Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13900 del 18/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13900 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FALCONE MARIO N. IL 29/03/1954
avverso il decreto n. 44/2013 CORTE APPELLO di CATANZARO, del
13/12/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO;
lette/ ntite le conclusioni del PG Dott.
c):

ensor Avv.;

Data Udienza: 18/11/2014

RITENUTO IN FATTO
1. Con decreto in data 13.12.2013 la Corte d’Appello di Catanzaro
rigettava l’appello proposto da Falcone Mario avverso il decreto del
Tribunale di Crotone con il quale era stata applicata al predetto la
misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di
soggiorno per la durata di anni tre e cauzione.
Rilevava, in particolare, la Corte territoriale, che pur essendo stata
richiesta e concessa la misura ex art. 4, lett. a), D. L.vo 159/2011,

di appartenenza ad associazione di tipo mafioso e che l’intervenuta
assoluzione del proposto da alcuni dei reati per i quali era stato tratto in
arresto e sui quali era stato fondato il provvedimento applicativo
rendeva debole il quadro di pericolosità qualificata, ritenuto in primo
grado, tuttavia, il decreto applicativo della misura di prevenzione
andava confermato, potendosi formulare un giudizio di pericolosità
sociale del proposto ex art. 1, lett. a) e b), D.L.vo 159/2011, quale
persona cioè socialmente pericolosa, in quanto abitualmente dedita a
traffici delittuosi, da ritenersi che viva anche in parte, con i proventi di
attività delittuose.
2. Avverso il predetto decreto il Falcone ha proposto ricorso per
cassazione, lamentando:
-con il primo motivo, la ricorrenza del vizio di cui all’art. 606, primo
comma, lett. b) c.p.p. in relazione agli artt. 1 e 4 D.Igs 159/2011, atteso
che nel procedimento di prevenzione, il giudice può certamente operare
una diversa qualificazione giuridica della proposta, ma ciò deve
avvenire senza che ciò comporti la violazione del principio del
contraddittorio, e, quindi, del diritto di difesa; vale, infatti, anche nel
procedimento di prevenzione il principio espresso dalla Corte Europea
dei diritti dell’uomo, secondo cui alla parte interessata deve essere
garantito il contraddittorio in ordine alla diversa definizione giuridica del
fatto, operata dal giudice ex officio, non essendo consentita una
decisione a sorpresa, quando da essa derivano effetti pregiudizievoli
alla parte; la diversa qualificazione giuridica del fatto è stata operata dal
secondo giudice ex officio, con conseguente impossibilità per le parti di
dispiegare qualsivoglia iniziativa e deduzione collegata alla
riqualificazione del fatto, intesa quale diversa categoria soggettiva in cui
ricomprendere il proposto e tale violazione di legge, essendosi tradotta
in una gravissima violazione del diritto di difesa, è da ritenersi vizio della
decisione impugnata;

essendo il Falcone soggetto socialmente pericoloso, in quanto indiziato

-con il secondo motivo, la violazione dell’art. 606, primo comma,
lett. b) c.p.p., per inosservanza ed erronea applicazione della legge in
ordine alla asserita pericolosità sociale del proposto, ex art. 1, lett. a) e
b) del d.lgs 159/2011, atteso che i precedenti penali del Falcone, si
riferiscono ad una sola condanna per il reato di estorsione, la cui
irrevocabilità risale, addirittura, al 1996; alcuna giusta considerazione è
stata attribuita, dalla Corte di merito, alla sentenza di assoluzione del
proposto nel procedimento penale n. 550/2005 con formula terminativa

