Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13999 del 18/03/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 13999 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FORMISANI EVA N. IL 20/06/1964
avverso la sentenza n. 6/2011 TRIB.SEZ.DIST. di ALCAMO, del
17/01/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/03/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA e
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per p

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Udito, per la parte civile, l’A
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 18/03/2014

Ricorrente FORMISANI Eva

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 17 gennaio 2012, il Tribunale di Trapani – Sezione staccata
di Alcamo confermava, quale giudice d’appello, la sentenza 16 settembre 2010
del Giudice di pace di Castellammare del Golfo che dichiarò

FORMISANI Eva

Castellammare del Golfo il 14 ottobre 2008) in danno di Ferlito Girolamo che,
assalito ed azzannato da cinque o sei cani detenuti dalla predetta
completamente liberi ed incustoditi, riportò lesioni personali quali ferite lacero
contuse al braccio ed ai polpacci giudicate guaribili in gg. sette,dopochè gli
animali erano riusciti ad introdursi nel suo fondo, grazie all’omessa adozione
colposa di adeguate precauzioni. Per l’effetto, l’imputata veniva condannata alla
pena ritenuta di giustizia oltrechè al risarcimento del danno in favore della
costituita parte civile.
Avverso la sentenza propone personalmente ricorso per cassazione la Formisani
articolando quattro motivi di annullamento per vizi motivazionali e di violazione
di legge, così sintetizzati.
Con la prima, la seconda e con la quarta censura, si duole la ricorrente del
travisamento e dell’erronea valutazione delle prove oltrechè del difetto e della
contraddittorietà della motivazione per avere il Giudice d’appello, nel
confermarne la responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 672 cod. pen. (
rectius: 590 cod. pen.), apoditticamente ritenuto attendibile la parte offesa ed il
teste d’accusa Fierotti (accorso sul posto a soccorrere il Ferlito, udite le urla di
dolore di costui ) benchè nessuno dei due testi fosse stato in grado di
descrivere le caratteristiche dei cani aggressori né di affermare se si fosse
trattato dei cani di proprietà dell’imputata, non avendo il teste assistito al
momento dell’aggressione. Inoltre sarebbero state del tutto obliterate le
deposizioni dei testi a discarico Podestà e Pignataro che riferirono della
presenza sul posto, di numerosi cani randagi di guisa da accordare immotivata
preferenza alla ricostruzione dei fatti conforme all’accusa.
Con il terzo motivo, si denunzia la violazione dell’art. 40 cod. pen. per avere il
Tribunale omesso di verificare la prevedibilità e la riconoscibilità in concreto
della situazione di pericolo posto che, secondo la ricorrente, la produzione
dell’evento lesivo doveva farsi risalire alla condotta della sola parte offesa che,
nello scendere dall’automobile una volta giunta al proprio fondo e nel varcare il
cancello di ingresso, nelle descritte condizioni fattuali, si sarebbe esposta al
rischio di essere aggredita.

responsabile del delitto di cui agli artt.113, 590 cod. pen. (commesso in

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato e deve quindi esser respinto con ogni conseguente effetto a
carico dell’imputata, ex art. 616 cod. proc. pen.
Trattando congiuntamente del primo, del secondo e del quarto motivo di ricorso
( tutti sostanzialmente attinenti

all’affermazione di responsabilità )

deve

rilevarsi che la motivazione della sentenza impugnata, integrata da quella
c.d. doppia conforme )

appare

esaustiva,puntuale e strettamente coerente con le risultanze probatorie,oggetto
di congruo apprezzamento di entrambi i giudici di merito, insuscettibile di
sindacato in sede di legittimità. La penale responsabilità dell’imputata ( al pari di
quella del coniuge La Puma Carlo Savino, imputato non ricorrente ) risulta
sufficientemente dimostrata, ad onta delle infondate e capziose obiezioni del
difensore, dalla chiara ed inequivoca deposizione testimoniale della parte offesa
Girolamo Ferlito, aggredito e morso ad un braccio ed alle gambe ( come
comprovato dalla certificazione medica ) dai cani, introdottisi nel suo fondo in
contrada Franginesi, da quello – finitimo – di proprietà degli imputati “attraverso
varchi praticati al di sotto della recinzione, scavando il terreno e sollevando la
rete metallica”. Tra gli animali,la parte offesa ebbe a riconoscerne uno, di colore
scuro denominato ” zazà”.

