Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13930 del 07/01/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 13930 Anno 2015
Presidente: PETTI CIRO
Relatore: BELTRANI SERGIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
COMMISSO GIUSEPPE N. IL 02/02/1947
COMMISSO CLEMENTINA N. IL 13/03/1947
COMMISSO ROSA N. IL 25/10/1976
COMMISSO ROCCO N. IL 23/10/1980
avverso il decreto n. 44/2013 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 18/04/2014
sentita la elazione fatta dal Consigliere Dott. SERGIO BELTRANI;
lette/se ite le conclusioni del PG Dott.
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Data Udienza: 07/01/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con il decreto indicato in epigrafe, la Corte di appello di Reggio Calabria,
sezione misure di prevenzione, ha – per quanto in questa sede rileva confermato il decreto emesso dal Tribunale della stessa città in data 29 febbraio
2012 con il quale:
– GIUSEPPE COMMISSO, in atti generalizzato, era stato sottoposto alla
misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di

– era stata disposta la confisca di una serie di beni (dettagliatamente indicati
ai punti da 1 a 9 ed al punto 11 del decreti).
Dette misure di prevenzione erano state adottate sul presupposto che il
COMMISSO fosse persona socialmente pericolosa ex art. 1 I. n. 575 del 1965,
siccome già indiziato di appartenenza, con ruolo di primo piano, al sodalizio
criminoso denominato `ndrangheta, e che i beni confiscati – di valore economico
sproporzionato rispetto alle sue entrate lecite – fossero in sua effettiva
disponibilità, risultandone meramente fittizia l’intestazione a terzi.
Hanno proposto plurimi ricorsi per cassazione il proposto ed i terzi
interessati COMMISSO CLEMENTINA, COMMISSO ROSA e COMMISSO ROCCO,
in atti generalizzati, deducendo:
COMMISSO GIUSEPPE, COMMISSO CLEMENTINA e COMMISSO ROSA
(ricorso congiunto a firma degli avv. A. Speziale e S. Furfaro)
I – eccezione di illegittimità costituzionale degli artt. 4, comma 11, I. n.
1423 del 1956 e 3-ter, comma 2, I. n. 575 del 1965 (da estendere agli artt. 10
e 27 D. Lgs. n. 159 del 2011), nella parte in cui, limitando alla sola violazione di
legge il ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione, comprimono
la sindacabilità dei vizi di contraddittorietà e di illogicità manifesta della
motivazione correlati alla erronea applicazione della legge penale ai sensi
dell’art. 606, comma 1, lett. B), D) ed E) c.p.p., per contrasto con gli artt. 3, 24
e 111 della Costituzione – peraltro già recentemente sollevata dalla V sezione
della Corte di cassazione;
H – violazione degli artt. 111 Cost., 4 I. n. 1423 del 1956 e 125 c.p.p., per
mancanza assoluta di motivazione in ordine alla ritenuta pericolosità sociale di
COMMISSO GIUSEPPE;

soggiorno per la durata di anni cinque;

III – violazione degli artt. 111 Cost., 4 I. n. 1423 del 1956 e 125 c.p.p., per
mancanza assoluta di motivazione in ordine al richiesto esame del tipo e della
durata della misura di prevenzione inflitta;
IV – violazione degli artt. 111 Cost., 2-bis e 2-ter I. n. 575 del 1965, quanto
ai presupposti di applicabilità della misura patrimoniale, in relazione alla prova
dell’acquisizione illecita, alla sproporzione e, quanto ai beni dei terzi, alla
disponibilità da parte del proposto – mancanza di motivazione su tali aspetti ed,