notevoli spunti dai quali emerge chiaramente un dato di segno contrario,
ovvero, la completa estraneità del Falcone a qualsivoglia contesto di
pericolosità.
3. Il Procuratore Generale in sede ha presentato conclusioni scritte
per il rigetto del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso va respinto.
1. Il primo motivo di ricorso, con il quale il Falcone denuncia
l’illegittimità della diversa qualificazione giuridica della proposta- da
pericolosità qualificata, di cui all’art. 4, lett. a), D. L.vo 159/2011 a
pericolosità semplice ex art. 1, lett, a) e b), D.L.vo 159/2011 -non
merita accoglimento.
1.1. Va premesso che questa Corte ha più volte evidenziato che nel
procedimento di prevenzione, l’autorità giudiziaria può certamente
operare una diversa qualificazione giuridica della domanda in presenza
dei presupposti e delle condizioni di legge, ma ciò deve avvenire
assicurando la garanzia del contraddittorio.
Vale, infatti, anche nel procedimento di prevenzione la regola di sistema
espressa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui alla parte
interessata deve essere garantito il contraddittorio anche in ordine alla
diversa definizione giuridica del fatto operata dal giudice ex officio, non
essendo consentita una decisione “a sorpresa” quando da essa derivano
effetti pregiudizievoli per la parte (Sez. VI n. 10148 del 4.10.2012). Tale
regola è conforme al principio statuito dall’art. 111 Cost., comma 2, che
investe non soltanto la formazione della prova, ma anche ogni questione
che attiene la valutazione giuridica dei fatti (cfr. Cass. Sez. 6, n.
45807/2008, Rv. 241754, Drassich).
1.2.Tanto premesso, occorre evidenziare che nel caso di specie non
si è verificata alcuna violazione del contraddittorio, posto che la
riqualificazione della proposta è stata operata dalla Corte d’Appello, con

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ampia; la pronuncia assolutoria in oggetto, nella parte motiva, offre

riferimento a elementi di fatto – e segnatamente i plurimi precedenti di
polizia, una condanna per estorsione, sebbene risalente nel tempo e la
vicenda usuraria di cui al procedimento n. 2165/2009- sui quali
l’interessato ha avuto modo di difendersi, essendo stati introdotti ab
origine nella procedura, così come evidenziato dalla Corte territoriale, e
non già introdotti a “sorpresa
Giova in proposito richiamare i principi più volte affermati da
questa corte, secondo cui non si ha violazione del principio di

procedimento di prevenzione, qualora, proposta l’applicazione di una
misura di prevenzione con riferimento alla pericolosità sociale,
qualificata dagli indizi di appartenenza ad associazioni di tipo mafioso, il
provvedimento applicativo della misura risulti fondato sulla pericolosità
generica del soggetto, purchè tale riqualificazione si fondi su elementi
fattuali, non espressamente enunciati nella proposta, in relazione ai
quali sia stato garantito il contraddittorio
(Sez.2 n. 28638 del 06/03/2008; Sez. 1, n. 32032 del 10/06/2013
Rv. 256451; Sez. 1, n. 29966 del 08/04/2013).
La circostanza secondo cui la riqualificazione in questione è stata
applicata in sede d’appello non appare rilevante, trattandosi, come
detto, di qualificazione operata in relazione ad elementi fattuali presenti
nella procedura ab initio.
2. Infondato si presenta, altresì, il secondo motivo di ricorso, con il
quale il ricorrente adduce il vizio di violazione di legge, ma finisce in
sostanza per contestare le valutazioni operate dalla Corte territoriale in
merito alla ricorrenza nei suoi confronti della pericolosità di cui all’art. 1
lett. a) e b) D.Lvo 159/2011. E’ sufficiente richiamare in proposito i
principi affermati da questa Corte, secondo i quali nel procedimento di
prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione
di legge, secondo il disposto dell’art. 4 I. 27 dicembre 1956 n. 1423,
richiamato dall’art. 3 ter comma 2 I. 31 maggio 1965 n. 575; ne
consegue che, in tema di sindacato sulla motivazione, è esclusa dal
novero dei vizi deducibili in sede di legittimità l’ipotesi dell’illogicità
manifesta di cui all’art. 606, lett. e), c.p.p., potendosi esclusivamente
denunciare con il ricorso, poiché qualificabile come violazione
dell’obbligo di provvedere con decreto motivato imposto al giudice
d’appello dal nono comma del predetto art. 4 I. n.1423 del 1956, il caso
di motivazione inesistente o meramente apparente (Sez. un. 29 maggio
2014 n. 33451).

3

correlazione tra contestazione e pronuncia, valevole anche nel

2.1.Nel caso di specie la Corte territoriale ha esaurientemente
argomentato in merito alla ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 1
lett. a) e b) D.Lvo 159/2011, senza che tale valutazione si presenti
lacunosa, o meramente apparente, ed avendo fondato il giudizio di
pericolosità su plurimi elementi, che si presentano adeguati a supportare
la valutazione conclusiva espressa.
3. Il ricorso, pertanto, va rigettato ed il ricorrente va condannato al
pagamento delle spese del procedimento.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali
Così deciso il 18.11.2014

p.q.m.

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