Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13903 del 27/01/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 13903 Anno 2015
Presidente: BEVERE ANTONIO
Relatore: POSITANO GABRIELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CARRANO LUIGI N. IL 30/01/1981
CARRANO FLORA N. IL 01/06/1971
CARRANO RITA N. IL 11/03/1975
avverso il decreto n. 78/2013 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
29/10/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
01\..

,t2 ‘ A

Uditi difensor Avv.;

h-\CAA7:-

Data Udienza: 27/01/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Il difensore di Carrano Luigi, Flora e Rita propone ricorso per cassazione contro il
decreto motivato, emesso in data 29 ottobre 2013, dalla Corte d’Appello di Napoli nella
parte in cui conferma il decreto reso dal Tribunale di Napoli, in data 5 dicembre 2012,
che disponeva la confisca di immobili siti in Napoli (in particolare, un appartamento
intestato a Carrano Luigi, un terreno intestato a Carrano Flora e un appartamento
intestato a Carrano Rita), già destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza

l’imposizione di una cauzione di euro 15.000, confisca di beni immobili analiticamente
descritti e indicati ed intestati ai figli del proposto, Carrano Luigi, Flora e Rita.
2. Con il ricorso, il difensore lamenta contraddittorietà della motivazione e mancata
valutazione delle circostanze dedotte dai familiari del proposto riguardo alla diversa
attribuibilità dei beni sottoposti a sequestro.
3. Con parere del 19 giugno 2014 il Procuratore generale della Corte di Cassazione
conclude per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con condanna al pagamento
delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, rilevando
che le censure mosse dai ricorrenti riguardano, sostanzialmente, un vizio di
motivazione, incensurabile in questa sede.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Le censure sono inammissibili attenendo tutte ad un vizio di motivazione, sotto il profilo
della contraddittorietà o dell’inadeguatezza della valutazione del materiale probatorio in
atti.
2. Quanto al vizio di motivazione va puntualizzato a riguardo che ai sensi dell’art. 4,
comma 11, I. 27 dicembre 1956, n. 1423, avverso il decreto della Corte d’Appello, che
decide sulla impugnazione avverso il provvedimento con cui il Tribunale applica una
delle misure di prevenzione personali previste dall’art. 3, I. 27 dicembre 1956, n. 1423,
è ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge, da parte del Pubblico Ministero
e dell’interessato.
3. Il sistema delle impugnazioni avverso i provvedimenti dell’autorità giudiziaria di
applicazione delle misure di prevenzione personali previste dall’art. 3, I. 27 dicembre
1956, n. 1423, è stato esteso, dall’art. 3 ter, comma 2, I. 31 maggio 1965, n. 575,
anche al provvedimento con cui il Tribunale dispone, tra l’altro, la confisca dei beni
sequestrati, ai sensi dell’art. 2 ter, I. 31 maggio 1965, n. 575.
4. Ne consegue che anche nei confronti del decreto con cui la Corte d’Appello decide sulla
impugnazione proposta avverso il provvedimento con cui il Tribunale applica la misur

speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, con

di sicurezza patrimoniale della confisca dei beni (o del sequestro) è ammesso ricorso
per cassazione solo per violazione di legge.
5. Orbene proprio questa limitazione del vizio denunciabile attraverso il ricorso per
cassazione è rimasta invariata anche dopo l’intervenuta abrogazione della I. 27
dicembre 1956, n. 1423 e della I. 31 maggio 1965, n. 575 da parte dell’art. 120,
comma 1, lettera a) e lettera b), del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159.

