Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13977 del 13/02/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 13977 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: CAIAZZO LUIGI PIETRO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
INTRAVAIA GIOACCHINO N. IL 07/12/1976
avverso l’ordinanza n. 1518/2014 TRIB. LIBERTA’ di CATANIA, del
29/07/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUIGI PIETRO
CAIAZZO;
~sentite le conclusioni del PG Dott.

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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 13/02/2015

RILEVATO IN FATTO
Con ordinanza in data 30.7.2014 il Tribunale del riesame di Catania confermava l’ordinanza del
GIP del Tribunale di Catania in data 30.6.2014 con la quale era stata disposta la custodia
cautelare in carcere di INTRAVAIA GIOACCHINO per il reato di cui all’art.416-bis cod. pen. ed
altro.
Il Tribunale premetteva che l’ordinanza cautelare era stata emessa nell’ambito dell’operazione
“Ippocampo” riguardante, fra l’altro, l’associazione di tipo mafioso denominata clan dei

precedenti sentenze ed ordinanze, dedita tra l’altro a traffici di droga.
L’Intravaia è il cognato di Mazzei Sebastiano (che era succeduto a Mazzei Santo nella guida del
clan) ed i gravi indizi della sua partecipazione all’associazione di tipo mafioso venivano desunti
dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e dal contenuto di conversazioni intercettate.
Con riguardo ai collaboratori di giustizia, si erano riferiti all’indagato in particolare Tucci Nicola
(che ne aveva evidenziato il ruolo di correggente della cosca, descrivendone l’attività) e Viola
Salvatore (che gli aveva attribuito vendite reiterate e consistenti di cocaina).
Altro collaboratore appartenente al predetto clan, Musumeci Gaetano, aveva escluso che
l’Intravaia facesse parte dell’associazione, ma le sue dichiarazioni non erano tali da vanificare
quelle più precise degli altri collaboratori.
Dal contenuto delle intercettazioni, non moltissime secondo il Tribunale, si ricavava una
conferma agli elementi d’accusa provenienti dai collaboratori.
Oltre al reato associativo, erano stati contestati all’indagato ai capi C), D) e G), la fittizia
attribuzione delle quote dell’Associazione GIOMAR, della ditta individuale SCAMMACCA
GIUSEPPE e della società cooperativa SCAMMACCA.
I predetti reati erano stati commessi in concorso con Morace Rosa, Mazzei Sebastiano e Mazzei
Simona e la gravità indiziaria nei confronti dell’indagato si desumeva, secondo il Tribunale, dal
contenuto delle intercettazioni, dalle quali risultava che l’Intravaia si occupava della gestione
delle suddette attività senza averne alcun titolo o alcun ufficiale interesse.

Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore, chiedendone
l’annullamento per omessa motivazione e travisamento delle prove.
Secondo il ricorrente, il Tribunale avrebbe dovuto motivare sulla attuale sussistenza di
un’associazione mafiosa capeggiata da Mazzei Sebastiano, in quanto le sentenze in cui si era
riconosciuta l’esistenza della predetta associazione come mafiosa si riferivano ad un tempo
passato in cui la stessa era composta da altre persone e capeggiata da Mazzei Santo.
Nulla era stato detto che comprovasse la partecipazione dell’Intravaia ad una associazione
mafiosa, non considerando, tra l’altro, che lo stesso era del tutto incensurato. In ogni caso non
era stato indicato con quale condotta il ricorrente avrebbe partecipato alle attività della
presunta associazione.

