Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14003 del 30/09/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14003 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da :
MICCICHE’ MAURIZIO N. IL 22.10. 1979
Avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO DI L’AQUILA in data 18 dicembre 2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI, sentite le
conclusioni del PG in persona della dott.ssa Maria Giuseppina Fodaroni che ha chiesto
dichiararsi inammissibile il ricorso. E’ presente l’avvocato Gallo Pietro del foro di L’Aquila
che insiste nell’accoglimento del ricorso

RITENUTO IN FATTO
1.

2.

Con l’impugnata sentenza resa in data 18 dicembre 2013 la Corte d’Appello di
L’Aquila, in parziale riforma della sentenza del GUP presso il Tribunale di L’Aquila del
12 luglio 2012, appellata dall’ imputato Miccichè Maurizio, concesse le attenuanti
generiche, rideterminava la pena inflitta in mesi otto di reclusione. Il Miccichè era
stato tratto a giudizio per rispondere di omicidio colposo aggravato dalla violazione di
norme antinfortunistiche in danno di Gatto Gabriele. In particolare era stato
che si trovava alla guida di una macchina
addebitato all’odierno ricorrente,
spargisale, di aver cooperato alla condotta causativa dell’evento, omettendo di
assicurarsi che l’area di manovra fosse sgombra da persone sino alla completa
ultimazione della manovra stessa, anche tenuto conto del rischio specifico di
scivolamento sui pedali della macchina, a lui noto, conseguente al fatto di indossare
scarpe con suola bagnata e dell’avvenuto non posizionamento dell’invertitore in
posizione di retromarcia ed omettendo, infine, di compiere la corretta manovra atta a
garantire il completo e definitivo arresto del mezzo.
Avverso tale decisione ricorre a mezzo del difensore di fiducia il Miccichè
denunciando la omessa od errata valutazione degli atti processuali su un punto
decisivo del giudizio, la motivazione contraddittoria od illogica, l’omessa valutazione
del comportamento della vittima nella causazione del sinistro

Data Udienza: 30/09/2014

4.

CONSIDERATO IN DIRITTO
In fatto i giudici di merito così hanno ricostruito l’infortunio mortale oggetto
dell’impugnazione: .. l’imputato dopo aver effettuato alla guida di un trattore, cui era
collegato un cassone spargisale, una manovra di precisione in retromarcia, si
arrestava, ma a causa dello scivolamento del piede dalla frizione, detto mezzo
effettuava un ulteriore movimento all’indietro, finendo contro un cancello e
determinando lo schiacciamento della persona offesa, Gatto Gabriele che in quel
momento si accingeva a salire sul cassone spargisale.
Le censure mosse dal ricorrente traggono spunto da una diversa ricostruzione dei
fatti rispetto al testo della sentenza impugnata e a quello della sentenza di primo
grado che, sviluppandosi secondo linee logiche e giuridiche pienamente concordanti,
si saldano tra loro fino a formare un solo complesso corpo argomentativo e un tutto
unico e inscindibile (Sez.2, n.30838 del 19/03/2013, Autieri, Rv.257056; Sez.4,
n.38824 del 17/09/2008, Raso, Rv.241062; Sez.1, n.8868 del 26/06/2000,
Sangiorgi, Rv.216906; Sez.0 n.6682 del 4/02/1992, Musumeci, Rv.191229).; si fa
riferimento all’argomentazione per cui i giudici di merito avrebbero fondato la
pronuncia di condanna trascurando le risultanze istruttorie dalle quali si sarebbe
dovuta desumere l’insussistenza delle condotte colpose ascritte all’imputato e si
sarebbe dovuto trarre un giudizio di abnormità in merito al comportamento del
lavoratore. È bene mettere in evidenza che i giudici di merito hanno preso in
considerazione anche la ricostruzione dell’imputato, sottolineando comunque che lo
stesso non sarebbe comunque esente da un comportamento imprudente. Tale punto
della sentenza costituisce argomentazione implicitamente incompatibile con un
giudizio di attendibilità delle asseritamente contraddittorie dichiarazioni del
coimputato Costanzo e, al contempo, fornisce l’indicazione del fatto che i giudici di
merito non hanno trascurato alcuna acquisizione istruttoria, ritenendo tuttavia di
attribuire rilievo probatorio, con motivazione satisfattiva, alla condotta del Miccichè
così come sopra ricostruita. Quanto all’asserita abnormità del comportamento del
lavoratore, le censure risultano del tutto generiche e, in sostanza, meramente
ripetitive di analogo motivo di appello in quanto si sostiene che la motivazione fornita
sul punto dalla Corte territoriale sarebbe insufficiente o non condivisibile. E’ peraltro
principio consolidato nella giurisprudenza della Corte di legittimità, in base al quale il
sistema prevenzionistico mira a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che
possano derivare da sua negligenza, imprudenza ed imperizia, per cui i destinatari
delle norme antinfortunistiche, sono esonerati da responsabilità solo quando il
comportamento imprudente del lavoratore sia stato posto in essere da quest’ultimo
del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e,
pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità o rientri nelle mansioni che gli sono proprie
ma sia consistito in qualcosa di radicalmente, ontologicamente, lontano dalle
ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del
lavoro (tra le altre, Sez. 4, n. 23292 del 28/04/2011, Millo, Rv. 250710; Sez. 4,
n.7267 del 10/11/2009, dep. 2010, Iglina, Rv. 246695; Sez. 4, n. 15009
del 17/02/2009, Liberali, Rv. 243208; Sez. 4, n.38877 del 29/09/2005, Fani,
Rv. 232421). Nel caso di specie non è emersa alcuna estraneità del comportamento
del lavoratore rispetto alle mansioni di fatto commessegli.
Il ricorso va pertanto rigettato. Ne consegue ex art. 616 cod. proc. pen. la condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso nella camera di consiglio del 30 settembre 2014
IL CONSIGLIERE ESTENSORE

IL PRESIDENTE

3.

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