Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13962 del 04/02/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 13962 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: BONI MONICA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MANGIOCAVALLO FRANCO N. IL 23/12/1938
avverso l’ordinanza n. 17070/2013 GIUD. SORVEGLIANZA di
TORINO, del 10/04/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MO JCA BONI lette/sG4it4te le conclusioni del PG Dott. At
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Data Udienza: 04/02/2015

Ritenuto in fatto

1.Con ordinanza resa il 12 giugno 2014 il Magistrato di Sorveglianza di Torino
rigettava l’opposizione, proposta dal condannato Franco Mangiocavallo, avverso
l’ordinanza resa dallo stesso giudice di rigetto della sua richiesta di remissione del
debito, pari ad euro 60.584,61 e ad euro 190,00, maturato per spese processuali
relative al giudizio definito dalla Corte di Appello di Torino con sentenza del
25/1/2006

disagiate condizioni economiche, dal momento che, oltre ad essere percettore di
pensione e proprietario per la quota del 50% della casa di abitazione familiare, era
titolare esclusivo di altro alloggio sito in comune di Torchiariolo, il cui valore in caso
di vendita forzosa sarebbe in grado di diminuire il debito maturato per spese di
giustizia.
2. Avverso detto provvedimento ha proposto ricorso per cassazione
l’interessato a mezzo del suo difensore, il quale ha lamentato violazione di legge e
vizio di motivazione in relazione al rigetto della proposta opposizione. Secondo il
ricorrente, il Magistrato di Sorveglianza non aveva correttamente valutato le
emergenze probatorie, ossia che egli non era proprietario esclusivo dell’immobile
sito in Torchiarolo, ma soltanto per la quota indivisa di un quarto e che il valore
assai modesto del bene, situato in piccolo centro e di pochissimo pregio, non
poteva considerarsi risorsa sufficiente a fronteggiare il rilevante debito.
Inoltre, in modo apodittico ed in violazione dei criteri di valutazione dettati
dall’art. 6 del D.P.R. nr. 115/2002, si è ritenuto che egli non versasse in disagiate
condizioni economiche senza avere condotto una comparazione tra la sua situazione
economica e l’entità considerevole del debito ed avere tenuto conto del reddito
percepito dal trattamento di quiescenza, inferiore ai 1.000,00 euro mensili, nonché
dell’età anziana, tale da non consentirgli di svolgere attività lavorativa e
l’adempimento, se non ponendo a rischio il suo effettivo reinserimento nel contesto
sociale.
3.Con requisitoria scritta depositata il 22 settembre 2014 il Procuratore
Generale presso la Corte di Cassazione, dr. Alfredo Pompeo Viola, ha chiesto
annullarsi con rinvio l’ordinanza impugnata, condividendo i motivi di ricorso.

Considerato in diritto

Le conclusioni rassegnate dal Procuratore Generale vanno condivise ed il
ricorso deve essere accolto perché fondato.

1

1.1 A fondamento della decisione veniva rilevato che l’istante non versava in

1.Va premesso che, secondo le previsioni dell’art. 6 del D.P.R. 115/2092,
l’accoglimento dell’istanza di remissione del debito presuppone la dimostrazione di
due requisiti distinti, ma entrambi necessari, da un lato lo stato di disagio
economico che non consenta al condannato di assolvere alle obbligazioni nascenti
dalla condanna, dall’altro il mantenimento di una condotta regolare.
1.1 Quanto al primo dei due presupposti, l’analisi deve riguardare le
condizioni economiche e finanziarie dell’istante, rapportate all’entità del debito e la
remissione può essere accordata quando, nonostante il debitore non versi in stato

