Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13872 del 27/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 13872 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: DOVERE SALVATORE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MAGGIPINTO BARTOLOMEO N. IL 27/02/1974
avverso l’ordinanza n. 796/2014 TRIB. LIBERTA’ di BARI, del
12/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SALVATORE
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e/sép~lé conclusioni del PG Dott. QA.,.60″GQL

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Uditi d. nsor Avv.;

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Data Udienza: 27/11/2014

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RITENUTO IN FATTO
1. Con l’ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Bari, sezione per il
riesame, ha rigettato l’istanza avanzata nell’interesse di Maggiopinto Bartolomeo,
diretta a veder annullato o riformato il provvedimento del Tribunale di Bari con il
quale è stata disposta la misura degli arresti domiciliari nei confronti del
menzionato Maggiopinto.
Questi è stato ritenuto dal Tribunale monocratico raggiunto da gravi indizi di
reità in ordine ai delitti di cui rispettivamente agli artt. 75, co. 2 d.lgs. n.

furto di due DVD eseguito presso un esercizio commerciale in Casamassima e
alla violazione di una delle prescrizioni contenute nel provvedimento di
prevenzione che lo aveva colpito (possesso di un telefono cellulare).
Il Collegio distrettuale ha ritenuto che, stante la genericità dell’istanza di
riesame e l’intervenuta sentenza di applicazione della pena su richiesta delle
parti, con applicazione di mesi dieci di reclusione, non si rendesse necessario
esaminare il profilo della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del
Maggiopinto.
Quanto alle esigenze cautelari, il Collegio distrettuale ha confermato la
misura in essere per il fatto che le condotte criminose erano state commesse in
costanza di misura di prevenzione e per la presenza di un precedente penale
specifico, mentre la necessarietà degli arresti domiciliari è stata affermata sulla
scorta della dimostrata incapacità dell’imputato di rispettare spontaneamente gli
obblighi impostigli dallo status prevenzionale.

2. Avverso tale decisione ricorre per cassazione l’imputato personalmente,
rappresentando che nelle more la misura degli arresti domiciliari ha lasciato il
posto all’obbligo di presentazione alla P.S.
2.1. Con il primo ed il secondo motivo deduce violazione di legge per aver il
Tribunale fatto richiamo ad un precedente penale specifico senza indicare di
quale si tratti; per aver errato nel fare riferimento a due precedenti condanne
per furto; che il solo precedente che lo riguarda attiene a sentenza non ancora
passata in giudicato avendo egli fatto richiesta di restituzione nel termine per
impugnare.
2.2. Con un terzo motivo lamenta che il Tribunale abbia preso in
considerazione dei carichi pendenti inesistenti e comunque non valutabili ai fini
cautelari nel presente procedimento.
2.3. Con il quarto ed il quinto motivo contesta l’affermazione del Collegio
territoriale circa la genericità della richiesta di riesame, rilevando che egli aveva
formulato in udienza specifici motivi a sostegno della stessa; motivi che

2

159/2011 e 81, 624, 625, nn. 7 cod. pen., commessi il 1.6.2014, in relazione al

attenevano all’attività lavorativa svolta dall’esponente (ragioniere tributarista) e
che deponevano per la concessione dell’obbligo di dimora a Casamassinna con la
possibilità di recarsi a Bari per svolgere l’attività professionale (essendo il
Maggiopinto unico componente del proprio nucleo familiare), e che non sono
stati in alcun modo presi in considerazione dal Tribunale.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è inammissibile.

misure cautelari, l’interesse dell’indagato ad impugnare permane anche nel caso
in cui, nelle more del procedimento “de libertate”, la misura cautelare originaria
sia stata sostituita con altra meno afflittiva – nella specie arresti donniciliari
sostituiti con il divieto di dimora – se i motivi dell’impugnazione hanno ad oggetto
l’esistenza dei presupposti applicativi indicati dagli art. 273 e 280 cod. proc.
pen., poiché tali condizioni di applicabilità devono essere verificati in relazione a
qualsiasi specie di provvedimento coercitivc?(Sez. 2, n. 31556 del 18/05/2012 dep. 03/08/2012, Fortunato, Rv. 253522).
L’art. 273 cod. proc. pen. indica quali condizioni generali di applicabilità delle
misure l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza e l’assenza di scriminanti, di
cause di non punibilità, di estinzione del reato o della pena. L’art. 280 cod. proc.
pen., dal canto suo, indica le classi di delitti per i quali si rendono applicabili le
misure coercitive.
Orbene, nel caso che occupa l’intero ricorso, salvo un fuggevole inciso
contenuto nel corpo del terzo motivo (con il quale si afferma che il furto del
1.6.2014 venne disconosciuto dal Maggiopinto), inidoneo a dare vita ad un
motivo di impugnazione, è proiettato sul giudizio di sussistenza delle esigenze
cautelari e di adeguatezza degli arresti domiciliari operato dal Tribunale.
Sicchè, il ricorso non è più in grado di assicurare alcuna utilità concreta al
ricorrente, atteso che l’eventuale annullamento dell’ordinanza impugnata non
sarebbe motivata dalla inesistenza delle condizioni di applicabilità della misura
coercitiva (il che avrebbe rilevanza ai fini di una eventuale richiesta di
riparazione per l’ingiusta detenzione) e che il quadro cautelare è stato già
ritenuto modificato in sede territoriale, in occasione della sostituzione della
misura confermata dal provvedimento contestato in questa sede.
3.2. Il ricorso é peraltro inammissibile anche perché aspecifico. Invero, le
censure mosse dal ricorrente non si confrontano con le argomentazioni svolte dal
giudice territoriale, se non per asserire come insussistenti i dati di fatto assunti
dal provvedimento impugnato o per affermare in termini apodittici la irrilevanza

3.1. Preso atto dell’affermazione del ricorrente che da’ notizia del venir meno
«
della misura degli arresti domiciliari, mette conto rammentare che, in tema di

di essi ai fini del giudizio cautelare; così portandosi sul piano del merito, senza
neppure dedurre il travisamento della prova.

4. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art.
616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma, che si ritiene equo liquidare in € 1.000,00, in favore
della cassa delle ammende, non ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla
determinazione della causa di inammissibilità.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00, in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27/11/2014.

P.Q.M.

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