Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13970 del 13/02/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 13970 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: CAIAZZO LUIGI PIETRO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MARAZZOTTA GASPARE N. IL 21/04/1939
avverso l’ordinanza n. 1/2014 CORTE ASSISE di CALTANISSETTA,
del 30/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUIGI PIETRO
CAIAZZO;
5)–e-ok»k eL
lette/geatite le conclusioni del PG Dott.

F. M i -1,

(„2„.2-17;

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 13/02/2015

RILEVATO IN FATTO
Con ordinanza in data 30.6.2014 la Corte di assise di Caltanissetta, in funzione di giudice
dell’esecuzione, rigettava l’istanza con la quale MARAZZOTTA GASPARE aveva chiesto la
sostituzione della pena dell’ergastolo — inflittagli con sentenza della Corte di assise di
Caltanissetta del 29.2.2000, divenuta irrevocabile — con quella di anni trenta di reclusione.
La Corte di assise rilevava che, in un caso assolutamente identico — e precisamente con
riguardo alla posizione di altro soggetto, Sanfilippo Salvatore, condannato con la stessa

mancanza dei presupposti per l’applicazione dei principi affermati con la decisione in data
19.9.2009 della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Scoppola contro Italia, in quanto il
ricorrente non era stato mai ammesso al giudizio abbreviato nel processo in cui aveva riportato
la condanna all’ergastolo.
Il giudice dell’esecuzione, quindi, riportava i contenuti in diritto della suddetta decisione della
Corte di cassazione, la quale risultava coerente con la decisione delle Sezioni Unite n.18821 del
del 24.10.2013, dalla quale si evinceva che la sostituzione della pena dell’ergastolo con
trent’anni di reclusione non fosse applicabile ai casi nei quali la richiesta di giudizio abbreviato
non era stata accolta nel giudizio di cognizione.

Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore, chiedendone
l’annullamento per violazione di legge in relazione agli artt. 6 e 7 della Convenzione per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo ed agli artt. 117 e 25 della Costituzione.
Il difensore non contestava che il Marazzotta non fosse stato ammesso nel processo di
cognizione al giudizio abbreviato, seppure con una decisione a suo parere errata da parte della
Corte di merito, ma si doleva che l’interpretazione data alle norme succedutesi nel tempo, che
avevano ammesso (a determinate condizioni) al rito abbreviato gli imputati di reati puniti con
l’ergastolo, aveva portato ad una disparità di trattamento tra chi veniva ammesso al rito
abbreviato e chi, pur avendolo chiesto nei termini, non era stato invece ammesso.
Secondo il ricorrente, l’applicazione della norma più favorevole al condannato, dopo la modifica
dell’art. 442/2 cod. proc. pen., era stata riconosciuta anche dalla corte Costituzionale con
sentenza 210/2013.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è manifestamente infondato.
Nel caso di specie mancano i presupposti per l’applicazione della decisione emessa dalla Corte
Edu in data 17.9.2009 nel caso Scoppola, poiché il ricorrente non è stato mai ammesso, nel
suddetto processo in cui ha riportato la condanna all’ergastolo con isolamento diurno, al
giudizio abbreviato.
Come correttamente affermato nell’ordinanza impugnata, in linea con la giurisprudenza di
questa Corte di legittimità, la decisione della Corte EDU riguarda solo il caso di chi – ammesso

sentenza — la Corte di Cassazione con sentenza in data 10.1.2014 aveva riconosciuto la

al giudizio abbreviato, con l’aspettativa di vedersi sostituire la condanna alla pena
dell’ergastolo inasprito dall’isolamento diurno con la pena di trent’anni di reclusione – si è
visto, per l’intervento di una legge entrata in vigore successivamente alla sua ammissione al
giudizio abbreviato, condannato alla pena dell’ergastolo, e quindi l’ammissione al rito
abbreviato – causa una modifica legislativa intervenuta nel corso del processo – ha comportato
solo l’eliminazione dell’isolamento diurno, lasciando ferma la condanna all’ergastolo.
La mancata ammissione al rito abbreviato, quindi, non consente di applicare lo sconto di pena

tra il 2.1.2000 (entrata in vigore della legge Carotti) e il 24.11.2000 (entrata in vigore del
decreto legge 341/2000), e non è possibile, dopo il passaggio in giudicato della sentenza che
ha inflitto l’ergastolo al ricorrente, ridiscutere la decisione presa nel giudizio di cognizione di
non ammettere il Marazzotta al giudizio abbreviato, poiché questa decisione è divenuta
irrevocabile con il passaggio in giudicato della sentenza.
Quanto alla doglianza del ricorrente di una disparità di trattamento nei confronti di imputati
non ammessi al rito abbreviato, rito che pure avevano chiesto nei termini, osserva questa
Corte che appare scelta ragionevole del legislatore quella di ammettere, nel corso del processo
di cognizione, gli imputati di delitti puniti con l’ergastolo ad essere giudicati con il rito
abbreviato, solo a condizione che l’opzione per il predetto rito comporti un vantaggio ai fini
della sollecita definizione del processo.
Inconferente è, infine, il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale 210/213, poiché nella
citata sentenza non è stato affermato il principio che gli effetti della decisione della Corte EDU
sul caso Scoppola possano estendersi anche nei confronti di condannati all’ergastolo non
ammessi ad essere giudicati con il rito abbreviato.
Pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto manca il presupposto per la
richiesta di sostituzione della pena dell’ergastolo con quella di trent’anni di reclusione, vale a
dire l’ammissione del ricorrente nel giudizio di merito al rito abbreviato.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, in mancanza di prova circa l’assenza di colpa nella
proposizione dell’impugnazione (Corte Costituzionale, sent. N. 186 del 2000), al versamento
della somma alla Cassa delle Ammende indicata nel dispositivo, ritenuta congrua da questa
Corte.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma in data 13 febbraio 2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

previsto (solo) per gli imputati che avevano chiesto ed erano stati ammessi al rito abbreviato

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