Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13827 del 05/02/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 13827 Anno 2015
Presidente: IPPOLITO FRANCESCO
Relatore: MOGINI STEFANO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
1) SARTORI ALESSANDRO N. IL 30/8/1968;
avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale di Treviso in data 4/9/2014;
visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
sentita

la

relazione

fatta

dal

consigliere

Stefano

Mogini;

sentite le conclusioni del sostituto procuratore generale Oscar
Cedrangolo, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso

Ritenuto in fatto

1. Sartori Alessandro ricorre per mezzo del suo difensore avverso l’ordinanza con la quale
il 4 settembre 2014 il Tribunale di Treviso ha rigettato la richiesta di riesame del
decreto di convalida del sequestro probatorio d’urgenza di n. 240 attestati di
assicurazione temporanea per veicoli usati circolanti per prova, collaudo o
dimostrazione, eseguito il 12 agosto 2014 dalla Polizia Stradale di Treviso presso i locali
della concessionaria Sartori Motor S.r.l.. Dal provvedimento impugnato risulta che i
responsabili della Sartori Motor S.r.l., avvalendosi degli attestati di assicurazione
temporanea rilasciati in bianco dalla ITAS Assicurazioni nell’ambito del rapporto
assicurativo in essere con la concessionaria, abbiano in concreto venduto, per l’importo

Data Udienza: 05/02/2015

di circa 100 Euro ciascuna, polizze assicurative “5 giorni” fuori dai casi previsti dal
contratto e, segnatamente, riferite a veicoli del tutto estranei alla concessionaria, di
proprieta’ di terzi, per lo piu’ stranieri, che ai Sartori si rivolgevano.

Considerato in diritto

1.11 ricorrente lamenta con unico motivo violazione di legge con riferimento
all’art. 348 c.p. in quanto dalla prospettazione dei fatti di cui alla notizia di reato non

di cui alla contestazione provvisoria formulata dal p.m., e neppure quello di esercizio
abusivo dell’attivita’ di intermediazione assicurativa, ipotizzato nell’impugnata
ordinanza.

2.11 ricorso non ha pregio. In tema di sequestro probatorio il sindacato del
giudice del riesame non puo’ essere esteso alla verifica della concreta fondatezza
dell’accusa, ma deve limitarsi alla verifica della semplice possibilità, purchè non astratta
ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto
delle cose oggetto del vincolo con il reato (Sez. 6, n. 33229 del 2.4.2014, Visca; Sez. 6,
n. 1683 del 27.11.2013, Cisse). Orbene, il provvedimento impugnato mette
correttamente in evidenza come i fatti ivi descritti appaiano allo stato suscettibili, salvo
l’eventuale concorso con delitti di truffa, di integrare l’esercizio abusivo di attivita’ di
intermediazione assicurativa, che, ai sensi del Testo Unico sulle Assicurazioni (D. Lgs.vo
7.9.2005, n. 209), consiste tra l’altro “nel presentare o proporre prodotti assicurativi e
riassicurativi” (art. 106 T.U.). La condotta dei ricorrenti si sarebbe infatti concretata
nell’offrire in vendita e rilasciare dietro corrispettivo (in 196 casi) polizze assicurative
comportanti una copertura RCA temporanea. Si tratta di attivita’ riservata agli iscritti
nell’apposito registro – il Registro Unico degli Intermediari Assicurativi e Riassicurativi
(R.U.I.), tenuto dall’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni – i quali debbono
possedere specifici requisiti, rispettare specifiche regole di comportamento ed aver
superato una prova di idoneita’ (art. 108 e ss. D. Lgs.vo n. 209/2005). L’esercizio di
tale attivita’ in difetto di iscrizione nel R.U.I. integra il delitto di cui all’art. 305 comma 2
D. Lgs.vo n. 209/2005, ed a tale fattispecie si riferisce l’ordinanza impugnata allorche’
ritiene ravvisabile in astratto, ed ai soli fini cautelari, l’abusivo esercizio di attivita’ di
intermediazione assicurativa. Il Collegio ricorda a tal proposito che in tema di riesame
di misure cautelari reali il tribunale deve avere riguardo al fatto in relazione al quale si
rappresenta l’esistenza di un “fumus” di reato (l’imputazione provvisoria formulata dal
p.m. si riferisce nel caso di specie al reato di cui all’art. 348 c.p.), ma ben può
confermare il provvedimento cautelare anche sulla base di una diversa qualificazione
giuridica del medesimo fatto (Sez. 1, n. 41948 del 14.10.2009, Weijun).

L

sussisterebbe il fumus del delitto di abusivo esercizio della professione di assicuratore,

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso il 5 febbraio 2015.

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