Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14009 del 12/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14009 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: MASSAFRA UMBERTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CALAMIA PAOLO NICOLA N. IL 13/05/1960
avverso la sentenza n. 4234/2012 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 01/04/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. UMBERTO MASSAFRA
nct,(4,260 (02,2p ii4C.cvriZZAD
Udito il Procuratore Geperale i_iipersona del Dott. Te
°.
che ha concluso per /C 217.o

Udito, per la parte civile, Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 12/02/2015

t

Ritenuto in fatto
Ricorre per cassazione il difensore di fiducia di Calamia Paolo Nicola avverso la sentenza
emessa in data 19.3.2014 dalla Corte d appello di Palermo che, in parziale riforma di
quella in data 1.2.2012 del Tribunale di Marsala, concedeva le attenuanti generiche
ritenute equivalenti alla contestata recidiva e riduceva la pena inflitta per il delitto di furto
a mesi sei di reclusione ed C 160,00 di multa (fatto del 9.10.2007).
Deduce la violazione di legge ed il vizio motivazionale in ordine alla mancata adesione alla
tesi difensiva dello stato di abbandono dei paletti in ferro zincato trafugati, sulla cui

Considerato in diritto
Il ricorso è inammissibile non essendo le censure mosse consentite nella presente sede di
legittimità.
Invero le doglianze rappresentata attraverso considerazioni (i paletti in ferro, in stato di
abbandono perché di vecchia manifattura e con tracce di ruggine, dovevano essere
considerati res derelictae) già compiutamente vagliate dal giudice dell’appello (che ha con
congrua motivazione escluso il dedotto stato di abbandono in ragione del numero dei
paletti, 450, e dell’atteggiamento della parte offesa che li aveva riconosciuti come propri
senza nulla aggiungere), pur se dedotte sotto gli asseriti profili di violazione di legge e
vizio motivazionale, mira ad una improponibile rivalutazione della prova e si risolve in
deduzioni in punto di fatto, insuscettibili, come tali, di aver seguito nel presente giudizio di
legittimità, sottraendosi la motivazione della impugnata sentenza ad ogni sindacato per le
connotazioni di coerenza, di completezza e di razionalità dei suoi contenuti.
Infatti giova sottolineare che, secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte,
“esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto,
posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al giudice
di merito” (Sez. Un. n.6402/97, Dessimone ed altri, rV. 207944).
Consegue l’inammissibilità del ricorso e, con essa, la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di una
somma che, alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 186
del 2000, sussistendo profili di colpa, si ritiene equo determinare in euro 1.000,00 in
favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 12.2.2015

circostanza la persona offesa aveva mantenuto il silenzio.

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