realizzazione dei beni, al valore effettivo di quelli acquistati ed alle reali
possibilità economiche dei soggetti interessati;
V – violazione dell’art. 2-ter in relazione alla confisca dell’intero fabbricato di
cui al punto 8 del decreto (il vetusto palazzo ristrutturato nel tempo),
nonostante il riscontrato impiego per l’acquisto di risorse lecite (il risarcimento
per ingiusta detenzione e l’accesso al mutuo bancario), rilevanti al fine
dell’individuazione della porzione di fabbricato eventualmente confiscabile.
COMMISSO GIUSEPPE, COMMISSO CLEMENTINA, COMMISSO ROSA e
COMMISSO ROCCO
(ricorso congiunto a firma dell’avv. M. Santambrogio)
I – con riferimento alla misura personale, violazione di legge in relazione
agli artt. 1 e 2 I. n. 575 del 1965;
H – con riferimento alla misura patrimoniale, violazione di legge i relazione
all’art. 2-ter, comma 3, 1° cpv., I. n. 575 del 1965 (ora art. 24 D. Lgs. n. 159
del 2011);
III – illegittimità costituzionale degli artt. 4, comma 11, I. n. 1423 del 1956
e 3-ter, comma 2, I. n. 575 del 1965, nella parte in cui, limitando alla sola
violazione di legge il ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione,
comprimono la sindacabilità dei vizi di contraddittorietà e di illogicità manifesta
della motivazione correlati alla erronea applicazione della legge penale ai sensi
dell’art. 606, comma 1, lett. B), D) ed E) c.p.p., per contrasto con gli artt. 3, 24
e 111 della Costituzione;
IV – violazione degli artt. 2-bis, comma 3, e 2-ter comma 3, I. n. 575 del
1965 (ora artt. 19 e 24 D. Lgs. n. 159 del 2011), in relazione al secondo piano

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in particolare, per omesso esame di dati rilevanti quanto al costo di

dell’immobile sito in via Fossicali nel Comune di Siderno (residenza familiare di
ROSA COMMISSO e del marito VINCENZO SALERNO).
Con requisitoria scritta pervenuta in data 22 ottobre 2014, il PG ha chiesto
«dichiararsi inammissibile il ricorso con le ulteriori statuizioni di legge>>.

In data 19 dicembre 2014 è pervenuta, per conto dei ricorrenti GIUSEPPE
COMMISSO, CLEMENTINA COMMISSO e ROSA COMMISSO, una memoria di

doglianze già formulate.

All’odierna udienza camerale, celebrata ex art. 611 c.p.p., è stata verificata
la regolarità degli avvisi di rito; all’esito, questa Corte Suprema, riunita in
camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti.

CONSIDERATO IN DIRITTO
I ricorsi sono integralmente inammissibili, per le plurime, diverse ragioni
che saranno di seguito analiticamente indicate.
1. Il ricorso a firma dell’avv. SANTAMBROGIO presentato nell’interesse di
GIUSEPPE COMMISSO, CLEMENTINA COMMISSO e ROSA COMMISSO,
depositato il 21 ottobre 2014, è inammissibile per difetto di legittimazione, non
essendo consentito alle predette parti essere assistite da tre difensori: i predetti
risultano, infatti, ciascuno assistiti da due difensori, gli avv. A. SPEZIALE e S.
FURFARO, che hanno sottoscritto il ricorso depositato – sempre nell’interesse
delle predette parti – in data antecedente (ovvero il 16 settembre 2014).

1.1. Il ricorso a firma dell’avv. SANTAMBROGIO presentato nell’interesse di
ROCCO COMMISSO è, a sua volta, inammissibile per difetto di legittimazione,
non allegando, né facendo menzione, della necessaria procura speciale (lo
stesso avv. SANTAMBROGIO si qualifica mero difensore di fiducia di ROCCO
COMMISSO).
Le Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 47239 del 30 ottobre 2014,
CED Cass. n. 260894) hanno, infatti, chiarito che – come già sostenuto da
questa Sezione (sentenza n. 27037 del 27 marzo 2012, CED Cass. n. 253404 è inammissibile il ricorso per cassazione proposto, avverso il decreto che
dispone la misura di prevenzione della confisca, dal difensore del terzo
interessato non munito di procura speciale, ex art. 100, cod. proc. pen.; né, in

