Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14005 del 18/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14005 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TOSCANO GERARDO N. IL 25/03/1964
avverso la sentenza n. 1665/2013 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
14/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
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n
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. V fcr v I
che ha concluso per ,,,f)
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L

‘Cr

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 18/11/2014

Ricorrente TOSCANO Gerardo

Ritenuto in fatto
Con sentenza 14 maggio 2013, la Corte d’appello di Napoli confermava la
sentenza 19 dicembre 2012 con cui il GIP del Tribunale di Napoli, in esito a
TOSCANO Gerardo

colpevole del delitto

continuato di cui agli artt. 81 cod. pen.,73 commi 1 e 1-bis d.P.R. n.309/1990,
concernente la detenzione a fini di spaccio, di diversi quantitativi di sostanza
stupefacente tipo marijuana, commesso in Napoli il 29 aprile 2012,
condannandolo alla pena di anni QUATTRO di reclusione ed euro 18.000,00 di
multa, concesse le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alla recidiva
contestata ex art. 99, comma 4 0 cod. pen. ( pena base: anni 6 di reclusione ed
euro 27.000,00 di multa).
Ricorre personalmente il Toscano per cassazione articolando un unico motivo
per vizi di erronea applicazione dell’art. 73 comma V° d.P.R. n. 309/1990 e per
vizi della motivazione in punto al mancato riconoscimento della suddetta
attenuante speciale sul rilievo, in particolare, della carente motivazione in
ordine all’elemento quantitativo ( non disgiunto da quello qualitativo ) non
potendo la motivazione fondarsi su elementi arbitrari e del tutto avulsi da criteri
certi.
Con memoria depositata in cancelleria il 28 ottobre 2014, l’imputato ha
sollecitato questa Corte ad annullare la sentenza impugnata in punto alla
determinazione del trattamento sanzionatorio a seguito della pronunzia della
sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale.

Considerato in diritto

Preliminarmente rileva il Collegio l’infondatezza dei dedotti motivi di ricorso.
La Corte d’appello, condividendo gli assunti argomentativi della sentenza di
primo grado ( la cui motivazione integra quella della sentenza impugnata
secondo il principio della c.d. doppia conforme ) ha ineccepibilmente evidenziato
l’insussistenza dei presupposti applicativi della speciale attenuante del c.d. fatto
lieve in ragione della gravità della condotta integrata da un’attività di spaccio
“organizzata ed abituale ( la droga era nascosta in un contenitore giallo dietro un
muretto e veniva consegnata con le medesime modalità agli acquirenti ) ” ,man
mano che costoro si presentavano nonché avuto riguardo alla non modica

i

giudizio abbreviato, dichiarò

quantità della sostanza stupefacente detenuta da cui erano estraibili 143 dosi
medie singole droganti; donde l’ esclusione della ” minima offensività del fatto “.
La sentenza impugnata invece deve esser annullata in punto al trattamento
sanzionatorio in applicazione del disposto dell’art. 609, comma 2° codice di rito.
Giova rammentare che la Corte costituzionale,con sentenza n. 32 del 2014
(pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 5 marzo 2014 e quindi con effetti ex
art. 136 Cost., a far tempo dal giorno successivo ) ha dichiarato l’illegittimità

272, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1 della legge 21 febbraio
2006 n. 46 con cui venne introdotta (per usare le stesse parole del Giudice delle
leggi ) ” una innovazione sistematica alla disciplina dei reati in materia di
stupefacenti sia sotto il profilo delle incriminazioni che sotto quello
sanzionatorio”, significativamente imperniato nella parificazione quoad poenam
dei delitti riguardanti le c.d. “droghe leggere” con quelli aventi ad oggetto le c.d.
“droghe pesanti”. Per l’effetto, acclarata l’illegittimità della valenza
modificativa/abrogativa della novella, si è automaticamente determinata la ”
reviviscenza ” delle disposizioni originarie dettate – sub art. 73 – dal d.P.R. 9
ottobre 1990 n. 309 – Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli
stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi
stati di tossicodipendenza,con specifico riferimento alle disposizioni incriminatrici
ed al trattamento sanzionatorio. Come peraltro sottolineato dalla stessa Corte
costituzionale,si pone, in relazione ai processi pendenti nei quali non sia
intervenuta sentenza definitiva, la necessità, a mente del chiaro disposto dell’art.
2, comma 4° cod.pen., dell’applicazione della disposizione più favorevole al reo,
attesochè ( com’è pacifico ) le disposizioni penali in vigore all’epoca del
commesso reato ( nel caso di specie: il 29 aprile 2012 ) risultano diverse da
quelle posteriori ed attualmente applicabili, in particolare per quanto attiene alla
previsione della misura delle sanzioni penali. E’ pacifico che l’individuazione della
disposizione più favorevole al reo in tema di trattamento sanzionatorio
applicabile nel caso concreto va compiuta tra la normativa vigente all’epoca del
fatto e quella divenuta attualmente applicabile, per effetto dell’intervento
“ripristinatorio ” di quella originariamente introdotta e mai legittimamente
abrogata o modificata dalla novella di cui alla legge n. 46 del 2006; ciò per
effetto della pronunzia di incostituzionalità che, ovviamente, non può venire in
giuoco

ex se ,

a norma dell’art.2 comma 4° cod. pen. quale

tertium

comparationis, non trattandosi di ” nuova disposizione di legge “.
In particolare il ricordato” effetto ripristinatorio ” ha reso applicabile, per ciò che
rileva nel caso in esame, il disposto dell’art. 73, comma 4° d.P.R. n.309/1990,
nel testo originario, che puniva le condotte illecite attribuite all’imputato, ove

2

costituzionale degli artt. 4-bis e 4-vicies del decreto legge 30 dicembre 2005 n.

ì

attinenti alle c.d. droghe leggere, con la pena della reclusione da DUE a SEI anni
e con quella della multa, da euro 5.164,00 a 77.468,00 e quindi in misura assai
inferiore rispetto a quella delle pene previste dal testo in vigore all’epoca dei
fatti, senza alcuna differenziazione delle sanzioni in ragione della diversa
tipologia della sostanza stupefacente. Ne discende che attualmente non
potrebbe che ritenersi illegale,in difetto di specifica motivazione ex art. 133
cod.pen.,la pena base di anni SEI di reclusione e di euro 27.000,00 di multa (

individuata dal GIP e confermata dalla Corte d’appello per il reato commesso
dall’imputato.
Deve quindi farsi luogo all’annullamento della sentenza impugnata in punto pena
con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli che procederà ad nuovo
giudizio di rideterminazione del trattamento sanzionatorio secondo i parametri
stabiliti dall’art. 133 cod.pen., nell’ambito della forbice edittale prevista dall’art.
73, comma 4 0 d.P.R. n. 309/1990, nel testo originario ( quale disposizione
penale più favorevole all’imputato attualmente applicabile ) fermo, ovviarnente,i1
riconoscimento all’imputato delle attenuanti generiche dichiarate equivalenti alla
contestata recidiva. Conclusivamente occorre aggiungere che, disposto da
questa Corte il rinvio del procedimento esclusivamente in relazione alla
questione relativa alla determinazione della pena, il giudicato (progressivo) in tal
modo formatosi sull’accertamento del reato e sull’affermata responsabilità
dell’imputato, preclude – ovviamente – che tali questioni siano rimesse in
discussione come pure l’eventuale applicazione di cause estintive sopravvenute
all’annullamento parziale, attesa la definítívità della decisione sui suddetti punti (
cfr. ex multis: S.U. n. 4904 /1997; Sez. 1 n. 8606/1997; Sez. 3 n.6607/2000;
Sez. 4 n.2843/2008; Sez. 3 n.15101/2010).

PQM

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorìo con
rinvio sul punto ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli.
Rigetta il ricorso nel resto.
Visto l’art. 624 cod. proc.pen. dichiara l’irrevocabilità della sentenza in ordine
all’affermazione di responsabilità dell’imputato.
Così deciso in Roma,lì 18 novembre 2014.

pari, per quella di genere detentivo, al massimo edittale attualmente in vigore )

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