Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13893 del 18/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13893 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PIACENTI ANTONIO MARCELLO N. IL 11/06/1966
avverso la sentenza n. 1205/2010 CORTE APPELLO di CATANIA, del
22/06/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore G nerale in persona del tt
che ha concluso per j1 I

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Udito, per la parte civile, l’Avv
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Data Udienza: 18/11/2014

Con sentenza in data 22.6.12 la Corte di Appello di Catania riformava la sentenza
emessa dal Giudice monocratico del Tribunale del luogo nei confronti di Morabito
Rosa e Piacenti Antonio,imputati del reato di cui agli artt.110-483 CP in relazione
all’art.76 DPR n.445/2000(per avere —nella dichiarazione sostitutiva unica per
richiesta di prestazioni sociali agevolate,omesso di dichiarare di essere in possesso di
tre immobili,in regime di comunione dei beni,(acc.in data 15.5.2006).
La Corte di appello pronunziava l’assoluzione della Morabito per non aver commesso
il fatto(rilevando che l’imputata si era limitata a richiedere al Comune il “bonus per il
figlio”,in epoca antecedente alla presentazione della dichiarazione sostitutiva,resa dal
Piacenti,come esposto in sentenza a fl.5)-Nei confronti del Piacenti la Corte riduceva la pena,concedendo le attenuanti
generiche,a mesi cinque di reclusione,confermando nel resto l’impugnata sentenza.
Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore deducendo:
1-violazione di legge e vizi di motivazione inerenti all’applicazione dell’art.483 CP e
dell’art.76 DPR. n.445 del 2000Rilevava al riguardo che la Corte aveva desunto la prova del fatto contestato
evidenziando che il documento acquisito era costituito da una copia tratta da memoria
informatica del CAAF,che attestava l’inserimento nel sistema informatico della
dichiarazione in contestazione ,così recepita dall’INPS.
La difesa rilevava carenza di prova a carico del ricorrente evidenziando che il
documento non recava la sottoscrizione dell’imputato,e censurava la motivazione,in
quanto carente sul punto.
Richiamava gli artt.38 e 47 DPRn.445/2000,rilevando che avrebbe dovuto essere
valutata la mancata allegazione di un documento di identità dell’imputato,alla
dichiarazione sostitutiva,onde riteneva inadeguata la documentazione menzionata dal
giudice di appello al fine di integrare l’ipotesi di reato prevista dall’art.483 CP.(fl.4-5
del ricorso)Peraltro censurava il difetto di motivazione,in riferimento alla circostanza,(avvalorata
da deposizione dibattimentale resa dal teste Rapisarda)-che l’imputato avrebbe
potuto ricevere il contributo richiesto anche qualora il reddito fosse stato indicato in
modo corretto(pari ad €1.118,44) Il-inosservanza ed erronea applicazione di legge e difetto di motivazioneA riguardo la difesa rilevava che la condotta contestata si rivelava rispondente
all’ipotesi prevista dall’art.316 ter CP.,che vale ad assorbire quella dell’art.483 CP.
La difesa citava al riguardo giurisprudenza di questa Corte delle Sezioni
Unite(n.7537 del 16.12.2010,e Sez.II,n.17300 del 24.1.2013),rilevando peraltro che il
caso di specie rientrerebbe nell’ambito dell’art.316 ter comma secondo,che prevede
la sanzione amministrativa,nei casi in cui la somma indebitamente percepita sia
inferiore ad euro 3.999,96-

RITENUTO IN FATTO

RILEVA IN DIRITTO

,1
Il ricorso risulta dotato di fondamento a&4(
0″44/441w1444
i
Invero la fattispecie in esame,secondo quanto contestato all’odierno
ricorrente,conceme la falsa attestazione resa al pubblico ufficio circa i requisiti per
ottenere l’erogazione di un contributo a carico dell’INPS.
Orbene,secondo quanto stabilito da questa Corte, in riferimento al rapporto tra
l’ipotesi normativa ascritta ai sensi dell’art.483 CP.e quella prevista dall’art.316 ter
CP-con sentenza delle Sezioni Unite del 16.12.2010,n.7537 dep.il 25.2.2011RV249105,Est.Fiale-il reato di falso di cui all’art.483 CP resta assorbito in quello di
indebita percezine di erogazioni a danno dello Stato in tutti i casi in cui l’uso o la
presentazione di dichiarazioni o documenti falsi costituiscano elementi essenziali di
quest’ultimo,pur quando la somma indebitamente percepita o non pagata dal
privato,non superando la soglia minima di erogazione-Euro 3.999,96-dia luogo a una
mera violazione amministrativa.
Tanto premesso deve evidenziarsi ,alla luce del suddetto principio,i1 fondamento
delle censure avanzate dalla difesa circa l’erronea applicazione-nella specie-della
ipotesi di falso,essendo stato dimostrato che l’istanza di cui alla contestazione —
ritenuta mendace per l’omessa indicazione delle disponibilità di immobili-vale ad
integrare la mera violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. n.445 del 2000,non
superando i limiti previsti in riferimento alla richiesta avanzata dal soggetto odierno
ricorrente.
In virtù di tali rilievi,considerato altresì che vi è riferimento alla erogazione indebita
di un contributo che non supera il limite suscettibile di integrare la violazione
amministrativa,ai sensi dell’art.316 comma secondo CP,ricorrono i presupposti del
proscioglimento dell’imputato ,e va in tal senso pronunziato l’annullamento senza
rinvio del provvedimento impugnato,perché il fatto non è preveduto dalla legge come
reato ;va disposta conseguentemente la trasmissione degli atti alla Prefettura di
Catania per quanto di competenza-

III-deduceva infine l’intervenuta estinzione del reato per decorrenza del termine di
prescrizione(pari ad anni sette e mesi sei per l’ipotesi contestata ex art.483 CP-76
DPR.n.445/2000)IV-difetto di motivazione in relazione agli artt.132-133 CP ,rilevando che la Corte
aveva determinato la pena in riferimento a limite superiore al minimo edittale,senza
rendere specifica motivazione (precisando che l’imputato non aveva ricevuto il
contributo richiesto,e che-in ogni caso egli ne avrebbe potuto ottenere la erogazione
in rapporto al reddito)V-violazione di legge,in riferimento alla mancata concessione del beneficio della non
menzione,ex art.175 CPPPer tali motivi concludeva chiedendo l’annullamento della impugnata sentenza-

PQM
Annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non è preveduto dalla
legge come reato e dispone trasmettersi gli atti alla Prefettura di Catania per quanto di
competenza.

Roma,deciso in data 18 novembre 2014.

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