Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13924 del 20/02/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 13924 Anno 2015
Presidente: PETTI CIRO
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RUSSO FRANCESCO N. IL 16/01/1966
avverso la sentenza n. 791/2010 CORTE APPELLO di L’AQUILA, del
07/06/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO
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Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Lt/k„kb”adviez,„
duz.’
che ha concluso per
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv. À-e
or

Data Udienza: 20/02/2015

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Russo Francesco ricorre per cassazione – a mezzo del suo
difensore – avverso la sentenza della Corte di Appello di L’Aquila del
7.6.2013, che, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Pescara
che lo aveva condannato alle pene di giustizia per il reato di truffa
commesso in danno del condominio del quale era amministratore e dei

suoi confronti perché estinto il reato per prescrizione, confermando le
statuizioni civili di condanna al risarcimento dei danni pronunciate dal
primo giudice.
2. Deduce l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge, nonché
il vizio della motivazione della sentenza impugnata con riferimento alla
ritenuta sussistenza degli elementi costitutivi del reato di truffa, con
particolare riferimento agli artifici e raggiri, all’ingiusto profitto conseguito
e all’elemento costitutivo del danno patrimoniale.
3. Le censure sono inammissibili, in quanto – nella sostanza sottopongono alla Corte profili relativi al merito della valutazione delle
prove, che sono insindacabili in sede di legittimità, quando – come nel
caso di specie – risulta che i giudici di merito hanno esposto in modo
ordinato e coerente le ragioni che giustificano la loro decisione,
individuando, tra l’altro, gli artifici e raggiri nella presentazione
all’assemblea del condominio di un falso preventivo (apparentemente
proveniente dalla ditta Super Restauri) contenente prezzi più alti, in
modo da indirizzare l’assemblea verso la scelta del secondo preventivo
proveniente dalla ditta (“Parthenon”) della moglie, sulla cui affidabilità
l’imputato diede assicurazioni (pur non disponendo tale ditta di personale
dipendente); l’ingiusto profitto nel conseguimento dell’affidamento dei
lavori e il danno patrimoniale per i condomini nella avvenuta esecuzione
di lavori difettosi e non a regola d’arte (sul punto richiamando la
deposizione del tecnico direttore dei lavori Angrilli Mauro).
Deve escludersi, pertanto, tanto la mancanza quanto la manifesta
illogicità della motivazione, vizio quest’ultimo che, per essere deducibile
nel giudizio di cassazione, deve essere «di macroscopica evidenza»,
«percepibile “ictu ocu/i”» (cfr. Cass., sez. un., n. 24 del 24.11.1999 Rv

2

relativi condomini dello stesso, ha dichiarato non doversi procedere nei

214794; Sez. un., n. 47289 del 24/09/2003 Rv. 226074), ciò che – nel
caso di specie – deve senz’altro escludersi.
Non vale ad escludere la sussistenza del danno – quale elemento
costitutivo del reato – il rigetto, da parte del Tribunale civile di Pescara,
della domanda riconvenzionale avanzata dal condominio nei confronti
della ditta Parthenon. Infatti, in tale giudizio il condominio aveva

contratto per inadempimento della ditta Parthenon. Tale domanda è stata
rigettata con riferimento alla “importanza” dell’inadempimento, in quanto
“risultano lavori che possono essere considerati non tutti interamente
lesivi rispetto al risultato stesso, per cui una parte di essi può
ragionevolmente essere mantenuta a condizione di intervenire con
integrazioni e/o modifiche”; senza cioè che il giudice civile escludesse la
cattiva esecuzione di parte delle opere e, quindi, la sussistenza di un
danno giuridicamente rilevante. La censura sul punto risulta perciò
manifestamente infondata.
3. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e – considerati i profili di colpa – della sanzione pecuniaria
determinata equitativamente come in dispositivo.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione
Penale, addì 20 febbraio 2015.

proposto domanda riconvenzionale volta ad ottenere la risoluzione del

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