Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13873 del 04/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 13873 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: BLAIOTTA ROCCO MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CAVALLO ILARIO N. IL 27/04/1979
avverso l’ordinanza n. 46/2013 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 09/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ROCCO MARCO
BLAIOTTA;
lette/FAI:ti-te le conclusioni del PG Dott.

4

d

Uditi difensor Avv.;

ucd.t.,..0 i

;

Data Udienza: 04/02/2015

Cc 7 Cavallo
MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Reggio Calabria ha respinto la domanda avanzata da
Cavallo Ilario intesa ad ottenere l’equa riparazione per l’ingiusta detenzione subita.
2.Ricorre per cassazione il richiedente.
Si espone che le decisioni di merito sono state assunte alla stregua delle

hanno determinato l’adozione della misura cautelare, essendo stato scelto il rito
abbreviato. Dopo la sentenza di condanna in primo grado, quella d’appello ha assolto
perché il fatto non sussiste.
La Corte della riparazione ha ignorato elementi di giudizio che avrebbero
determinato l’accoglimento della domanda. Il Cavallo partecipò ad una sola
conversazione e non compare nel prosieguo, a dimostrazione del fatto che non
intendeva coinvolgersi nella contrattazione illecita. In breve dopo un iniziale
interessamento il Cavallo desiste e sparisce. Si assume, pertanto, che alla stregua
degli stessi elementi che hanno determinato l’assoluzione, si sarebbe dovuta escludere
l’applicazione di alcuna misura cautelare. La Corte non ha neppure valutato le
dichiarazioni con le quali l’imputato, nell’immediato, spiegava che l’acquisto di
sostanza non aveva avuto alcun seguito.
Infine la Corte ha ignorato la giurisprudenza delle Sezioni unite riferita alle
situazioni nelle quali la misura cautelare è stata adottata in presenza dei medesimi
elementi di prova che hanno escluso in seguito la legittimità della restrizione ( Sezioni
unite 27 maggio 2010 numero 32.383).
2.1 L’Avvocatura dello stato ha presentato una memoria chiedendo che il
ricorso sia rigettato.

3.11 ricorso è infondato.
L’ordinanza impugnata espone che la misura cautelare è stata adottata in
relazione al reato di cui all’art. 73 del d.p.r. n. 309 del 1990 in concorso con altri. Nel
corso dell’udienza davanti al Tribunale del riesame il Cavallo ha spiegato che la
richiesta di acquisto di stupefacente non aveva avuto seguito. La Corte d’appello, dopo
la prima sentenza di condanna, ha assolto perché il fatto non sussiste. Si espone pure
che gli indizi erano costituiti da intercettazioni telefoniche esplicite tra diversi
personaggi, relative a trattative per forniture di cocaina. Tale Ripepi incontrò il
Cavallo, uno dei potenziali acquirenti. Vi fu un abboccamento nel corso del quale
venne provata la qualità di una partita che fu ritenuta di cattiva qualità. Il ricorrente
espressamente manifestò il proposito di trattenere il campione consegnato che “è
porcheria”. Nel congedarsi, il Cavallo ridetto si accordò con il Ripepi per la consegna a

medesime acquisizioni probatorie, costituite da alcune intercettazioni telefoniche, che

mani di tale Lavorata. Sulla base di tali elementi di giudizio il tribunale ha espresso la
pronunzia di condanna. La Corte d’appello ha invece ritenuto l’insussistenza del fatto:
si è argomentato che non vi era prova della consegna della partita ritenuta troppo
“lenta”.
La Corte della riparazione ritiene che le condotte siano ostative all’accoglimento
della domanda. Si tratta di comportamenti illeciti idonei ad ingenerare nell’autorità
giudiziaria il convincimento che ha determinato l’adozione della misura cautelare,
tanto più che il ricorrente aveva provato la droga ritenendola di scarsa qualità,

frequentazioni ambigue aggravano il quadro di rimproverabilità ostativo
all’accoglimento della richiesta, atteso il ruolo eziologico nell’adozione della misura
cautelare.
Si tratta di apprezzamento conforme ai principi, aderente a plurime e
significazioni acquisizioni fattuali ed immune da vizi di sorta. Invero, come
correttamente ritenuto dal Giudice della riparazione, non può dubitarsi che si sia in
presenza di comportamento altamente rimproverabile afferente alle intese concernenti
l’acquisizione di una partita di droga. Il fatto che la trattativa non si sia perfezionata
non esclude per nulla il rilievo di tale censurabile condotta quale causa ostativa
all’accoglimento della domanda. E’ infatti chiaro che le acquisizioni afferenti a tale
trattativa hanno indotto a ritenere che si fosse in presenza dì illecito concretizzatosi; e
dunque la condotta censurata ha avuto pregnante rilievo eziologico in relazione
all’adozione della misura cautelare.
Il richiamo alla

giurisprudenza delle Sezioni unite è inconferente. Tale

giurisprudenza si riferisce alla distinta fattispecie prevista dal capoverso dell’art. 314
cod. proc. pen.
L’impugnazione deve essere conseguentemente rigettata. Segue per legge la
condanna al pagamento delle spese processuali.
Valutata la memoria di costituzione, appare congruo compensare le spese tra le
parti.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Spese compensate tra le parti.
Roma 4 febbraio 2015

IL CONSIGLIERE ESTENSORE
(Rocco Marco BLAIOTTA)

IL PRESIDENTE
(Claudio

apprezzamento indicativo del coinvolgimento del traffico illecito. Oltre a ciò le

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

IV Sezione Penale

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