Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13816 del 16/12/2014


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 13816 Anno 2015
Presidente: IPPOLITO FRANCESCO
Relatore: DI STEFANO PIERLUIGI

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

CACCIOLA GREGORIO n. 10/6/1958
avverso l’ordinanza 172/2014 del 27/2/2014 del TRIBUNALE DEL RIESAME DI
REGGIO CALABRIA
visti gli atti, l’ordinanza ed il ricorso
udita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERLUIGI DI STEFANO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. LUIGI RIELLO che ha concluso
chiedendo il rigetto del ricorso
Uditi i difensori avv. GIOVANNI SISTO VECCHIO e VINCENZO NICO D’ASCOLA
che hanno chiesto raccoglimento del ricorso
RITENUTO IN FATTO
t Cacciola Gregorio è stato sottoposto alla misura della custodia in carcere
con ordinanza del gip del Tribunale di Palmi, confermata il 27 febbraio 2014 dal
Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, per i reati di violenza privata, violenza
finalizzata a fare commettere reati e favoreggiamento personale aggravati ai
sensi dell’art. 7 I. 203.1991.
I fatti si collocano in una più ampia vicenda di cui era vittima Cacciola
Maria Concetta; costei, componente di una famiglia inserita in contesti criminali
mafiosi, in particolare nell’ambito della banda denominata Bellocco, subiva
innanzitutto delle condotte di maltrattamento da parte dei familiari, in particolare
il padre ed il fratello. La giovane, nel corso del 2011, decideva di allontanarsi dal
contesto familiare e territoriale iniziando una attività di collaborazione con la
giustizia quale testimone in riferimento a varie vicende criminali di cui era a

Data Udienza: 16/12/2014

conoscenza; gli inquirenti disponevano quindi il suo trasferimento in località
protetta. La Cacciola veniva però rintracciata dai genitori che, sulla scorta di
violenze quanto meno psicologiche, tra queste soprattutto la minaccia di non
farle rivedere i propri figli, ottenevano che la stessa rientrasse in famiglia
costringendola, poi, alla ritrattazione di quanto riferito agli inquirenti nel corso
della collaborazione.
– Poco tempo dopo tale rientro nell’ambito familiare, la ragazza moriva per
la ingestione di acido muriatico; secondo l’iniziale ipotesi, si trattava di un

tale reato; ma, nel corso del dibattimento di primo grado, sulla scorta di quanto
emerso, la Corte di Assise di Reggio Calabria trasmetteva gli atti al PM perché si
procedesse per omicidio volontario.
4

Cacciola Gregorio, avvocato penalista della famiglia Cacciola nonché loro

parente, si inseriva in tale vicenda perché aveva svolto una serie di attività
finalizzate sia al “recupero” della giovane che alla predisposizione di
documentazione per giustificare la volontaria ritrattazione delle dichiarazioni di
accusa che la Maria Concetta aveva già reso. A tali attività partecipava anche
l’avv. Vittorio Pisani, abituale difensore scelto dai componenti della famiglia
mafiosa Bellocco; la sua presenza, come emergeva dal quadro generale dei fatti
accertati, era da ritenersi sostanzialmente finalizzata alla tutela degli interessi di
quel gruppo criminale e non della “cliente”.
7, Le condotte attribuite in particolare al Cacciola erano:

Era l’ideatore ed il redattore della falsa denuncia di scomparsa di Maria
Concetta Cacciola del 1° giugno 2011, presentata dai congiunti della
giovane dopo avere scoperto le ragioni del suo abbandono del domicilio.
Contattava gli inquirenti con lo scopo di acquisire notizie utili per poter
intervenire sulla giovane durante la sua permanenza in località protetta,
affidata al servizio di protezione.

Una volta che Maria Concetta Cacciola era ricondotta in Calabria, la
incontrava immediatamente insieme al Pisani per conoscere la
estensione delle sue dichiarazioni e predisporre le contromisure
necessarie ad una efficace ritrattazione.