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replica alla predetta requisitoria, con ampi rilievi che illustrano ulteriormente le

tal caso, può trovare applicazione la disposizione di cui all’art. 182, comma
secondo, cod. proc. civ., per la regolarizzazione del difetto di rappresentanza.
2. Il primo motivo del ricorso a firma degli avv. A. SPEZIALE e S. FURFARO
è manifestamente infondato: invero, la dedotta questione di legittimità
costituzionale è all’evidenza priva di rilevanza, atteso che i ricorrenti hanno
dedotto unicamente plurime violazioni di legge e vizi di mancanza assoluta di
motivazione, non anche vizi di contraddittorietà e di illogicità manifesta della

2.1. Le reiterate doglianze di violazione dell’art. 111 della Costituzione, non
sollevate in unione alla prospettazione di ulteriori questioni di legittimità
costituzionale (secondo, terzo e quarto motivo), contenute nel ricorso a firma
degli avv. A. SPEZIALE e S. FURFARO, sono inammissibili perché non
consentite.
Invero, questa Corte (Sez. II, sentenza n. 677 del 10 ottobre 2014, dep. 12
gennaio 2015, CED Cass. n. 261551) ha già chiarito che è inammissibile il
motivo di ricorso per cassazione con il quale si deduce la violazione di norme
costituzionali, poiché l’inosservanza di disposizioni della Costituzione non è
prevista tra i casi di ricorso dall’art. 606 cod. proc. pen. e può soltanto
costituire fondamento di questioni di legittimità costituzionale.

2.2. Le reiterate doglianze di violazione dell’art. 125 c.p.p. (secondo e terzo
motivo), contenute nel ricorso a firma degli avv. A. SPEZIALE e S. FURFARO,
sono inammissibili perché non consentite.
Invero, questa Corte (Sez. VI, sentenza n. 45249 dell’8 novembre 2012,
CED Cass. n. 254274) ha già chiarito che è inammissibile il motivo in cui si
deduca la violazione dell’art. 192 c.p.p., dell’art. 125 o dell’art. 546, comma 1,
lett. e), c.p.p., per censurare l’omessa od erronea valutazione di ogni elemento
di prova acquisito o acquisibile, in una prospettiva atomistica ed
indipendentemente da un raffronto con il complessivo quadro istruttorio, in
quanto i limiti all’ammissibilità delle doglianze connesse alla motivazione, fissati
specificamente dall’art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., non possono essere
superati ricorrendo al motivo di cui all’art. 606, comma 1, lett. c), c.p.p., nella
parte in cui consente di dolersi dell’inosservanza delle norme processuali
stabilite a pena di nullità.

2.3.

Le ulteriori doglianze (secondo, terzo, quarto e quinto motivo)

contenute nel ricorso a firma degli avv. A. SPEZIALE e S. FURFARO sono in

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motivazione.

parte non consentite perché genericamente dedotte per la prima volta in questa
sede, e comunque assolutamente prive di specificità in tutte le loro articolazioni
(reiterando, più o meno pedissequamente, censure già dedotte in appello e già
non accolte: Sez. IV, sentenza n. 15497 del 22 febbraio – 24 aprile 2002, CED
Cass. n. 221693; Sez. VI, sentenza n. 34521 del 27 giugno – 8 agosto 2013,
CED Cass. n. 256133), del tutto assertive e, comunque, manifestamente
infondate, a fronte dei rilievi con i quali la Corte di appello – con
argomentazioni conformi a quelle del primo giudice (come è fisiologico in

esaurienti, e, pertanto, esenti da vizi rilevabili in questa sede – ha motivato:
– (secondo motivo) il giudizio di attuale pericolosità sociale del proposto
GIUSEPPE COMMISSO, valorizzando (f. 14 s.) la motivatamente accertata
situazione attuale di mera contiguità, <

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