Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13997 del 17/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13997 Anno 2015
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
IACUVELLE ANNA
nei confronti di:
GUALTIERO MARIO N. IL 26/10/1939
avverso la sentenza n. 57/2010 TRIBUNALE di NAPOLI, del
05/04/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO
dito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che a cone uso per

Udito, per la parte civile, l’Avv

Data Udienza: 17/11/2014

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale, Dott. Sante Spinaci, che ha concluso per l’annullamen::o
relativamente alla condanna alle spese ed il rigetto nel resto del
ricorso;
udito il difensore della parte civile, avv. Bruna Buonocore, che ha
evidenziato che in data 18.4.2014, la 5″ Sezione della S.C.

ha

pronunciato provvedimento che ha dato risposta ai motivi dal capo 8 ai

motivi da 1 al 7;
udito il difensore dell’imputato, avv. Paolo Gamberale, che ha
concluso per la conferma della sentenza impugnata e la condanna aìli ,
spese in favore del proprio assistito
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 5.4.2013 il Tribunale di Napoli, in riforma della
sentenza emessa dal locale Giudice di Pace in data 22.2.2010, con la
quale Gualtieri Mario era stato condannato alla pena di euro 1600,00 di
multa, oltre al risarcimento danni, in favore di Iacuvelle Anna da
liquidarsi in separata sede- assolveva il predetto imputato con la
formula perché il fatto “non sussiste” in ordine al reato di cui all’art.595
per avere con un esposto inviato alla Consob e comunicato alla banca
BPL Network s.p.a., nel lamentare alcune irregolarità nella
sottoscrizione da parte sua di prodotti finanziari con la p.o., promotrice
finanziaria del predetto istituto di credito, offeso la reputazione della
predetta Iacuvelle Anna addebitandole varie mancanze, descrizioni non
veritiere e abili doti manipolatrici.
1.1. Il giudice d’appello evidenziava che il Gualtieri aveva esercitato
con la missiva e la lettera di cui al capo di imputazione il diritto di critica,
sicché la sua condotta doveva intendersi scriminata ai sensi dell’art. 51
c. p.
2.Avverso tale sentenza ha proposto ricorso Iacuvelle Anna, a mezzo
del suo difensore di fiducia, affidato ad undici motivi di ricorso, con i
quali lamenta:
-con il primo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) e c) c.p.p. in relazione all’art. 581 e 585 c.p.p., atteso
che il giudice d’appello ha pronunciato sentenza sulla base di “quattro
articolati motivi” di appello, a fronte dei tre motivi di appello non
sovrapponibili a quelli considerati con la sentenza impugnata;
-con ti secondo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) e c) c.p„p. in relazione all’art. 167 disp, att., atteso che

capo 11 ed ha chiesto pertanto l’accoglimento del ricorso in relazione ai

il giudice d’appello ha formato il proprio convincimento su motivi nuovi
dell’imputato, che sono stati proposti in violazione dell’art. 584/4
siccome non consistenti in ulteriore illustrazione delle ragioni di diritto e
degli elementi di fatto che sorreggono la richiesta rivolta al giudice;
-con il terzo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) e c) c.p.p., atteso che il giudice d’appello ha provvedi.;U7. ,
alla rinnovazione dei dibattimento, senza che ciò fosse richiesto nei