Predisponeva una versione falsa delle ragioni della condotta della
Cacciola, ragione che questa veniva costretta a leggere e registrare;
registrazione che, poi veniva consegnata dopo la morte agli inquirenti
unitamente ad una lettera che, scritta dalla Maria Concetta in occasione
dell’allontanamento dalla Calabria, veniva riutilizzata quale presunta
lettera di addio a sostegno della tesi del suicidio avendo un testo
compatibile con la seconda, e definitiva, scomparsa.
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suicidio indotto dalla famiglia e pertanto iniziava un processo avente ad oggetto

Predisponeva l’esposto depositato unitamente alla registrazione ed alla
citata lettera per addossare agli inquirenti la responsabilità per la
istigazione al suicidio e per avere indotto la Maria Concetta a rendere
false accuse, in modo da rinforzare la credibilità della ritrattazione e per
converso dimostrare che le accuse rese dalla ragazza durante
l’affidamento al servizio di protezione erano false o, comunque,
provenienti da voci di paese, lettura di giornali etc
5,

Contro tale ordinanza propongono ricorso la parte personalmente ed i suoi

/ Con il ricorso a propria firma Cacciola deduce la manifesta illogicità della
motivazione segnalando il travisamento di molti passaggi motivazionali e l’
evidente contraddittorietà nonché manifesta violazione di legge con riferimento
agli artt. 273 e 274 cod. proc. pen.. Gli argomenti a sostegno corrispondono
sostanzialmente a quelli del secondo ricorso a firma dei difensori.
ricorso a firma dei difensori deduce:

8
9

Con primo motivo la violazione dell’art. 103 cod. proc. pen.

io La difesa aveva eccepito l’inutilizzabilità delle intercettazioni in cui il
ricorrente interveniva nella sua qualità professionale; il Tribunale rispondeva
senza verificare se si trattasse di conversazioni il cui contenuto concerneva
l’esercizio della attività difensiva.
Con secondo motivo la illogicità della motivazione in relazione al capo B)
(violenza privata). Il Tribunale del Riesame valorizza elementi generici costituiti
dalla redazione della denunzia depositata il

10 giugno 2011, la nomina

dell’avvocato Pisani quale sostituto processuale, la rappresentanza della famiglia
Cacciola.
Quanto, invece, alle attività di pressione sulla vittima iniziate il 2 agosto,
non risulta indicato alcun contributo dato dal ricorrente.
Nessun elemento dimostra che l’avvocato Pisani sapesse che la Cacciola
Maria Concetta fosse costretta a tornare in Calabria contro la propria volontà.
L’ Il colloquio avuto con l’ufficio di Procura è del tutto irrilevante; ai due
legali era stata data la semplice notizia che la testimone era persona libera nei
suoi movimenti.
io Non vi è nessun elemento che dimostrasse che il ricorrente fosse a

conoscenza della falsità della notizia data dei familiari della scomparsa della
giovane.
v,. La nomina a sostituto processuale dell’avvocato Pisani è circostanza
irrilevante non avendo alcun contributo causale quanto alla presunta pressione
nei confronti della persona offesa

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difensori,

7

Le informazioni chieste in Procura non potevano essere ritenute rilevanti

ai fini delle indebite pressioni nei confronti della testimone di giustizia poichè,
secondo una ragionevole prospettiva, i pubblici ministeri non avrebbero dato
alcuna notizia agli avvocati.

N Nessun elemento consentiva di ritenere che la nomina a sostituto

dell’avvocato Pisani fosse un frutto di accordi tra famiglie mafiose e non, invece,
una cortesia tra colleghi.
19.

L’acquisizione dì notizie dai pubblici ministeri non ha avuto alcun ruolo

.C.)

Con terzo motivo la illogica motivazione in riferimento al capo C) (art.

