Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14008 del 12/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14008 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: MASSAFRA UMBERTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GAROFALO GIUSEPPE N. IL 15/06/1975
avverso la sentenza n. 305/2012 CORTE APPELLO di L ‘AQUILA, del
20/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. UMBERTO MASSAFRA
euep irateI4 byes thEtt.
Udito il Procuratore Generale japersona del Dott.
che ha concluso per ir 74704 o ree

Udito, per la parte ci
Uditi difensor A

, l’Avv

Data Udienza: 12/02/2015

Ritenuto in fatto
1. Ricorre per cassazione, personalmente, Garofalo Giuseppe avverso la sentenza
emessa in data 20.5.2013 dalla Corte d appello di L’Aquila che, in parziale riforma di
quella in data 27.9.2011 del Tribunale di Teramo-Sezione distaccata di Atri, escludeva
l’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. confermando la pena inflitta per il residuo
reato di cui agli artt. 624, 625 n. 2 c.p. (sottrazione di un borsello contenente C
5.000,00, la patente di guida, la carta bancomat e la carta postepay, prelevandolo
dall’interno di un’autovettura di cui provocava lo sblocco della chiusura centralizzata

2. La Corte perveniva alla conferma della responsabilità penale del Garofalo sulla
scorta della deposizione estremamente puntuale della persona offesa Teramani
Matteo, presente al fatto benché momentaneamente in un bar per una consumazione,
dinanzi al quale aveva lasciato chiusa a chiave la propria autovettura, il quale, dopo
aver annotato la targa dell’auto con la quale l’autore del furto si allontanò, riconobbe
poi l’imputato senza esitazione in una fotografica mostratagli dai Carabinieri. A questa
si aggiunge quella del verbalizzante Dell’Erba Bonaventura, autore delle indagini che,
tramite la targa dell’auto, era risalito al proprietario dell’auto, identificato
nell’imputato.
3. Il ricorrente deduce il vizio motivazionale in ordine alla valutazione della
deposizione della persona offesa e la violazione di legge in riferimento all’art. 192
c.p.p.; nonché l’errata interpretazione ed applicazione della legge penale in
riferimento all’art. 625 comma 1 n. 2 c.p.

Considerato in diritto
4. Il ricorso è inammissibile, non essendo le censure mosse consentite nella presente
sede di legittimità.
5.Invero le doglianze rappresentate attraverso considerazioni già compiutamente
vagliate dal giudice dell’appello, pur se dedotte sotto gli asseriti profili di violazione di
legge e vizio motivazionale, mirano ad una improponibile rivalutazione della prova e si
risolvono in deduzioni in punto di fatto, insuscettibili, come tali, di aver seguito nel
presente giudizio di legittimità, sottraendosi la motivazione della impugnata sentenza
ad ogni sindacato per le connotazioni di coerenza, di completezza e di razionalità dei
suoi contenuti.
Infatti giova sottolineare che, secondo il consolidato orientamento della Suprema
Corte, “esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una “rilettura” degli
elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in
via esclusiva al giudice di merito” (Sez. Un. n.6402/97, Dessimone ed altri, rV.
207944).
6. Consegue l’inammissibilità del ricorso e, con essa, la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di una
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delle portiere) di un anno di reclusione ed C 200,00 di multa.

somma che, alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n.
186 del 2000, sussistendo profili di colpa, si ritiene equo determinare in euro
1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 12.2.2015

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