-con il quarto motivo, la ricorrenza del vizio di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) c.p.p. in relazione all’art. 192 c.p.p., facendosi
riferimento nella motivazione della sentenza ad una lettera di cui al
capo di imputazione, laddove in esso si parla di un esposto di uan
missiva e di una lettera di chiarimenti;
– con il quinto motivo, la ricorrenza del vizio dì cui all’art. 606 ; primo
comma, lett. b) c.p.p. in relazione all’art. 192 c.p.p., atteso che non vi
era alcuna consuetudine di rapporti tra il Gualtieri e la ricorrente,
essendo quelle le prime operazioni effettuate dalla stessa per l’imputato;
– con il sesto motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, priìnù
comma, lett. b) ed e) c.p.p., atteso che la sentenza impugnata fa
‘riferimento alla collusione dei difensori che avevano assistito le parti, ma
non chiarisce quale riverbero ha la circostanza sui fatti di diffamazione;
-con il settimo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) ed e) c.p.p., atteso che le espressioni adoperate
dall’imputato non possono ritenersi scriminate, trasmodando in
aggressioni gratuite;
-con l’ottavo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) e c) c.p.p. in relazione all’art. 130 e 127 c.p,p., atteso
che il Giudice d’appello ha provveduto alla correzione di errore
materiale, senza aver provveduto a fissare la data d’udienza in camera
di consiglio;
-con il nono motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) e c) c.p.p., in relazione agli artt. 130, 546, 547 c.p.p.,
atteso che il giudice d’appello ha ritenuto di dover rimediare con !a
procedura di correzione dell’errore materiale alla mancata pronuncia
sulle spese i in relazione

é–;

rapporto civile pur costituendo essa

un’omissione sostanziale denunciabile in Cassazione;
-con il decimo motivo, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b), c) ed e) c.p.p., in relazione agii artt. 130, 546, 547 e
125 c.p.p., atteso che – non poteva farsi luogo alla condanna ciai

motivi di principali di impugnazione, ma solo nei motivi nuovi;

querelante al pagamento delle spese, con la procedura correzione di
errore materiale, non essendo stata mai avanzata richiesta di
liquidazione delle spese da parte dell’imputato e potendo essere esperito
in proposito solo il rimedio dell’impugnazione;
-con l’undicesimo motivo, la ricorrenza di vizi dei vizi di cui all’art.
606, primo comma, lett. b), c) ed e) c.p.p., in relazione agli artt. 130,
546,547 e 125 c.p.p. atteso che con la condanna alle spese processuali
le stesse non sono state in alcun modo quantificate

per il rigetto del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Va innanzitutto evidenziato che deve essere dichiarato il non luogo
a provvedere in ordine ai motivi di ricorso 8), 9), 10) e 11) riguardanti il
provvedimento del Tribunale di Napoli del 9.4.2013, con il quale è stato
corretto l’errore materiale del dispositivo della sentenza impugnata, in
merito alle statuizioni sulle spese di giudizio, atteso che con sentenza
del 18.4.2014 questa Sezione in accoglimento di altro ricorso proposto
dalla medesima Iacuvelle, esclusivamente avverso il predetto
provvedimento di correzione io ha annullato senza rinvio disponendo
trasmettersi gli atti al Tribunale di Napoli per quanto di competenza.
2. Le deduzioni effettuate dalla ricorrente con i primi due motivi di
ricorso, circa la valutazione del giudice d’appello dei
presentati dall’imputato in violazione dell’art. 585/4

motivi nuovi
c.p.p.

prescindere dal rilievo che avrebbero dovuto essere corredate dagli atti
(appello e motivi nuovi) sui quali tali doglíanze si fondano,

in

ossequio al principio dell’autosufficienza del ricorso- sono, comunque,
infondate, ai limiti dell’inammissibilità. Ed invero, in base a quanto
riportato dalla stessa Iacuvelle in ricorso, non pare che i motivi

nuovi

prodotti in appello dall’imputato violino la norma indicata apparendo
connessi

a quelli originari. inoltre, la parte civile avrebbe dovuto

contestare immediatamente innanzi al giudice d’appello il deposito dei
motivi in questione, laddove dalla sentenza impugnata ciò non emerge efi
comunque i appare assorbente la circostanza che il giudice d’appello ha
accolto li primo motivo dell’appello principale, come sintetizzato daìa
stessa ricorrente, relativo alla configurabilità nella fattispecie in esame
della scriminante di cui all’art. 51 c.p..
3. Del tutto generica si presenta poi la deduzione di cui al

terzo

motivo di ricorso circa l’avvenuta rinnovazione in appello dell’istruttoria
dibattimentale benchè la relativa istanza sia stata avanzata con • motivi

