Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13888 del 10/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13888 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BRITTANNICO ALESSANDRO N. IL 16/11/1980
avverso la sentenza n. 509/2013 CORTE APPELLO SEZ.DIST. di
TARANTO, del 24/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit ifensoyAvv. ?cLeko.) P1’w-32-‘32-

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Data Udienza: 10/11/2014

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza in data 24.2.14 la Corte di Appello di Lecce confermava la sentenza del Giudice
monocratico del Tribunale di Taranto,in data 8.11.12 con la quale BRITTANNICO Alessandro
era stato dichiarato responsabile del reato di cui all’art.483 CP,(per aver reso una falsa
dichiarazione indirizzata all’INPS.inerente alla applicazione dei contratti collettivi di lavoro,della
ditta “Brittannico Simona” della quale era titolare la sorella,e del reato di cui all’art.482 CP ,per

data 6.6.2006)Il Giudice aveva inflitto per i reati anzidetti(capi A-B) la pena di mesi dieci di reclusione,ed
aveva dichiarato non doversi procedere per difetto di querela in relazione al capo C)previa
riqualificazione del reato ex art.484 CP.) ai sensi dell’art.485 CP(inerente alle false annotazioni
di presenza al lavoro dell’imputato,nel registro dei dipendenti della ditta)-Infine l’imputato era
stato assolto dal capo D) (art.640 comma II CP relativo alla domanda indirizzata all’INPS con
falsa sottoscrizione di Britannico Simona,per versamento dei contributi )per insussistenza del
fatto.
Nella specie i fatti erano stati accertati dai CC. che su disposizione del GIP avevano svolto
accertannenti,in ordine alla effettiva attività lavorativa dell’imputato,che si trovava agli arresti
domiciliari,ed era autorizzato a svolgere attività lavorativa.
In tale indagine era emerso che l’imputato -trovato impegnato in una esercizio commerciale
per vendita di detersivi-aveva dichiarato di svolgere l’attività di magazziniere alle dipendenze
della sorella-Brittannico Simona-titolare di ditta commerciale,e di percepire il compenso di
€200,00 senza busta pagaA seguito di tale accertamento dei CCtimputato si era rivolto ad una consulente del lavoro per
formalizzare l’assunzione presso la ditta,ed aveva reso noto alla persona contattata come
consulente che predisponeva la pratica,che la titolare era assente,trovandosi a Milano,onde la
consulente aveva consegnato al Britannico la documentazione che avrebbe dovuto
sottoscrivere la sorella ,e successivamente i documenti erano stati restituiti dall’imputato .
I CC avevano poi assunto informazioni dalla Britannico Simona,che aveva precisato di essersi
disinteressata della attività commerciale,dopo pochi mesi ,ed aveva negato di aver sottoscritto
alcun documento inerente al fratello ,non essendo ella datore di lavoro di alcun dipendente.
Pertanto la predetta aveva disconosciuto le firme apposte sui documenti anzidetti.
In tal senso la Corte di appello aveva ritenuto provata la falsità della dichiarazione indirizzata
all’INPS,sia per il contenuto che per la sottoscrizione,evidenziando altresì l’ascrivibilità della
condotta illecita di falsificazione all’odierno imputato,soggetto interessato alla regolarizzazione
del rapporto di lavoro,che risultava avere restituito i documenti come accertato,alla persona
contattata in qualità di consulente del lavoro.
Pertanto era stata confermata la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Taranto.

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aver apposto la firma contraffatta della sorella Simona sull’atto destinato all’INPS(fatti acc.in

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore,deducendo:
-la manifesta illogicità della motivazione.
A riguardo rilevava che la Corte di Appello non aveva illustrato le ragioni che avevano
determinato il giudizio di colpevolezza.
Aggiungeva inoltre che una diversa valutazione degli elementi di prova emersi in
dibattimento,avrebbe dovuto imporre la pronunzia di assoluzione dell’imputato,e censurava la
decisione per omessa valutazione critica delle risultanze processuali.

Il ricorso risulta inammissibile.
In primo luogo si osserva che secondo quanto è dato desumere dal testo del provvedimento
impugnato,la Corte territoriale ha reso congrua motivazione, sia in riferimento all’accertamento
della materiale falsificazione dei documenti menzionati in epigrafe che in ordine alla indicazione
delle prove dalle quali si desume che la condotta contestata è da ascrivere con certezza
all’imputato(unico soggetto che aveva ricevuto la documentazione de qua dalla consulente del
lavoro,che gli aveva chiesto di farla sottoscrivere alla sorella )Né si rilevano elementi a favore dell’imputato addotti dalla difesa con i motivi di gravame.
Le censure del ricorrente si presentano assolutamente generiche, non indicando i punti della
motivazione rivelatori del vizio di illogicità,limitandosi a proporre la diversa interpretazione
delle risultanze puntualmente analizzate dal giudice di merito
Deve pertanto essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso a cui consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali,nonché al versamento della somma di euro
1.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di €1.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.

Roma,deciso in data 10 novembre 2014.

RILEVA IN DIRITTO

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