Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13881 del 13/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 13881 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: DELL’UTRI MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Santarella Nelson Donato n. il 17/8/1967
avverso l’ordinanza n. 23/2013 pronunciata dalla Corte d’appello di Firenze il 7/3/2014;
sentita nella camera di consiglio del 13/3/2015 la relazione fatta dal
Cons. dott. Marco Dell’Utri;
lette le conclusioni del Procuratore Generale, in persona del dott. E. Delehaye, che ha richiesto il rigetto del ricorso.

Data Udienza: 13/03/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza in data 7/3/2014, la corte d’appello di Firenze ha rigettato
l’istanza avanzata da Nelson Donato Santarella diretta alla riparazione dell’asserita ingiusta detenzione dallo stesso subita in relazione alla prospettata commissione, da parte dello stesso, dei reati di ricettazione e riciclaggio di due autovetture provenienti da truffa, dalla cui imputazione l’istante era stato definitivamente assolto nel merito.
A sostegno della decisione assunta, la corte territoriale ha rilevato la sussi-

dall’avere l’istante dato (o concorso a dare) causa alla detenzione per colpa grave, essendosi il Santarella imprudentemente reso responsabile di comportamenti
sospetti, consistiti nell’acquisto, in un breve volgere di tempo, di due autovetture; nell’ingiustificata sostituzione delle relative targhe (pur in difetto dei presupposti per detta operazione), e nella successiva rivendita delle stesse a terzi, in
tal modo confermando, per propria colpa grave, il significativo quadro indiziario
delineatosi nei propri confronti.

2. Avverso il provvedimento della corte d’appello di Firenze, a mezzo del
proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione il Santarella, censurando
l’ordinanza impugnata per vizio di motivazione.
In particolare, si duole il ricorrente che la corte territoriale abbia ritenuto
causalmente rilevante e gravemente colpevole il complessivo comportamento del
Santarella nel provocare l’adozione del provvedimento restrittivo dallo stesso
sofferto, in assenza di alcun concreto elemento probatorio di riscontro in tal senso utilizzabile.
Ha depositato memoria il procuratore generale presso la corte di cassazione,
concludendo per il rigetto del ricorso.
Con memoria depositata in data 10.6.2014, il Ministero dell’Economia e delle
Finanze ha concluso per il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è infondato.
Secondo il ragionamento coerentemente dipanato nel provvedimento impugnato in questa sede, la corte d’appello di Firenze ha riconosciuto, in capo al
Santarella, il ricorso di consistenti profili di colpa grave nel concorrere a dar causa al provvedimento restrittivo adottato nei suoi confronti, per avere lo stesso
proceduto all’acquisto, in un breve volgere di tempo, di due autovetture di significativo valore patrimoniale (come quelle nella specie negoziate) e alla successiva vendita, provvedendo, nel frattempo, alla sostituzione delle relative targhe

stenza, nella specie, della condizione ostativa alla riparazione rappresentata

senza che tale operazione fosse necessitata dalla vetustà dei beni e senza fornirne alcuna adeguata spiegazione.
Del tutto correttamente la corte territoriale ha rilevato la decisiva valenza
causale di tali condotte inspiegate, inusuali e gravemente colpose del Santarella
(in relazione alla successiva adozione della misura cautelare detentiva assunta a
suo carico), avendo coerentemente e logicamente riconosciuto come la valutazione di tali condotte (per come ragionevolmente valutate ex ante) fosse valsa a
riscontrare la creazione di una colpevole falsa apparenza in ordine all’effettiva

tovetture provenienti da truffa.
In modo del tutto ragionevole e sulla base di una motivazione pienamente
coerente sul piano logico e congruamente lineare in termini argomentativi, pertanto, la corte territoriale ha ravvisato la colpa grave del ricorrente nell’aver volontariamente determinato una situazione di fatto di presumibile grave sospetto
a suo carico (al punto da corroborare il grave quadro indiziario delineatosi nei
termini idonei a determinare l’adozione del ricordato provvedimento restrittivo
della libertà personale), con la conseguente corretta reiezione della pretesa riparatoria dallo stesso originariamente avanzata.

4. Le considerazioni che precedono valgono a giustificare il riscontro
dell’infondatezza dei motivi di doglianza avanzati dal ricorrente, cui segue il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Ritiene il collegio opportuna la compensazione delle spese tra le parti
dell’odierno giudizio, avuto riguardo alla laconica sinteticità delle argomentazioni
dedicate dalla difesa erariale all’esame dei complessi temi di valutazione prospettati in ricorso.

P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali. Spese tra le parti compensate
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 13/3/2015.

partecipazione alla commissione dei reati di ricettazione e di riciclaggio delle au-

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