3.In data 7.11.2014 l’imputato ha depositato memoria, concludendo

nuovi. Ed invero, questa Corte ha già evidenziato che la richiesta
di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale deve essere contenuta
nell’atto di appello, o, comunque, nei “motivi aggiunti” da presentarsi
entro il termine previsto dall’art. 585, comma quarto, cod.proc.pen.
(Sez. 1 n. 50893

de/ 12/11/2014). In ogni caso, la contestata

rinnovazione non è stata decisiva in merito all’assoluzione del Gualtieri,
tenuto conto delle ragioni che l’hanno determinata, sicchè la questione
relativa alla legittimità di essa non si presenta rilevante.

circa il riferimento contenuto nella sentenza impugnata alla “lettera di
cui in imputazione”, invece che all’esposto, alla missiva e alla lettera di
chiarimenti in essa menzionati, atteso che tale riferimento è legato
inequivocamente alla valutazione del contenuto delle espressioni
“diffamatorie” attribuite all’imputato. Inoltre generiche ed irrilevanti in
relazione al percorso logico motivazionale della sentenza impugnata si
presentano le ulteriori doglianze svolte dalla ricorrente con tale motivo
di ricorso, inidonee ad incidere sul giudizio complessivo emesso dal
giudice d’appello.
5. Infondate, poi, sono le ulteriori doglianze di cui ai motivi di ricorso
5) e 6). Ed invero, tali doglianze omettono dì confrontarsi per la
maggior parte con il nucleo essenziale della decisione impugnata in
merito alla ricorrenza nella fattispecie in esame della scriminante del
diritto di critica di cui all’art. 51 c.p. soffermandosi su aspetti marginali
della decisione, senza contestare seriamente le valutazioni principali
svolte dalla Corte territoriale. Ci si riferisce, in particolare, alle questioni
relative alla al momento della conoscenza dell’imputato e della p.o. e
della “collusione” dei difensori che avevano assistito le parti nei giudizi
di merito, circostanze queste non idonee ad incidono come detto sulla
valutazione circa la ricorrenza della scriminante predetta, non risultano
peraltro contestata la ricorrenza del nucleo di veridicità dei fatti narrati
nell’esposto del Gualtieri.
6. Il settimo motivo di ricorso, con il quale la Iacuvelle adduce
l’insussistenza della scrimìnante di cui all’art. 51 c.p., traducendosi le
espressioni a lei rivolte dall’imputato in aggressioni gratuite, è infondato.
Va premesso che il Gualtieri, con l’esposto alla Consob, con la missiva
alla banca BPL e la lettera di chiarimenti alla p.o. intendeva denunciare
alcune omissioni informative ed irregolarità che avevano inficiato la sua
sottoscrizione di prodotti finanziari con la Iacuvelle, promotrice
finanziaria che operava per conto della banca BPL.
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4. Manifestamente infondato si presenta il quarto motivo di ricorso,

6.1. Alla stregua della descrizione dei fatti effettuata nella sentenza
impugnata, si ricava come la vicenda oggetto di giudizio si collochi in un
contesto “conflittuale” tra la Iacuvelle ed il Gualtieri che riteneva di
essere stato danneggiato in dipendenza delle omesse informazioni della
predetta prima della sottoscrizione del prodotto finanziario
evidentemente rischioso
In tale contesto, sebbene qualche espressione adoperata dal Gualtierí
nell’esposto-missiva possa ritenersi avere portata lesiva dell’onore e del

