Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13890 del 18/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13890 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
NUNZIANTE CAMILLA N. IL 30/04/1957
MALCANGI CATALDO N. IL 02/01/1953
avverso la sentenza n. 573/2010 CORTE APPELLO di BARI, del
24/10/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore Ge erale in ersona del Dott. &burlo \(
che ha concluso per –

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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udito i tlifensor(Avv. (Ct/:-(Y’ Ag-a

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Data Udienza: 18/11/2014

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RILEVATO I N FATTO
Con l’impugnata sentenza, per quanto ancora d’interesse, fu confermato il giudizio di penale
responsabilità di NUNZIANTE Camilla e MALCANGI Francesco in ordine al reati di concorso con
CIALDELLA Francesco, amministratore unico della fallita Maxi Store s.r.l. dall’Il marzo 2003 al 26
luglio 2004, nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione, consistito, secondo l’accusa,
nell’indebito versamento, da parte dell’impresa fallita alla Multitrade s.r.I., di cui era
amministratore di diritto la Nunziante e di fatto il Malcangi, della somma di complessivi euro
219.450, 85, dei quali euro euro 198.188,03 per fittizio pagamento di merci in realtà non
corrispondenti fatture; euro 11.500 per pagamenti privi di causale.
Awerso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione (facendolo poi seguire da memoria
illustrativa in favore della sola Nunziante) la comune difesa degl’imputati, denunciando:
in rito, la nullità della sentenza d’appello, in quanto priva della sottoscrizione del
presidente del collegio, apposta soltanto in margine al provvedimento con il quale era stata
disposta la rettifica dell’errore materiale contenuto nella sentenza di primo grado
relativamente alla data di pronuncia della medesima;
nel merito, vizi vari di motivazione attinenti sia alla prova delle effettiva sussistenza delle
ipotizzate condotte distrattive sia a quella della loro addebitabilità ai ricorrenti.
CONSIDERATO IN DIRITTO
La doglianza in rito proposta nel ricorso appare priva di fondamento, giacchè dalla visione della
copia in atti della sentenza impugnata risulta che la stessa, al pari del pedissequo decreto di
rettifica dell’errore materiale contenuto nella sentenza di primo grado, reca la sottoscrizione,
oltre che del consigliere relatore, anche del presidente del collegio, dott. Maria Iacovone.
Appare invece fondato, per quanto di ragione, il secondo motivo dì ricorso, dal momento che, in
effetti, la motivazione posta a base, nell’impugnata sentenza, del confermato giudizio di
colpevolezza degl’imputati, non tiene in alcun modo conto del fatto che a costoro non era
attribuita la veste di partecipi, di diritto o di fatto, nella gestione dell’impresa fallita, ma solo
quella di concorrenti, secondo le ordinarie regole del concorso di persone nel reato, nei fatti di
bancarotta addebitati all’amministratore di detta impresa, per avere ricevuto da quest’ultimo le
prestazioni economiche ritenute, secondo l’accusa, prive di contropartita; ragion per cui non
avrebbe potuto essere assunto, come invece è avvenuto, quale elemento probatorio pressochè
esclusivo a dimostrazione del fondamento dell’ipotesi accusatoria il semplice fatto (ved. pag. 19
della sentenza), che l’effettività delle prestazioni in questione non avrebbe trovato conferma nelle
scritture contabili della Multitrade per essere state queste, secondo la Guardia di Finanza,
presumibilmente occultate e, comunque, mai esibite, quasi che si trattasse, nella specie, del
fallimento della Multitrade e non invece di quello della Maxi Store e si potessero quindi trarre
elementi di responsabilità a carico dei suoi amministratori (di diritto o di fatto) dalla mancata o
irregolare tenuta dei libri e delle scritture contabili. Ed è, poi, appena il caso di osservare, in
aggiunta, che, anche a dare per certa la consapevolezza, da parte dei ricorrenti, dello stato di
dissesto (provocato o meno che esso fosse stato da parte dei suoi amministratori) nel quale si

consegnate; euro 9.762, 82 per canoni di locazione di un capannone, in assenza delle

sarebbe trovata la Maxxi Store all’atto in cui sarebbero state poste in essere le contestate
operazioni distrattive, ciò non sarebbe stato, di per sé solo, sufficiente a rendere configurabile il
concorso nella bancarotta fraudolenta in luogo, eventualmente della meno grave ipotesi di reato
costituita dalla c.d. ricettazione fallimentare, prevista dall’art. 232, comma III, n. 2, L.F.. Tale
ipotesi di reato, infatti, postula appunto la sussistenza di detta consapevolezza e soccombe, a
fronte di quella dell’eventuale concorso del ricettore, come “extraneus”, nel più grave reato di
bancarotta fraudolenta solo a condizione che risulti dimostrato il preventivo accordo con il fallito
(ved. in proposito: Cass. V, 15 dicembre 1993 — 19 febbraio 1994 n. 2056, Acquaviva, RV 197269;
2012 n. 16062, Buondestino ed altri, RV 252485)
L’impugnata sentenza non può, quindi, che essere annullata con rinvio, per nuovo esame, ad
altra sezione della Corte d’appello di Bari la quale, in assoluta libertà di valutazione degli elementi
di fatto acquisiti o che ritenesse di dover acquisire, dovrà tuttavia, ove ritenga di dover confermare
la precedente decisione, aver cura di colmare le segnalate lacune motivazionali.
P. Q. M.
Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Nunziante Camilla e Malcangi Cataldo con rinvio,
per nuovo esame, ad altra sezione della Corte d’appello di Bari.
Così deciso in Roma, il 18 novembre 2014.

Cass. V, 9 marzo — 54 aprile 2005 n. 12824, Martino, RV 231699; Cass. V, 22 febbraio —27 aprile

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