Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14017 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14017 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: DELL’UTRI MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Aleo Giuseppe n. il 8/3/1946
nei confronti di:
D’Angelo Pietro n. il 14/5/1943
avverso la sentenza n. 4/2013 pronunciata dal Tribunale di Agrigento il
12/11/2013;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita nell’udienza pubblica del 18/3/2015 la relazione fatta dal Cons.
dott. Marco Dell’Utri;
udito il Procuratore Generale, in persona del dott. U. de Augustinis, che
ha concluso per l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata;
udito, per la parte civile ricorrente, l’avv.to A. Faro del foro di Agrigento
che ha concluso per l’accoglimento del relativo ricorso.

Data Udienza: 18/03/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza resa in data 26/6/2012, il giudice di pace di Agrigento ha
condannato Pietro D’Angelo alla pena di giustizia in relazione al reato di lesioni
colpose commesso, ai danni di Giuseppe Aleo, in violazione della disciplina sulla
circolazione stradale, in Agrigento, 1’8/9/2009.
All’imputato era stata originariamente contestata la violazione dei
tradizionali parametri della colpa generica, nonché delle norme di colpa specifica
indicate nel capo d’imputazione, per effetto della quale il D’Angelo, alla guida

relazione alle caratteristiche della strada e alle circostanze del luogo, aveva
investito il pedone Giuseppe Aleo (intento all’attraversamento della strada
percorsa dall’imputato), cagionandogli lesioni guaribili in trenta giorni.

2.

Su appello dell’imputato e del responsabile civile (Fondiaria-Sai

Assicurazioni s.p.a.), il tribunale di Agrigento, in riforma della sentenza di primo
grado, ritenuta l’insussistenza di elementi di prova sufficienti ad attestare la
responsabilità penale dell’imputato, ne ha pronunciato l’assoluzione per
insussistenza del fatto.

3. Avverso la sentenza d’appello, a mezzo del proprio difensore, ha proposto
ricorso per cassazione la parte civile costituita sulla base di due motivi di
impugnazione.
Con il primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per vizio di
motivazione, avendo il tribunale di Agrigento pronunciato l’assoluzione del
D’Angelo muovendo dalle contraddittorie dichiarazioni rese dallo stesso
imputato, senza tener conto dei restanti elementi di prova univocamente diretti a
confermare l’ipotesi dell’imprudente condotta di guida tenuta dal D’Angelo
nell’occasione in esame; condotta di per sé idonea alla provocazione
dell’investimento lesivo dell’integrità fisica della persona offesa.
Con il secondo motivo la parte civile si duole della violazione di legge in cui
sarebbe incorso il tribunale di Agrigento, per aver escluso la responsabilità
dell’imputato sul presupposto della prospettata colpa della persona offesa; e
tanto, in violazione della presunzione normativa di colpa posta a carico del
conducente dall’art. 2054 c.c., in forza del quale l’eventuale condotta colposa del
pedone non consente di ritenere pacifica l’assenza di colpa del conducente
investitore.

2

della propria autovettura, non regolando la velocità del proprio veicolo in

CONSIDERATO IN DIRITTO
4. Entrambi i motivi di ricorso proposti dalla parte civile ricorrente congiuntamente esaminabili in ragione dell’intima connessione delle questioni
dedotte – sono infondati.
Osserva il collegio come il tribunale di Agrigento sia pervenuto alla
pronuncia dell’assoluzione dell’imputato dopo aver esaminato accuratamente
tutti gli elementi di prova complessivamente acquisiti ed aver ritenuto, sulla base
di un discorso giustificativo dotato di piena coerenza logica e adeguatezza

dichiarazioni rese dall’imputato e dall’unico testimone della vicenda ritenuto
disinteressato rispetto all’esito del procedimento (tale Sciangula), e la
deposizione resa dal coniuge della persona offesa.
Di tale ultima deposizione, infatti, il tribunale ha avuto cura di evidenziare la
sostanziale inattendibilità, essendosi la testimone limitata ad esprimere
unicamente le proprie personali deduzioni, senza aver avuto alcuna immediata e
diretta contezza delle occorrenze e della dinamica del sinistro.
Allo stesso modo, il giudice a quo ha sottolineato gli aspetti di intima
contraddittorietà delle conclusioni cui è giunto il consulente tecnico della persona
offesa, con la conseguente impossibilità di fondare sulle relative
argomentazioni l’eventuale certa scansione dei tempi e delle modalità di
verificazione del sinistro.
Ciò posto, proprio l’esame della deposizione resa dal testimone Sciangula
(incline a contraddire gli elementi di prova valorizzati dall’accusa) e la stessa
ricostruzione fornita dall’imputato (rispetto alla quale il tribunale ha evidenziato,
in termini critici, i profili di compatibilità rispetto alla posizione statica del veicolo
investitore a seguito dell’incidente), hanno indotto il tribunale ad attestare
l’insufficienza di elementi di prova idonei a corroborare la prospettiva accusatoria
sollevata nei confronti dell’imputato (quantomeno in relazione al parametro
probatorio conformato sul criterio del ragionevole dubbio), tanto con riguardo
alla condotta imprudente allo stesso rimproverata, quanto in relazione al nesso
di causalità tra la stessa e l’evento lesivo, non potendosi escludere con
sufficiente certezza l’ipotesi alternativa ragionevolmente avanzata dall’imputato,
incline ad accreditare una repentina, quanto imprudente e imprevedibile,
condotta della persona offesa: una condotta che lo stesso imputato ebbe del
resto a contestare nell’immediatezza del fatto, secondo quanto riferito dalla teste
Lo Cricchio.
È appena il caso di sottolineare, sotto altro profilo, l’assoluta inconferenza
del richiamo operato dalla parte civile ricorrente all’art. 2054 c.c., dovendosi

3

argomentativa, la sostanziale irriducibilità delle contraddizioni emerse tra le

escludere alcuna rilevanza al vigore di eventuali presunzioni probatorie in
relazione all’accertamento della responsabilità penale dell’imputato.
La motivazione assolutoria così come compendiata del tribunale di Agrigento
deve ritenersi immune da vizi d’indole logica o giuridica, dotata di piena
coerenza logica e congruità argomentativa, come tale del tutto idonea a sfuggire
integralmente alle censure critiche al riguardo sollevate dall’odierna parte civile
ricorrente.

civile, segue il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 18.3.2015.

5. All’accertamento dell’infondatezza dell’impugnazione proposta dalla parte

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