Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13983 del 27/02/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 13983 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FANIZZA DOMENICO N. IL 24/12/1982
avverso l’ordinanza n. 2450/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di LECCE,
del 20/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA
SILVIO BONITO;
lette~e le conclusioni del PG Dott. è,

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Data Udienza: 27/02/2015

1. Il Tribunale di sorveglianza di Lecce, con ordinanza del 20
maggio 2014, in parziale accoglimento del reclamo proposto da
Fanizza Domenico avverso il provvedimento di rigetto della sua
istanza di liberazione anticipata relativa a numerosi semestri di
detenzione maturati dal 28.5.2000 al 3.5.2012, rigetto deliberato dal
Magistrato di sorveglianza con ordinanza del dì 11 novembre 2013,
riconosceva il beneficio per i semestri dal 3.5.2011 al 3.5.2012
confermando nel resto il rigetto reclamato.
A sostegno della decisione il tribunale osservava, in analogia con
quanto argomentato dal giudice di prima istanza, che l’interessato,
pur avendo serbato nei periodi sofferti in carcere regolare condotta,
ogni qual volta era tornato in libertà aveva “commesso varie
fattispecie delittuose”, dando così prova di non aver partecipato
all’opera di rieducazione, rilievo questo non riferibile ai semestri
per i quali era stato riconosciuto il beneficio.
2. Ricorre per cassazione avverso detto provvedimento il Fanizza,
assistito dal difensore di fiducia, il quale nel suo interesse sviluppa
un unico motivo di impugnazione, con il quale denuncia violazione
di legge e vizio della motivazione.
Argomenta in particolare la difesa ricorrente: il tribunale non ha
dato conto del percorso riabilitativo seguito dal Fanizza
nell’ambiente carcerario, essendosi limitato a richiamare,
genericamente, condotte penalmente rilevanti tenute dall’interessato
in tempi e luoghi imprecisati; dal 2000 al 2011 il Fanizza è stato
detenuto in pratica ininterrottamente; è inoltre singolare che per il
periodo dal 3.2.2011 al 3.5.2011 e cioè per il periodo antecedente al
semestre che va dal 3.5.2011, utilmente considerato, non vi sia stato
analogo riconoscimento, considerato che per tale periodo non può
essere evocata alcuna condotta delittuosa.
3. Con argomentata requisitoria scritta e richiamando Cass., sez. 1,
23.10.2013, n. 5877, De Witt, rv. 258743, il P.G. in sede
concludeva per l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata.
4. Le conclusioni del P.G. in sede vanno condivise.
Opportunamente ha il P.G. in sede fatto riferimento ai principi di
recente affermati da questa sezione della Corte con la sentenza
23.10.2013, 5877, De Witt, rv. 258743, la quale, rielaborando il

La Corte, ritenuto in fatto e considerato in diritto

5. Conclusivamente l’ordinanza impugnata va cassata con rinvio al
tribunale di sorveglianza a quo affinchè riesamini la legittimità del
rigetto reclamato, alla luce dei principi innanzi esposti e dando
adeguato conto delle ragioni delle decisioni che andrà ad assumere.
P. T. M.
la Corte, annulla l’ordinanza impugnata limitatamente al rigetto
della liberazione anticipata e rinvia per nuovo esame sul punto al
Tribunale di sorveglianza di Lecce
Così deciso in Roma, addì 27 febbraio 2015
Il cons. est.
Il Pr

quadro interpretativo sino ad allora consolidatosi in senso non
sempre conforme a quanto con essa argomentato, ha fissato il
principio, al quale il Collegio aderisce, in forza del quale, per il
riconoscimento del beneficio della liberazione anticipata, occorre
verificare il requisito della partecipazione del detenuto all’opera di
rieducazione e non già il raggiungimento delle finalità perseguite
istituzionalmente con la partecipazione stessa.
Non solo, il co. 3 dell’art. 54 O.P. impone la revoca del beneficio
in parola soltanto in costanza di delitto non colposo commesso nel
corso della esecuzione della pena, di guisa che appare palese
l’intento del legislatore di considerare, ancorchè ai fini della revoca
del beneficio, due precise circostanza, la consumazione di un reato
avente caratteristiche di apprezzabile rilevanza penale (un delitto
non colposo) e la consumazione del delitto nel corso della
esecuzione della pena, criteri i quali, mutatis mutandis, possono e
devono soccorrere l’interprete anche nella regolazione della
fattispecie in esame.
Orbene, nel caso concreto il provvedimento impugnato appare
genericamente argomentato, posto che la decisione di rigetto viene
collegata a condotte delittuose altrettanto genericamente richiamate,
in assenza cioè di una loro precisa individuazione e di una sia pur
minima delibazione della loro natura, circa la loro gravità e della
incidenza sui semestri (C. Cost. 95/186) e sulla decisione in
relazione ai quali hanno assunto il ruolo di logico presupposto.
Manifestamente infondata è, viceversa, la richiesta difensiva
relativa alla mancata applicazione del beneficio ad uno spezzone di
semestre, giacchè possibile il riconoscimento invocato soltanto in
costanza di un compiuto periodo semestrale, se del caso anche non
in continuità.

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