di uno squilibrio nel bilancio personale, tale da cagionare l’impossibilità di
provvedere alle insopprimibili esigenze di vita e da compromettere le possibilità di
recupero e di reinserimento sociale dell’interessato (Cass., sez. 1, nr. 2932 del
3/06/1997, Akriche, rv. 207774; sez. 1, nr. 14541 del 24/04/2006, Mangione, rv.
233939; sez 1., nr. 5621 del 16/01/2009, Guarino, rv. 242445; sez. 1, nr. 3737 del
15/01/2009, Loiacono, rv. 2425341).
1.2 Il requisito della condotta regolare va diversamente verificato, in quanto,
per effetto della separata e testuale previsione dell’art. 6 D.P.R. 115/2002, se il
soggetto abbia eseguito la pena detentiva inflittagli soltanto mediante restrizione in
carcere, deve considerarsi il comportamento tenuto durante l’espiazione in
“istituto”, se, invece, non sia stato internato si deve procedere alla valutazione della
condotta tenuta “in libertà”, in entrambi i casi rapportata ai parametri di cui all’art.
30-ter dell’ordinamento penitenziario (Cass., sez. 1, nr. 13611 del 13/03/2012,
Valenti, rv. 252292; sez. 1, nr. 3752 del 16/01/2009, Bozza, rv. 242444; sez. 1,
nr. 14663 del 18/03/2008, Nisticò, rv. 239909); qualora poi avesse eseguito la
pena in parte in carcere, in parte con misure alternative alla detenzione, l’analisi
dovrebbe vertere sul complessivo comportamento tenuto.
2. Posta tale premessa di ordine generale, che è frutto della lettura testuale
ed incontroversa della norma di riferimento, la decisione del Magistrato di
Sorveglianza è stata motivata con riferimento alla ravvisata insussistenza di
condizioni di disagio economico del ricorrente.
2.1 Al riguardo ritiene questa Corte che siano ravvisabili i denunciati vizi di
legittimità del provvedimento in verifica, che ha fondato la decisione reiettiva su
un’insufficiente considerazione dei dati probatori acquisiti, ossia sulla percezione
del trattamento pensionistico, sulla proprietà pro-quota della casa di abitazione e di
altro immobile sito in Torchiarolo e ha ritenuto che il possesso di quest’ultimo bene
fosse ininfluente sul bilancio domestico del condannato, sostentatosi con altre fonti
di reddito e con un tenore di vita che non sarebbe compromesso in via diretta dalla
perdita di tale cespite.

2

di assoluta indigenza, l’adempimento dell’obbligo verso l’Erario lo esponga al rischio

2.2 Sono però carenti nell’ordinanza impugnata la necessaria valutazione
dell’ammontare del reddito pensionistico percepito dal ricorrente e di altri eventuali
redditi diversi, la comparazione tra le sue condizioni economiche e l’entità in sé
consistente del debito maturato, la considerazione del valore del cespite
immobiliare sito in Torchiarolo, non indicato, che appare essere piuttosto modesto,
tenuto conto del diritto di proprietà limitato ad una quota di un quarto,
dell’ubicazione in un piccolo centro di provincia e della modestissima rendita
catastale. In altri termini, non può ritenersi sufficiente ad escludere il disagio

fatto dell’esistenza di un bene di valore ignoto, ma che tutti gli elementi di
valutazione disponibili indicano in sé contenuto.
In conformità all’insegnamento espresso da questa Corte con orientamento
che si condivide (Cass. Sez. 1, n. 48400 del 23/11/2012, Loreto, rv. 253979; sez.
1, n. 13611 del 13/03/2012, Valenti, rv. 252292, che hanno affrontato casi similari
in punto dì fatto), avrebbe dovuto considerarsi se la sua eventuale espropriazione o
vendita su base volontaria sarebbe in grado di fornire i mezzi per l’adempimento o
se, nonostante la sua perdita, l’obbligazione da adempiere non porrebbe il debitore
in grave difficoltà con un sensibile peggioramento del suo bilancio personale e
familiare e lo scadimento delle sue condizioni di vita, già di per sé alimentate da
risorse limitate alla sussistenza, eventualità che le disposizioni dell’art. 6 D.P.R. nr.
115/2002 consente di evitare a salvaguardia della persona e del suo reinserimento
sociale.
Il provvedimento gravato va dunque annullato con rinvio e il Magistrato di
Sorveglianza dovrà attenersi ai principi di diritto più sopra espressi.

P. Q. M.

annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Magistrato di
Sorveglianza di Torino.
Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2015.

economico, che si ribadisce non consistere nella vera e propria indigenza, il mero

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