Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13921 del 20/02/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 13921 Anno 2015
Presidente: PETTI CIRO
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CIRELLI MASSIMILIANO N. IL 31/01/1974
avverso la sentenza n. 3246/2009 CORTE APPELLO di ROMA, del
08/10/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO
Udito il Procuratore Qerale in persona del Dott.
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che ha concluso per

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Udito, per la parte civile, l’Avv
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Data Udienza: 20/02/2015

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Cirelli Massimiliano ricorre per cassazione – a mezzo del suo
difensore – avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma
dell’8.10.2012, che ha confermato la pronuncia del locale Tribunale, con
la quale è stato condannato alle pene di legge per il delitto di
ricettazione, avente ad oggetto un assegno bancario denunciato smarrito.

2.1. Col primo motivo di ricorso, deduce l’inosservanza e l’erronea
applicazione della legge, nonché il vizio della motivazione della sentenza
impugnata con riferimento alla ritenuta responsabilità dell’imputato.
Deduce, in particolare, l’erroneità della identificazione dell’imputato a
mezzo delle sole dichiarazioni del teste Mostarda, fondate peraltro sul
solo numero di codice fiscale di cui questi era in possesso.
La censura è inammissibile, in quanto – nella sostanza – sottopone
alla Corte profili relativi al merito della valutazione delle prove, che sono
insindacabili in sede di legittimità, quando – come nel caso di specie risulta che i giudici di merito hanno esposto in modo ordinato e coerente
le ragioni che giustificano la loro decisione (richiamando, tra l’altro, le
dichiarazioni del teste Mostarda e la circostanza che l’imputato era ben
noto presso l’agenzia assicurativa ove ha negoziato il titolo, della quale
era cliente da anni), sicché deve escludersi tanto la mancanza quanto la
manifesta illogicità della motivazione, vizio quest’ultimo che, per essere
deducibile nel giudizio di cassazione, deve essere «di macroscopica
evidenza», «percepibile nictu ocuir» (cfr. Cass., sez. un., n. 24 del
24.11.1999 Rv 214794; Sez. un., n. 47289 del 24/09/2003 Rv. 226074),
ciò che – nel caso di specie – deve senz’altro escludersi.
2.2. Col secondo motivo di ricorso, deduce l’inosservanza e l’erronea
applicazione della legge, nonché il vizio della motivazione della sentenza
impugnata con riferimento al diniego dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 4
cod. pen.
La censura è manifestamente infondata.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, in tema di delitto di
ricettazione, ai fini della sussistenza della circostanza attenuante del
danno patrimoniale di speciale tenuità, non rileva solo il valore economico

2

2. Propone due motivi di ricorso.

della cosa ricettata, ma anche il complesso dei danni patrimoniali
oggettivamente cagionati alla persona offesa dal reato come conseguenza
diretta del fatto illecito e perciò ad esso riconducibili, la cui consistenza va
apprezzata in termini oggettivi e nella globalità degli effetti (Sez. U, n.
35535 del 12/07/2007 Rv. 236914; Sez. 2, n. 36916 del 28/09/2011 Rv.
251152; Sez. 2, n. 3576 del 23/10/2013 – dep. 24/01/2014 – Rv.

Nella specie, la Corte territoriale ha negato la invocata attenuante
tenuto conto della modalità complessiva della condotta e della somma
portata dal titolo. La motivazione sul punto è esente da vizi logici e
giuridici, risultando così incensurabile in sede di legittimità.
3. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e – considerati i profili di colpa – della sanzione pecuniaria
determinata equitativamente come in dispositivo.
Non sussiste la prescrizione del reato invocata dalla difesa e ciò in
ragione della recidiva reiterata specifica contestata nel giudizio di primo
grado; in ogni caso, l’inammissibilità del ricorso preclude il rilievo della
prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata (cfr.
Cass., Sez. Un., n. 23428 del 22/03/2005 Rv. 231164; Sez. Un., n. 32
del 22/11/2000 Rv. 217266).
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione
Penale, addì 20 febbraio 2015.

260021).

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