Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13823 del 30/12/2014


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 13823 Anno 2015
Presidente: DI VIRGINIO ADOLFO
Relatore: DI SALVO EMANUELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
OBRADOVIC ZORAN N. IL 24/02/1979
avverso la sentenza n. 27/2014 CORTE APPELLO di BOLOGNA, del
21/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EMANUELE DI
SALVO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. V ri 1, i o
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Uditi difen r Avv.;

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L t]

Data Udienza: 30/12/2014

RITENUTO IN FATTO
Obradovic Zoran , colpito da provvedimenti restrittivi della libertà personale
emessi dall’ Autorità giudiziaria serba , per i reati di lesioni , violenza privata
e furto aggravato, ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte
d’appello di Bologna, in data 11-7-2014, con cui è stata dichiarata la
sussistenza delle condizioni per l’accoglimento della domanda di estradizione

2.11 ricorrente deduce, con il primo motivo, violazione dei diritti umani nelle
carceri della Repubblica di Serbia,a causa del sovraffollamento carcerario, in
quanto ,secondo il rapporto “Space” , nel 2012, in Serbia, per ogni 100 posti
disponibili, nelle carceri vi sono 159,3 detenuti. Per di più, potrebbero esservi
ritorsioni di ordine politico , in quanto l’Obradovic ha partecipato alla guerra
in Kossovo, contro le forze serbe.
2.1.,Con il secondo motivo, il ricorrente deduce insussistenza di gravi indizi di
reità a suo carico, poiché erroneamente la Corte d’appello ha ritenuto che
tale verifica gli fosse preclusa dall’esistenza di una convenzione. L’autorità
giudiziaria non deve infatti limitarsi a un controllo meramente formale della
documentazione allegata alla domanda ma deve accertare che in essa
risultino evocate le ragioni per le quali l’autorità giudiziaria dello Stato
richiedente ha ritenuto la fondatezza dell’ipotesi accusatoria.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 primo motivo di ricorso è fondato. Manca, nella sentenza d’appello, ogni
considerazione in merito alla problematica inerente al sovraffollamento
carcerario,in Serbia. Va, in particolare, verificato se esso sia effettivamente
riscontrabile e se assuma connotazioni tali da tradursi in un trattamento disumano,
degradante o comunque tale da configurare la violazione di diritti fondamentali
della persona, ai sensi dell’art. 698, comma 1, cpp. In questa prospettiva, va infatti
richiamata la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo Torreggiani e altri c.

Italia, emessa in data 8.1.2013, la quale,richiamando la propria precedente
i

verso la Serbia.

,

giurisprudenza, ha affermato che l’articolo 3 della Convenzione pone a carico delle
autorità un obbligo positivo, che consiste nell’assicurare che ogni persona reclusa
venga detenuta in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana; che le
modalità di esecuzione della misura non sottopongano l’interessato ad uno stato di
disagio né ad una prova d’intensità che ecceda l’inevitabile livello di sofferenza
inerente alla detenzione; che, tenuto conto delle esigenze pratiche della reclusione,
la salute e il benessere del detenuto siano assicurati adeguatamente. In particolare,
carcerario raggiunge un certo livello, la mancanza di spazio, in un istituto
penitenziario, può costituire l’elemento centrale da prendere in considerazione nella
valutazione della conformità di una data situazione all’articolo 3 della Convenzione.
Osta pertanto ad una pronuncia favorevole all’estradizione non solo la certezza ma
anche il pericolo concreto che l’estradando venga sottoposto ad un trattamento
avente un oggettivo carattere inumano o degradante ( Cass. , Sez VI, 12-7-2004, n.
35892, Rv. 229964), nell’ottica delineata dalla CEDU .
2. Anche il secondo motivo di ricorso è fondato. È infatti erronea l’affermazione
della Corte d’appello secondo la quale nessuna valutazione di merito può essere
compiuta in relazione alla sussistenza o meno di gravi indizi di colpevolezza.
Viceversa la corte d’appello deve verificare che la documentazione trasmessa
dall’autorità richiedente sia pienamente idonea a rappresentare, nella prospettiva
del sistema processuale dello Stato richiedente, l’esistenza di elementi

di

consistente spessore indiziario a carico dell’estradando ( Sez 6, 19-4-2011, n. 16287,
Rv. 249648; Sez 6 30-11-2007, 1663, Riv. pen 2008,405 ) e ad esporre le ragioni per
le quali è stato ritenuto probabile che quest’ultimo abbia commesso il reato
oggetto della richiesta di estradizione (Cass. Sez. 6, 3-10-2007 n.44852, Rv. 238089;
Sez. 6, 21-5-2008, n. 30896, Rv. 240498; Sez. 6, 9-4-2009 n. 17913, Rv. 243583; Sez.
6, 22-12010 n. 8609, Rv. 246173). Nella motivazione della sentenza impugnata, tale
profilo risulta completamente inesplorato, non essendovi traccia, nell’apparato
giustificativo a sostegno della decisione, di un’analisi in tal senso.
3. I rilievi di cui sopra impongono l’annullamento della sentenza impugnata , con
rinvio, per nuovo giudizio, ad altra sezione della Corte d’appello di Bologna. Vanno
infine espletati gli adempimenti di cui all’art. 203 disp. att. cpp.

PQM
2

la Corte Europea ha espressamente chiarito che, quando il sovraffollamento

ANNULLA LA SENTENZA IMPUGNATA E RINVIA PER NUOVO GIUDIZIO AD ALTRA
SEZIONE DELLA CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA. MANDA ALLA CANCELLERIA PER GLI
ADEMPIMENTI DI CUI ALL’ART.203 DISP. ATT.CPP.

Così deciso in Roma, all ‘udienza del 30-10-2014.

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