manipolatrici” della Iacuvelle, implicando “qualità negative”, tuttavia
una volta stabilito il concorso degli elementi costitutivi del delitto di
diffamazione, l’attenzione del giudicante può spostarsi
sull’apprezzamento della scriminante di cui all’art. 51 cod. pen., e,
quindi, sulla verifica di sussistenza dei noti requisiti di verità, interesse
alla notizia e continenza (Sez. V, n. 41661 del 17/09/2012).
6.2. Giova richiamare in proposito il principio affermato da questa
Corte (Sez. V, n. 13549 del 20.2.2008), secondo cui nella presentazione
di un esposto, con il quale

si richieda l’intervento della autorità

amministrativa su fatto del dipendente “ritenuto” contrario alla
deontologia, anche se nel comunicato vengono usate espressioni
oggettivamente aspre e polemiche, non è configurabile il delitto di
diffamazione. Infatti, nel bilanciamento tra due beni costituzionalmente
protetti, il diritto di critica (art 21 Cost.) e quello alla dignità personale
(artt. 2 e 3 Cost.), occorre dare la prevalenza alla libertà di parola,
senza la quale la dialettica democratica non potrebbe realizzarsi
(Sez. 6, n. 11842 del 24/04/1978). Va, altresì, richiamato il principio,
secondo cui sussiste l’esimente del diritto di critica quando il fatto
riportato sia conforme allo stato accertato della realtà al momento della
propalazione, sempre che sia rispettato il canone della continenza e
della rilevanza sociale dell’informazione (Sez. V, n. 13549 del
20.2.2008).
6.3. Tanto precisato occorre, dunque, valutare se nella fattispecie in
esame risultino rispettati i due elementi della conformità dei fatti
riportati nella missiva oggetto di contestazione allo stato accertato della
realtà al momento della propalazione e della continenza e tale indagine
è positiva.
Per quanto concerne, la “non continenza”, sul quale si sono
specificamente appuntate le doglianze della ricorrente, va premesso
che esso deve consistere nell’ argumentum ad hominem, ossia nella

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decoro della persona offesa, quale ad esempio quella circa le “abili doti

condotta dell’agente che trasmodi in aggressioni gratuite, non pertinenti
ai temi in discussione e solo intesi a screditare l’avversario mediante la
evocazione di una sua presunta indegnità od inadeguatezza personale,
piuttosto che a criticarne i programmi e le azioni (Sez. V, n. 13549 del
20.2.2008).
Orbene, nel caso in esame, tale situazione non si è verificata, posto
che le espressioni pronunciate non miravano a censurare la persona
del Iacuvelle, in sé e per sé considerata, quanto piuttosto la sua

prodotto finanziario offerto in vendita. Ben possono, dunque, tali
espressioni farsi rientrare nel diritto del cliente – parte del rapporto
contrattuale – di censurare, ancorchè, nella specie in maniera aspra, il
mancato rispetto da parte della promotrice finanziaria della regola
deraffidamento” contrattuale, in ordine all’asserito mancato corretto
espletamento del dovere informativo. Tale critica, pertanto, originata da
una “contrapposizione” in merito al rispetto dei principi contrattuali e
delle regole che più specificamente riguardano l’acquisto di prodotti
finanziari, non ha comportato uno sconfinamento dai limiti della
continenza.
7. Alla stregua di tutto quanto esposto pertanto va dichiarato il non
luogo a provvedere sui motivi di ricorso riguardanti la correzione
dell’errore materiale, mentre il ricorso va rigettato nel resto con
condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali. Non si
provvede alla liquidazione delle spese richieste dall’imputato, atteso che
parte delle doglianze della ricorrente erano in parte fondate avendole già
accolte questa Sezione della Corte con la pronuncia n. 544 del
18.4.2014.
p.q.m.
dichiara il non luogo a provvedere sui motivi di ricorso riguardanti la
correzione dell’errore materiale. Rigetta nel resto il ricorso e condanna la
ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 17.11.2014

condotta quale promotrice finanziaria circa il “rischio” presentato dal

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