611 cod. pen.) della contestazione. La difesa ripercorre gli elementi utilizzati per
tale contestazione, rilevando la contraddittorietà delle dichiarazioni della
testimone nonché soggetto intercettato Figliuzzi Gaetana o Tania. Rileva inoltre
che non è stata individuata una condotta che possa ritenersi integrare il reato in
quanto in regP< modo risulta dimostrato che il ricorrente sapesse della volontà della Maria Concetta di confermare le dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria. Nè risulta che i legali fossero a conoscenza della pressione psicologica da parte dei familiari nei confronti della Maria Concetta. In particolare, non vi è la prova della partecipazione del ricorrente alla registrazione. 21. Con quarto motivo la illogicità della motivazione quanto alla sussistenza di gravi indizi per il reato di cui al capo D). L'unico ed insufficiente elemento a carico era il solo dato che la dichiarazione letta dalla Maria Concetta aveva contenuto tale da apparire redatta da persone con conoscenze tecnico giuridiche. Inoltre la predisposizione di un esposto per conto dei coniugi Cacciola non può essere ritenuto contributo causale perché non vi è prova della consapevolezza della non veridicità di quanto esposto. 22 Con quinto motivo la illogicità quanto alla ritenuta applicabilità della aggravante del favorire il clan Bellocco, non essendo stato indicato alcun elemento concreto. <3 Con sesto motivo la violazione legge quanto alla ritenuta sussistenza di esigenze cautelari. Con motivi aggiunti presentati personalmente, il ricorrente ribadisce il tema della carenza di motivazione in quanto il Tribunale fa un rinvio acritico alla decisione del giudice per le indagini preliminari il quale, a sua volta, ha fatto sostanzialmente un rinvio generico alle argomentazioni della richiesta del pubblico ministero. Inoltre si duole della assenza di risposta specifica alle argomentazioni della difesa essendo state svolte solo argomentazioni di contenuto generico, non riferibili alla persona del ricorrente. 4 causale. Con motivi nuovi presentati dalla difesa, si indicano svariati errori della ordinanza impugnata: a pagina 14 non si spiega perché la semplice denuncia di scomparsa della Cocciola Maria Concetta avrebbe costituito un contributo positivo per far rientrare e poi ritrattare la predetta. 27 A pagina 16 sarebbe erronea la argomentazione relativa alla ragione della presenza di due avvocati. Si contesta l'argomento di pagina 16 sulla nomina dell'avvocato Pisani testimone di giustizia. A pagina 17 si afferma erroneamente che la nomina a sostituto in questione era stata fatta per l'eccessiva gravosità dell'impegno per un solo avvocato. 30 Si indicano, con dettagliati argomenti, altri particolari errori alle pagine 17, 28, 23, 29, 32, 34, 36, 37. 31 A pagina 51 viene ricostruita la condotta di Maria Concetta ma, secondo la difesa, dalla analisi delle intercettazioni si comprende che: a. non risulta che Maria Concetta abbia riferito al ricorrente i dettagli delle dichiarazioni rese b. non vi è alcun indizio che alcuno abbia confezionato uno scritto da far utilizzare alla Maria Concetta per la ritrattazione c. che non vi è traccia che il colloquio con gli avvocati fosse finalizzato alla ritrattazione. 32 A pagina 59 si comprendebbe che gli avvocati hanno riferito il vero sul numero dei loro incontri con Maria Concetta, che smentisce quanto riferito da Figliuzzi Tania. La difesa richiama vari punti delle dichiarazioni di Figliuzzi Tania che dimostrerebbero come la stessa sia portata alle contraddizioni come emerge dal contesto complessivo delle sue dichiarazioni. La difesa sul punto fa riferimento anche a quella che ritiene la corretta interpretazione del messaggio SMS del 12 agosto 2011 scritto da Maria Concetta ad Improta. Con riferimento a quanto riportato pagina 74 dell'ordinanza impugnata, la difesa osserva la illogicità di far leggere a Maria Concetta uno scritto con calligrafia poco chiara anziché uno scritto con grafia leggibile. E, inoltre, osserva come la dichiarazione scritta, se tale, non corrisponde a quella che avrebbe scrivere un penalista esperto. 5 quale sostituto del ricorrente per ragioni connesse alle dichiarazioni della CONSIDERATO IN DIRITTO ricorso è infondato. 55 - 37 Con il primo motivo viene posto un problema in tema di utilizzabilità delle intercettazioni che, si assume, sarebbero state utilizzate in violazione dell'articolo 103 cod. proc. pen. essendo state captate le conversazioni del ricorrente nell'esercizio della sua attività professionale. 32 Va premesso che è fuori di dubbio che tale norma non preveda una immunità personale del soggetto che svolge la data attività professionale / ma ne professionale nel processo; tale disposizione si applica anche laddove non vi sia stata previa formalizzazione con il rilascio della procura necessaria per operare nel corso del procedimento, purché si realizzi lo schema legale dello svolgimento dell'attività difensiva in vista del procedimento a carico del soggetto assistito. 