le ricerche svolte per raggiungere l’effettivo destinatario dell’atto,
nel caso in cui l’imputato stesso si sia trasferito dal luogo del domicilio eletto o

n. 3714 del 09/01/2013, Rv. 254471).
Nel caso di specie, l’ufficiale notificatore, recatosi sul luogo del domicilio
eletto dall’imputato, ha attestato l’impossibilità di procedere alla notificazione
dell’atto per essersi l’imputato trasferito presso altro luogo, secondo quanto
appreso sulla base delle informazioni acquisite in loco (cfr. la relazione di
notificazione in atti).
Ciò posto, sulla base dei principi in precedenza richiamati, deve ritenersi che
la mancata specificazione, da parte dell’ufficiale notificatore, delle circostanze
determinanti l’impossibilità di effettuare la consegna al domicilio eletto, integri
una mera irregolarità, con la conseguenza che – preso atto dell’avvenuto
trasferimento dell’imputato in altro luogo – la consegna dell’atto presso il
domicilio del difensore, a norma dell’art. 161, co. quarto, c.p.p., deve ritenersi
immune dai vizi di nullità pur tempestivamente eccepiti nel giudizio d’appello dal
difensore dell’imputato.

4. Parimenti infondato deve ritenersi il secondo motivo di ricorso.
Sul punto, vale evidenziare come la corte d’appello abbia coerentemente
rilevato che l’effettiva comunicazione dell’avviso prescritto dall’articolo 114 disp.
att. c.p.p. – avente a oggetto la facoltà per l’indagato di farsi assistere da un
difensore di fiducia in occasione del compimento degli atti indicati nell’art. 356
c.p.p. (nel caso di specie, degli accertamenti urgenti di cui all’art. 354 c.p.p.) sia stata sufficientemente comprovata attraverso le dichiarazioni testimoniali
rese dal teste Marino, organo della polizia giudiziaria intervenuto in occasione del
compimento di detti accertamenti urgenti, il quale ha altresì chiarito le ragioni
per le quali non fosse stato redatto un apposito verbale nell’immediatezza.
Nessun pregio può essere accordato, al riguardo, alle censure sollevate dal
ricorrente circa la ritualità della menzione di tale avviso nel verbale di elezione di
domicilio, avendo i giudici del merito confermato l’attendibilità della
corrispondente dichiarazione testimoniale resa dall’agente di polizia giudiziaria
intervenuto in occasione del compimento degli accertamenti urgenti sulla base di

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dichiarato senza revocare l’originaria elezione o dichiarazione (Sez. 6, Sentenza

un ragionamento probatorio immune da vizi d’indole logico-giuridica, siccome
condotto sulla base di una motivazione in sé dotata di intrinseca coerenza e
congruità argomentativa.

5. Del tutto priva di fondamento, infine, deve ritenersi la doglianza illustrata
dal ricorrente con riferimento all’asserita nullità della confisca disposta dal
giudice penale (stante la competenza al riguardo del prefetto), essendosi la corte
territoriale sul punto correttamente allineata all’orientamento della corte di

del quale la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo,
prevista dall’art.

186, comma secondo, lett. c), c.d.s., dev’essere

obbligatoriamente applicata con la sentenza di condanna o di patteggiamento,
svolgendo il prefetto un ruolo meramente esecutivo della statuizione adottata dal
giudice penale (Sez. 4, Sentenza n. 32427 del 03/11/2011, Rv. 253128; per una
più comprensiva esposizione delle argomentazioni a sostegno di tale
orientamento v. Sez. 4, Sentenza n. 32163 del 25/03/2011, n.m.).

6.

Il complesso delle argomentazioni che precedono, nell’attestare

l’infondatezza delle censure in questa sede sollevate dall’imputato, impone la
pronuncia del rigetto del ricorso e la conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 18/3/2015.

legittimità (da questo collegio integralmente condiviso e qui riproposto), ai sensi

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