La deposizione aveva trovato conforto in quella

dell’altro teste Vittorio Fierotti, proprietario di un’abitazione prossima al fondo del
Ferlito. Il giorno dell’aggressione, il teste Fierotti ( cui era nota la presenza,
all’interno della proprietà degli imputati, di circa venti cani, lasciati privi di
sorveglianza in assenza dei padroni ) entrato in casa ad ore 10,30 udì le urla
del Ferlito. Afferrato un bastone, accorse in suo aiuto “vedendolo uscire dal
fondo sanguinante al braccio ed alle gambe e con i vestiti strappati ” .
adoperò per scacciare i cani presenti sul terreno della parte offesa
pietre “.

Si

“lanciando

Riferì che gli animali ” fecero rientro nel fondo degli imputati “.

Peraltro, come puntualmente evidenziato dal Giudice di prime cure, la indiscussa
appartenenza dei cani agli imputati fu

espressamente confermata dalle

dichiarazioni spontanee della Formisani e dal coniuge La Puma, in sede di esame
dibattimentale. Del tutto appropriate e condivisibili vanno quindi giudicate le
considerazioni conclusive esposte dal Giudice d’appello, che, in presenza di
siffatto inequivoco

quadro probatorio, ha conclusivamente escluso la

“prospettabilità ” di

“soluzioni diverse ed alternative” rispetto alla versione

accusatoria: l’unica coincidente con la reale ricostruzione dell’episodio.
Egualmente infondato (oltreché non ben chiaramente comprensibile ) appare il
terzo motivo.

Dalla ricostruzione fattuale dell’episodio, di cui

dà atto la

motivazione integrata delle sentenze di merito, resta esclusa la prospettabilità di

2

emessa dal giudice di primo grado (

un concorso di colpa della parte offesa nella determinazione dell’evento lesivo e
tantonneno di un’esclusiva responsabilità della stessa, come ipotizzato, in termini
invero generici, dalla ricorrente. Sulla imputata, in dipendenza della pacifica
relazione di materiale appartenenza / possesso anche di fatto dei cani ( Sez. 4
n.599/1998 rv. 212404) nel rilevante numero di circa venti, incombeva un ben
preciso obbligo di custodia e di adeguato controllo al fine di impedirne
l’allontanamento dallo spazio circostante l’abitazione e quindi di scongiurare il
pericolo – vieppiù significativo e rilevante atteso il numero degli animali – di

(ora depenalizzata) di cui all’art. 672, comma 10 cod. pen. L’imputata quindi era
investita,da tale fonte normativa, di una specifica posizione di garanzia a tutela
della incolumità di terzi la cui violazione ha assunto rilevanza agli effetti della
sussistenza del nesso di causa tra l’omessa custodia colposa dei cani e l’evento
lesivo, ex art. 40, comma 2° cod.pen. , disponendo essa pacificamente dei
necessari poteri impeditivi dell’evento ove avesse prestato osservanza alla
suddetta, specifica regola cautelare. Ne discende che, applicato nella fattispecie
il c.d. giudizio controfattuale versandosi comunque in ipotesi di reato commissivo
mediante omissione, qualora l’imputata avesse posto in essere l’azione positiva
(colposamente omessa ) ed avesse quindi provveduto ad adottare adeguate
misure atte ad evitare che i cani fuoriuscissero dal luogo circostante la propria
abitazione, l’evento non si sarebbe punto verificato,non incidendo quindi in alcun
modo la condotta della parte offesa, che subì le lesioni mentre si accingeva ad
entrare nel suo fondo, nell’esercizio di un suo indiscutibile diritto senza, per ciò
stesso, doversi esporre al rischio di esser aggredito e morso dai numerosi cani
lasciati incustoditi dal vicino.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Ronna,lì 18 marzo 2014.

aggressioni a terzi; ciò in ragione della specifica previsione contravvenzionale

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