39 Sulla base di tale premessa va considerato che, in applicazione della regola di specificità dei motivi di impugnazione, il ricorrente avrebbe dovuto indicare in quale modo la/e conversazione/i cui sarebbe riferita la inutilizzabilità si ponesse/ro nell'ambito di una attività difensiva nel corso del procedimento. Tale specificità era necessaria tanto più in un caso in cui è in discussione non l'attività difensiva nel corso di un procedimento, pure se in ipotesi in violazione dei limiti che si imponevano al difensore, ma l'attività di indebita pressione sulla Cacciola perché non offrisse la propria disponibilità alla collaborazione con la giustizia e, poi, per creare le prove per occultare le ragioni della programmata morte della giovane. Quindi la contestazione è di una attività che si pone del tutto al di fuori dell'esercizio della professione limitandosi a sfruttare tale ruolo quale schermo dell'attività illecita e/o per un più facile accesso ad informazioni. o Tale puntualizzazione ed offerta di elementi di valutazione sulla funzione delle conversazioni intercettate, imposta quindi dalla regola di specificità dei motivi ex art. 581 cod. proc. pen., non vi è per cui, di fatto, il ricorso non consente di valutare se vi sia stato il rispetto in concreto della disposizione invocata. A ben vedere il motivo, così come sviluppato, elude il tema della qualificazione delle condotte del Caccíola e fonda la propria doglianza proprio su una affermazione della esistenza di una sorta di immunità che, come detto, non è affatto riconosciuta dalla norma di garanzia della libertà del difensore. d„ I motivi dal secondo al quarto rappresentano un chiaro tentativo di indurre ad una valutazione estremamente frammentata del materiale indiziario per trarne una conclusione di carenza complessiva della motivazione, di illogicità o inconcludenza delle singole prove utilizzate. È evidente già dalla semplice lettura del provvedimento impugnato che si è in presenza di una vicenda assai articolata rispetto alla quale non vi sono prove 6 garantisca la libertà nel corso dell'esercizio in concreto di tale attività dirette delle circostanze fondamentali e, quindi, assume particolare rilievo la lettura congiunta dei singoli indizi perché si possa giungere alla dimostrazione delle singole condotte rilevanti (ovvero le modalità con le quali la vittima è stata indotta al rientro in famiglia, le modalità con le quali è stata predisposta la dichiarazione che sarebbe poi servita ad avvalorare il suicidio "spontaneo" e l'ulteriore depistaggio sulle presunte pressioni degli inquirenti, in modo da fare diventare di fatto inattendibili le dichiarazioni rese dalla vittima nel breve periodo di collaborazione con la giustizia). La lunga elencazione di fatti nel ricorso ne impone comunque una pur breve considerazione analitica. Si contesta innanzitutto la assenza nella motivazione del provvedimento impugnato di quelle circostanze specifiche che dimostrerebbero l'intervento del "difensore" Cacciola senza che questi sapesse del perché la Maria Concetta fosse scomparsa nonché la assenza di elementi utili a dimostrare che il suo intervento, come contestato dalla accusa, fosse sostanzialmente finalizzato alla tutela degli interessi della banda criminale dei Bellocco. A-5 Va allora considerato, limitandosi all'ambito del sindacato sulla motivazione che è consentito al giudice di legittimità, che il Tribunale ha argomentato correttamente ricostruendo in senso logico un complesso di circostanze consistenti nella globale attività del ricorrente per giungere alla dimostrazione che costui interveniva con chiara consapevolezza delle ragioni della assenza da casa della Maria Concetta. È logica anche la motivazione con la quale lo stesso Tribunale ha tenuto conto, con logica motivazione, della indicazione da parte del ricorrente quale proprio sostituto processuale di un avvocato interessato a seguire la vicenda per conto dei Bellocco, correttamente valorizzando circostanze quali la assenza di specifiche esigenze difensive in un contesto di chiara assenza di ragioni per le quali proprio tra quei due avvocati dovesse nascere una cortese collaborazione. Per il resto, il tema riguarda l'apprezzamento di tali elementi, ma si ripete che è attività che non compete a questa Corte. • 6 Vi è, inoltre, una doglianza della difesa sulla valorizzazione di elementi di fatto che sono riferiti alla prima fase della condotta incriminata; tuttavia, nell'ottica della ordinanza impugnata, quella che assume rilievo contro il ricorrente è la seconda fase temporale della condotta, ovvero quella fase nella quale la Cacciola Maria Concetta veniva indotta a registrare quella dichiarazione che servirà a occultarne le ragioni della morte. ';-/ È infondato il quinto motivo con il quale si sostiene che, in ogni caso, non sarebbe configurabile la aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/1991. Contrariamente a quanto affermato dalla difesa, la motivazione del Tribunale non 7 3 è affatto illogica. Preso atto degli elementi indiziari significativi, il Tribunale ha ricollegato l' attività del ricorrente alla complessiva attività, posta in essere per il problema della collaborazione della vittima, anche, quindi, alla attività del gruppo criminale dei Bellocco; ha così spiegato in modo adeguato perché si debba ritenere che la ragione fondamentale della condotta tenuta nei confronti della Cacciola fosse quella di impedire la sua attività di collaborazione con la giustizia. 