6. Ed invero, attualmente, l’art. 10, comma 3, d. Igs. 6 settembre 2011, n. 159, riproduce
il contenuto dell’art. 4, comma 11, I. 27 dicembre 1956, n. 1423, mentre l’art. 27, co.
2, d. Igs. 6 settembre 2011, n. 159, al pari dell’art. art. 3 ter, comma 2, I. 31 maggio
1965, n. 575, nel rimandare alle disposizioni contenute nel citato art. 10, comma 3, d.
Igs. 6 settembre 2011, n. 159, ribadisce il principio secondo cui avverso il decreto con
cui la Corte d’Appello decide sulla impugnazione del provvedimento con cui il Tribunale
ha disposto la confisca dei beni sequestrati, può essere proposto ricorso per cassazione
solo per violazione di legge.
7. Nel definire la nozione di “violazione di legge”, in tutti i casi in cui essa rappresenta
l’unico vizio che può essere dedotto con il ricorso per cassazione, la giurisprudenza del
Supremo Collegio è da tempo attestata sul principio secondo cui non rientra nel
concetto di violazione di legge, come indicato negli art. 111 cost. e 606, lett. b) e c),
c.p.p., la contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione, in quanto
separatamente previste come motivo di ricorso dall’art. 606, lett. e), stesso codice (cfr.
Cass., sez. I, 27/10/2010, n. 40827, rv. 248468; Cass., sez. V, 8/5/1998, n. 2879, rv.
210934; Cass., sez. I, 09/05/2006, n. 19093, rv. 234179; Cass., sez. IV, 27/02/2004,
n. 20191; Cass., sez. un., 28/01/2004, n. 5876, rv. 226710; Cass., sez. un.,
29/05/2008, n. 25932, rv. 239692.)
8. A tale chiaro indirizzo occorre affiancare l’opinione reiteratamente affermata in
giurisprudenza di legittimità secondo cui, essendo ammesso, in materia di misure di
prevenzione, personali e patrimoniali, il ricorso per cassazione soltanto per violazione di
legge, giusto il disposto dell’art. 4, I. 27 dicembre 1956 n. 1423, richiamato dall’art. 3
ter, comma 2, I. 31 maggio 1965 n. 575, il vizio della motivazione del decreto può
essere dedotto solo qualora se ne contesti l’inesistenza o la mera apparenza,
qualificabili come forme di violazione dell’obbligo di provvedere con decreto motivato,
imposto al giudice d’appello dal nono comma del predetto art. 4, I. n.1423 del 1956
(oggi comma secondo dell’art. 10, d. Igs. 6 settembre 2011, n. 159), non potendosi
estendere il ricorso al controllo dell’iter giustificativo della decisione, sicché è
inammissibile l’impugnazione con cui vengano denunciati i vizi di contraddittorietà o di
illogicità manifesta della motivazione (cfr., ex plurimis, Cass., sez. VI, 27/06/2013, n.

/2’

35240, rv. 256263; Cass., sez. VI, 28/02/2013, n. 20816, rv. 257007; Cass., sez. VI,
15/01/2013, n. 24272, rv. 256805; Cass., sez. V, 08/04/2010, n. 19598, rv. 247514).
9. La posizione su cui si è attestata la giurisprudenza di legittimità in tema di sindacato
sulla motivazione del decreto adottato dalla Corte d’Appello nel procedimento di
prevenzione, dunque, esclude dal novero dei vizi deducibili in sede di legittimità le
ipotesi previste dall’art. 606 comma 1, lett. e), c.p.p., potendosi esclusivamente

10.Ne deriva, pertanto, come è stato evidenziato, che, oltre ai casi di mancanza assoluta di
motivazione, col ricorso per cassazione contro i decreti emessi in materia di misure di
prevenzione, la motivazione deve ritenersi censurabile soltanto quando sia priva dei
requisiti minimi di coerenza, di completezza e di logicità, al punto da risultare
meramente apparente, o sia assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo
logico seguito dal giudice di merito ovvero, ancora, quando le linee argomentative del
provvedimento siano talmente scoordinate e carenti dei necessari passaggi logici da
fare risultare oscure le ragioni che hanno giustificato l’applicazione della misura (cfr.
Cass., sez. I, 21/1/1999, n. 544, rv. 212946; Cass., sez. VI, 10/03/2008, n. 25795).
11.A riguardo va rilevato come la difesa non abbia neppure prospettato l’ipotesi di
inesistenza o la mera apparenza della motivazione, qualificabili come forme di
violazione dell’obbligo di provvedere con decreto motivato, mentre va escluso che,
prescindendo delle (inammissibili) doglianze espressamente qualificate (già) dalla
stessa difesa in termini di contraddittorietà o inadeguatezza della motivazione, sia
rinvenibile nella decisione impugnata una argomentazione priva dei requisiti minimi di
coerenza, di completezza e di logicità, al punto da risultare meramente apparente.
12.Alla pronuncia di inammissibilità consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna di
ciascuno dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in
favore della Cassa delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni
dedotte, appare equo determinare in euro 1.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 27 gennaio 2015
Il Consigl re estensore

denunciare con il ricorso il caso di motivazione inesistente o meramente apparente.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA