Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13868 del 12/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 13868 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: ESPOSITO LUCIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CAU GUIDO N. IL 04/08/1972
avverso la sentenza n. 92/2014 GIP TRIBUNALE di ROMA, del
18/02/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO;
lette/sey-ite le conclusioni del PG Dott. 0,,,,,s ■tx,f. C,‘( Qi,0„buzit.fuL
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Uditi difeir Avv.;

Data Udienza: 12/11/2014

Ritenuto in fatto

1.11 Tribunale di Roma, giudice per le indagini preliminari, con sentenza del 18/2/2014, resa ai
sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., applicava nei confronti di Cau Guido, su richiesta delle parti,
la pena concordata di anni tre di reclusione per il reato di cui all’art. 73 D.P.R. 309/90,
concernente sostanza stupefacente del tipo hashish.

legge penale in riferimento all’art. 73 D.P.R. 309/90, in relazione alla sopravvenuta
dichiarazione di illegittimità costituzionale (Corte Cost. n. 32 del 12 febbraio 2014). Osserva al
riguardo che la sentenza scaturiva da una richiesta di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.
presentata dalle parti nel corso delle indagini preliminari, in epoca antecedente alla richiamata
pronuncia della Corte Costituzionale, tanto che in data 11/2/2014 il Gip fissava per la decisione
l’udienza del 18/2/2014. Nelle more, il 12 febbraio 2014, la Corte Costituzionale dichiarava
l’illegittimità della norme vigenti in materia di regime sanzionatorio previsto per le droghe c.d.
“leggere”, rendendo applicabili le disposizioni del testo legislativo antecedente, che prevedeva
per i suddetti reati un trattamento sanzionatorio più mite. Rilevaza il ricorrente che il nuovo
inquadramento giuridico, modificando sensibilmente la cornice edittale di riferimento, avrebbe
influito sul consenso prestato sulla proposta di patteggiamento e che, tuttavia, la proposta di
patteggiamento non poteva essere revocata unilateralmente. Il giudice, pertanto, al momento
adel controllo a lui demandato sull’accordo intercorso tra accusa e difesa, avrebbe dovuto
valutare la corretta qualificazione giuridica del fatto, nonché la congruità della pena richiesta
dalle parti, alla luce della sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale. Osserva ■221
che il giudice aveva finito per dare applicazione a una norma che la Corte Costituzionale aveva
ritenuto meritevole di censura.
3.Con il secondo motivo deduce omessa motivazione in relazione alla confisca disposta ai sensi
dell’art. 12 sexies D.L. 306/1992.
4.11 Procuratore Generale presso questa Corte con requisitoria scritta chiedeva rigettarsi il
ricorso.

Considerato in diritto

1.Deve considerarsi, preliminarmente, che, per effetto della sentenza Corte Cost. n. 32 del 12
febbraio 2014, viene in rilievo nel caso in esame, per il reato concernente la detenzione di
hashish, la disciplina in materia di sostanze stupefacenti prevista dal DPR 309/1990, nel testo
antecedente alle modifiche introdotte dalla I. 21 febbraio 2006 n. 49, talché la pena per le
sostanze di cui alle tabelle II e IV dell’art. 14 risulta compresa tra il minimo di due anni ed il
massimo di sei anni di reclusione, laddove il testo oggetto della declaratoria d’incostituzionalità

2.L’imputato propone ricorso per cassazione. Deduce, con il primo motivo, inosservanza della

stabiliva un più grave trattamento sanzionatorio, compreso tra un minimo di sei ed un
massimo di venti anni di reclusione, oltre la multa.

2. Orbene, il giudice per le indagini preliminari, nell’applicare la pena su richiesta delle parti ha
considerato una pena base di anni 6 di reclusione e C 30.000,00 di multa, dando atto della
determinazione della pena “ai limiti massimi dell’originaria previsione dell’art. 73 comma 4
d.p.r. 309/1990” e giustificando l’entità della sanzione in ragione del quantitativo dello

antecedente all’intervento della Corte Costituzionale, aveva previsto una pena attestata in
termini prossimi ai minimi edittali.

3.

L’indicata antinomia, unitamente al mutamento del quadro sanzionatorio, giustifica

l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

P.Q.M.

La Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio e dispone trasmettersi gli atti al Tribunale
di Roma per l’ulteriore corso.
Così deciso in Roma il 12/11/2014.

stupefacente detenuto, laddove l’accordo, assunto avuto riguardo alla cornice sanzionatoria

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