45. La cosa non muta anche a tenere conto della affermazione che i familiari trattava esattamente del "buon nome" nel contesto criminale; proprio tale preoccupazione della famiglia, quindi, confermava l'atteggiamento di omertà e fedeltà interna alla banda. 49 Anche il sesto motivo, in tema di esigenze cautelari, è infondato. Il ricorrente isola vari punti della motivazione per affermare la insufficienza ed illogicità, a fronte di una adeguata spiegazione da parte del giudice in ordine alle ragioni per ritenere che la condotta non fosse affatto occasionale né al di fuori del normale contesto delle attività del ricorrente. E gli argomenti di tale motivo, poi, proseguono con il presunto parallelismo rispetto ad altri casi giudiziari ma non vi è alcuna seria analisi dei profili di corrispondenza con la vicenda in esame, anche in tale caso sviluppandosi argomenti generici. so Così esauriti gli argomenti dei ricorsi principali, vi sono quelli dei motivi aggiunti presentati sia dalla parte personalmente che dai difensori, come già detto. La parte personalmente svolge argomenti in tema di presunta genericità del provvedimento impugnato, critiche alla modalità di redazione dell'ordinanza impugnata, mediante ampio riferimento e ripetizione di stralci degli atti del pubblico ministero ma, in realtà, non individua reali carenze della motivazione nè vizi logici laddove non è sindacabile in sè la motivazione per relationem e la condivisione degli argomenti non è certo condizione anomala. Quanto ai "motivi aggiunti" della difesa, come risulta dalla lettura della sintesi che se ne è fatta sopra, si tratta di una puntigliosa individuazione di singoli passaggi dell'ordinanza impugnata che si ritiene siano criticabili sul piano logico o fattuale ma che in realtà rappresentano un ancora più evidente tentativo di distrazione dalla modalità di valutazione complessiva necessaria in un caso in cui la ricostruzione dei fatti è basata su una pluralità di indizi complessivamente valutati. Non è, ad esempio, la sola redazione della denuncia di scomparsa l'elemento per provare una determinata condotta ma tale circostanza, come è palese dalla lettura del provvedimento impugnato, è stata collocata nell'ambito 8 della vittima intendessero preoccuparsi del "buon nome" della famiglia perché si di un complesso di indizi che hanno consentito di giungere a ritenere significativa la redazione della denuncia. La critica incentrata sulla portata della sola redazione della denuncia è, quindi, del tutto astratta rispetto al contenuto effettivo del provvedimento impugnato che certamente non commetteva l'errore di attribuire a questa sola condotta valenza di commissione di un reato. 5-L II ricorso affronta poi singole circostanze (o frasi di contenuto ambiguo se isolate dal contesto) individuate pagina per pagina e, di fatto, sollecitandone una verifica una per una, chiede a questa Corte una valutazione del merito delle 55, Ciò rileva anche per la apparentemente più significativa difformità di dichiarazioni di Tania Figliuzzi; anche se costei è contraddittoria nell'individuare (e nel ricordare) dove fosse stata effettuata la registrazione della dichiarazione cui si ritiene essere stata forzata la vittima, fornisce comunque indicazioni più che sufficienti per l'uso che ne ha fatto il Tribunale a sostegno della tesi di accusa. Sono, poi, inconsistenti anche gli argomenti che si intende trarre dalla lettura analitica della dichiarazione della vittima, tenuto conto che la assenza di contenuto specifico riferibile al ricorrente è del tutto logico proprio se è vero che si tratti di dichiarazioni non spontanee della vittima ma di dichiarazioni a lei imposte sulla base di un testo predisposto. 56. In definitiva, è la stessa lettura analitica delle contestazioni, sopra sintetizzate, che dimostra l'assoluta inconsistenza dei motivi come proposti in questa sede di legittimità ove non è prevista affatto una nuova valutazione in merito. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94 comma 1-t 'r d.a. cod. proc. pen. Roma eciso il 16 dicembre 2014 e estensore tefano ijresidente Fra prove, attività, si rammenta ancora, qui non consentita.

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