Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13916 del 10/03/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13916 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: PISTORELLI LUCA

SENTENZA

sul ricorso presentato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo
nel procedimento nei confronti di:
Abdulai Sedu, nato a Yendi, il 7/11/1969;

avverso l’ordinanza del 29/12/2014 del Tribunale di Palermo;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Mario
Pinelli, che ha concluso per l’annullamento parziale con rinvio del provvedimento
impugnato.
RITENUTO IN FATTO
1.Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Palermo ha confermato l’applicazione ad
Abdulai Sedu della misura cautelare della custodia in carcere per i reati di falso
nummario ex art. 453 c.p.p. e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, mentr

Data Udienza: 10/03/2015

per quanto qui di interesse, annullava parzialmente il provvedimento genetico con
riguardo al concorrente reato di partecipazione ad associazione a delinquere
transnazionale finalizzata alla consumazione dei menzionati reati di falso nummario.
2. Avverso l’ordinanza ricorre il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Palermo deducendo errata applicazione della legge penale e correlati vizi della
motivazione in merito alla ritenuta esclusione dei gravi indizi della partecipazione

ricorrente lamenta come, mutuando i principi affermati dalla giurisprudenza in merito
alla configurabilità del reato associativo in materia di stupefacenti nell’ipotesi di stabile
rapporto tra venditore e acquirente, anche nel caso di specie il Tribunale avrebbe
dovuto giungere alle medesime conclusioni, atteso il per l’appunto/stabile rapporto di
fornitura esistente tra gli importatori dalla Cina delle banconote e monete false di cui
si tratta e l’Abdulai, che provvedeva poi a spacciarle in maniera continuativa sulla
piazza di Palermo, a nulla rilevando che l’indagato agisse per un autonomo fine di
lucro, argomento per converso valorizzato dai giudici del riesame. Non di meno il
provvedimento impugnato avrebbe trascurato di considerare il contenuto di alcune
intercettazioni invece sintomatiche dell’organicità dell’Abdulai al sodalizio prospettato.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è infondato e per certi versi inammissibile e deve essere rigettato.
2. Il Tribunale invero non ha negato l’estendibilità alla fattispecie in oggetto della
giurisprudenza per cui l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti sussiste non
solo nel caso di condotte parallele poste in essere da persone accomunate dall’identico
interesse di realizzazione del profitto mediante il commercio di droga, ma anche
nell’ipotesi di un vincolo durevole che accomuna il fornitore di droga agli acquirenti,
che in via continuativa la ricevono per immetterla nel mercato del consumo.
Estensione che per l’appunto deve ritenersi possibile, giacchè l’oggetto del commercio
illecito è irrilevante ai fini della riconoscimento del vincolo associativo instauratosi a
seguito della costituzione di uno stabile rapporto tra venditore e acquirente alle
condizioni individuate da questa Corte.
2.1 I giudici del riesame hanno però escluso che nel caso di specie possa affermarsi la
sussistenza del suddetto vincolo associativo in riferimento alla posizione dell’Abdulai che per l’appunto nella vicenda in oggetto sarebbe colui che con apparente abitualità si
riforniva di banconote e monete false presso alcuni cinesi operanti a Napoli dove le
facevano arrivare dalla Cina – per un duplice ordine di ragioni. Per un verso il
Tribunale ha argomentato dalla contrapposizione degli interessi di cui erano portatori
l’indagato e i suoi fornitori; per l’altro ha escluso che le emergenze dell’indagine

dell’indagato all’associazione sopra descritta. In particolare il pubblico ministero

fossero in grado di dimostrare l’intensità del rapporto instauratosi tra il primo ed i
secondi, nonché l’estensione del commercio organizzato dal sodalizio radicato in Napoli
e dunque di individuare l’effettiva importanza del “compratore” Abdulai per lo stesso.
2.2 In effetti, come eccepito dal pubblico ministero ricorrente, la prima ratio decidendí
non può essere condivisa, atteso che, per il consolidato insegnamento di questa Corte,
non sono di ostacolo alla costituzione del vincolo associativo come sopra configurato
né la diversità di scopo personale, né la diversità dell’utile, ovvero il contrasto tra gli

dell’intera attività criminale (ex multís Sez. 6, n. 3509 del 10 gennaio 2012, Ambrosio
e altri, Rv. 251574).
2.3 Ciò non toglie che l’atro ordine di considerazioni svolte dal Tribunale sia da solo
sufficiente a sostenere la decisione assunta. Considerazioni che si fondano su altro e
parimenti consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui il
sodalizio tra venditore e acquirente può ritenersi sussistente solo ove il giudice
verifichi, attraverso l’esame delle circostanze di fatto, e, in particolare, della durata
dell’accordo criminoso tra i soggetti, delle modalità di azione e collaborazione tra loro,
del contenuto economico delle transazioni, della rilevanza obiettiva che il contraente
riveste per il sodalizio criminale, che la volontà dei contraenti abbia superato la soglia
del rapporto sinallagmatico contrattuale e sia stato realizzato un legame che riconduce
la partecipazione del singolo al progetto associativo (ex multis Sez. 3, n. 21755 del 12
marzo 2014, Anastasi e altri, Rv. 259881).
2.4 In applicazione i giudici territoriali hanno compiuto una valutazione logica e
sostenuta da adeguata motivazione sulle ragioni per cui il rapporto tra l’Abdulai e i
suoi fornitori non assurge a sintomo dell’organicità del primo al sodalizio costituito dai
secondi. Ed in tal senso il provvedimento impugnato ha fatto correttamente leva
soprattutto sul difetto di evidenza dell’importanza del “cliente” Abdulai per
l’organizzazione. Infatti, la sola stabilità nel tempo dei rapporti di compravendita è
elemento necessario ma non sufficiente per affermare la sussistenza del vincolo
associativo, dovendosi in realtà fornire la prova che l’acquirente (o il fornitore a
seconda dei casi) è per il sodalizio veicolo essenziale, ancorchè non esclusivo, di
accesso al mercato di riferimento (sia quello dell’approvvigionamento o quello dello
smercio). Solo in questo caso, infatti, il continuativo rapporto commerciale tra
venditore e acquirente può ritenersi emblematico del fenomeno associativo in quanto
assume il carattere di condizione stessa dell’esistenza del sodalizio.
2.5 Sul punto il ricorrente ha sostanzialmente omesso qualsiasi confutazione, rivelando
l’intrinseca genericità delle sue doglianze, dovendosi in proposito ricordare come difetti
di specificità il ricorso per cassazione che si limiti alla critica di una sola delle rationes
decidendi poste a fondamento della decisione, ove siano entrambe autonome ed
autosufficienti (Sez. 3, n. 30021 del 14 luglio 2011, F., Rv. 250972). Né in senso

interessi economici che i singoli partecipi si propongono di ottenere dallo svolgimento

contrario rileva la mancata valutazione di alcune intercettazioni di cui pure il ricorrente
si lamenta, avendo egli omesso di dimostrare la decisività dei dati probatori
eventualmente trascurati, invece solo asserita dal pubblico ministero.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso del Pubblico Ministero.

c.p.p.
Così deciso il 10/3/2015

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att.

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