1

carcagnusi, capeggiata da Santo Mazzei, associazione già riconosciuta come mafiosa in

La difesa aveva depositato una memoria muovendo specifiche obiezioni alle dichiarazioni dei
collaboratori di giustizia, ma il Tribunale non aveva dato alcuna risposta a queste obiezioni.
Nell’ordinanza impugnata neppure era stato riportato il contenuto ritenuto indiziante delle
conversazioni intercettate.
Anche sulle contestate interposizioni fittizie nulla si era detto sul presupposto del reato, la
fittizietà dell’intestazione dei beni, facendo discendere la responsabilità dell’imputato dalla sua
attività lavorativa, che aveva sempre rivendicato, nell’ambito delle indicate attività

Tra l’altro, non si era considerato che non vi era alcuna conversazione di contenuto sospetto
tra l’indagato ed il Mazzei, il quale secondo l’accusa sarebbe stato il reale titolare dei beni.
Unitamente all’ordinanza cautelare erano stati impugnati anche i sequestri di beni, ma sul
punto il Tribunale non aveva dato alcuna risposta.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato, in quanto nell’ordinanza impugnata non si indicano gli specifici elementi
dai quali dovrebbe risultare la partecipazione di Intravaia Gioacchino ad un’associazione di
stampo mafioso denominata clan dei carcagnusi.
Innanzi tutto, il Tribunale avrebbe dovuto indicare, seppur sinteticamente, quali fossero le
caratteristiche strutturali della suddetta associazione, poiché è del tutto generico il riferimento
a sentenze ed ordinanze che avrebbero accertato l’esistenza di questo sodalizio criminoso, in
quanto il richiamo pare riferirsi ad un’epoca passata, quando l’associazione era capeggiata da
Mazzei Santo, mentre si sarebbe dovuto dare indicazione sull’operatività dell’associazione
capeggiata da Mazzei Sebastiano (figlio di Santo) nel periodo in cui alla stessa avrebbe
partecipato anche l’Intravaia.
Del tutto insufficiente, al fine di dimostrare la gravità indiziaria della partecipazione
dell’Intravaia, risulta quanto riportato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, poiché
Tucci Nicola avrebbe parlato di un ruolo di correggente della cosca (ma non si dice da quali
elementi risulterebbe questo ruolo ricoperto dall’Intravaia), mentre Viola Salvatore gli avrebbe
attribuito un attivismo nella vendita di cocaina, ma non si indica quando e nell’interesse di chi
l’Intravaia avrebbe compiuto questa attività, che peraltro neppure – sembra – gli sia stata
contestata nell’imputazione.
Si asserisce, inoltre, che una conferma della partecipazione dell’indagato all’associazione
capeggiata da Mazzei Sebastiano si rinviene nel contenuto delle conversazioni intercettate, ma
di questo contenuto non è stato precisato alcunché: né l’oggetto delle conversazioni né il
periodo né gli interlocutori.
Parimenti incomprensibili, alla stregua della motivazione dell’ordinanza impugnata, sono le
ragioni per le quali l’Intravaia avrebbe partecipato alla fittizia intestazione ad altri di beni che si
suppone fossero nella disponibilità di Mazzei Sebastiano.

2

commerciali.

Trasmessa copia ex art 23
n. i ter L…„.8-8-95 n. 332
Roma,

Il fatto che l’indagato si baupasse della gestione di questi beni non assume un particolare
significato, se non si indicano gli elementi dai quali dovrebbe risultare che avrebbe compiuto la
suddetta attività per conto dell’effettivo proprietario dei beni in questione, al fine di consentirgli
di sfuggire al sequestro degli stessi nell’ambito di un eventuale procedimento di prevenzione
patrimoniale.
Si deve, infine, aggiungere che il Tribunale, in sede di riesame dell’ordinanza cautelare, ha il
dovere di dare una risposta alle specifiche obiezioni mosse dalla difesa dell’indagato alla

argomentazioni adottate per confermare il provvedimento impugnato, evenienza questa, però,
non verificatasi nell’ordinanza impugnata per l’assoluta ed inammissibile genericità della
stessa.
Pertanto, l’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Catania per
nuovo esame.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Catania.
Dispone trasmettersi a cura della cancelleria copia del provvedimento al direttore dell’istituto
penitenziario, ai sensi dell’art. 94/1-ter disp. att. c.p.p..
Così deciso in Roma in data 13 febbraio 2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

costruzione accusatoria, a meno che la risposta non sia contenuta implicitamente nelle

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