Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13798 del 30/12/2014


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 13798 Anno 2015
Presidente: DI VIRGINIO ADOLFO
Relatore: DI SALVO EMANUELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TURATTI RAFFAELE N. IL 16/09/1963
avverso la sentenza n. 1598/2011 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 13/06/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 30/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EMANUELE DI SALVO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. F /v L L ( o
che ha concluso per

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Data Udienza: 30/12/2014

avverso la sentenza della Corte
1. Turatti Raffaele ricorre per cassazione
d’appello di Bologna, in data 13-6-2014 ,nella parte in cui è stata confermata la
sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine , in primo luogo , al
delitto di cui all’art. 319 cp , in relazione alla promessa della somma di C 5000
per la gestione e l’approvazione di una pratica edilizia,presentata dal geometra
Tomasi Mauro e istruita dal Turatti, in qualità di geometra, funzionario del
Comune di Ferrara, somma poi non consegnata a causa dell’arresto del Turatti.
In Ferrara dal 13 febbraio 2008 al 4 giugno 2008 ( capo R) ; in secondo luogo, in
ordine al delitto di cui all’art. 318 cp , in relazione alla percezione della somma di
euro 750, corrispostagli da Barbieri Palmieri Giovanni e materialmente versatagli
da Gulinelli Marco, per compiere un atto del suo ufficio, ossia per istruire, presso
il Comune di Ferrara, una pratica che si concludeva con un parere tecnico
positivo espresso dallo stesso Turatti, in data 15 giugno 2009 ( capo T).
2. Il ricorrente deduce, con il primo motivo, violazione di legge e vizio di
motivazione in merito al rigetto, da parte della Corte d’appello, dell’istanza
difensiva volta ad ottenere l’esame di Tomasi Mauro, a seguito del mutamento
del nomen iuris dall’originaria qualificazione giuridica ex art 317 cp a quella ex
art 319 cp , peraltro operata senza instaurare un contraddittorio in ordine ad
essa, come prescritto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, con la nota
sentenza Drassich, e senza che i testi siano mai stati sentiti rispetto all’eventuale
reato di corruzione. Ad esempio, alla teste Bovo Barbara, impiegata del Tomasi ,
non sono mai state poste domande su un eventuale patto corruttivo tra il suo
datore di lavoro e l’imputato . D’altronde, se ab origine fosse stato contestato il
reato di corruzione, il ricorrente non avrebbe mai optato per il rito abbreviato,
precludendosi la possibilità di controesaminare il proprio coimputato Tomasi,
che non è dato neanche sapere se sia stato o meno sottoposto a processo o
almeno indagato in relazione al reato di corruzione. Nè la riqualificazione
giuridica poteva considerarsi prevedibile, essendo già stata ritenuta dal giudice
per le indagini preliminari, in sede di applicazione della misura interdittiva,
perché il pubblico ministero aveva richiesto il rinvio a giudizio per il reato di
concussione, onde l’imputato riteneva di doversi difendere esclusivamente in
ordine a quest’ultima accusa.
2.1.Con il secondo motivo, si deduce violazione dell’art. 319 cp nonchè vizio di
motivazione in merito alla responsabilità, poiché l’atto d’ufficio che Turatti era
chiamato a compiere era soltanto la verifica formale in ordine alla sussistenza
della documentazione ed alla fattibilità dell’intervento mediante DIA, senza
alcuna istruttoria di merito. L’imputato non aveva dunque alcun obbligo di
accertare la non conformità dell’intervento al permesso di costruire. In ogni
caso, se il rimprovero mosso a Turatti è quello di aver apposto il visto di

RITENUTO IN FATTO

ammissibilità sulla DIA in cambio della promessa di denaro, il reato commesso
non sarebbe quello di cui all’art. 319 cp ma quello di cui all’art. 318 cp. Se invece
si contesta al Turatti di non aver approfondito il sospetto di non conformità, in
cambio della promessa di euro 5000, deve escludersi l’esistenza di un accordo
corruttivo, essendo l’atto contrario ai doveri d’ufficio oggetto soltanto di una
promessa indeterminata , senza alcuna certezza tra le parti. Del resto, il Turatti
nulla avrebbe potuto fare per evitare al Tomasi i controlli di merito e l’eventuale
diniego della dichiarazione di abitabilità e pertanto la predetta, indeterminata,
promessa non poteva concretare alcun reato.
2.2.Con il terzo motivo, si rappresenta che Tomasi, il quale è sempre stato
sentito come testimone-vittima di concussione e mai come imputato di reato
connesso, in quanto autore di corruzione, è del tutto inattendibile , avendo
negato espressamente di aver avuto rapporti di lavoro con Turati, affinché
quest’ultimo realizzasse disegni tecnici per il Comune di Gabicce Mare, mentre la
circostanza è pacificamente vera; ha narrato episodi delittuosi concernenti il
costruttore Grimaldi in modo talmente falso da non dar luogo ad alcuna
indagine; ha riferito che l’incontro con Turatti è avvenuto in data 27-2- 2008,
laddove il parere favorevole alla DIA è del 20 -2-2008; ha sempre riferito di
essere stato vittima di concussione mentre i primi giudici lo hanno ritenuto
soggetto attivo di corruzione. Egli ha calunniato il Turatti per ritorsione, poiché
quest’ultimo gli aveva fatto presente che gli appartamenti autorizzabili erano 6
e non 12, come Tomasi avrebbe voluto. È d’altronde inverosimile che l’imputato
,per eliminare una prova di corruzione, da un lato, abbia portato a casa
documenti in originale e, dall’altro, li abbia lasciati nel fascicolo , mentre
avrebbe potuto cestinarli, senza che nessuno se ne accorgesse. Erroneamente
poi i giudici hanno attribuito rilievo probatorio ai movimenti di danaro sul conto
del Turatti e della moglie, laddove invece tutta l’istruttoria ha dimostrato che,
come affermato anche da Tomasi, l’imputato semplicemente svolgeva, al di fuori
dell’orario di ufficio, l’attività di disegnatore per conto di professionisti privati.
2.3.L’ultimo motivo di ricorso investe invece l’addebito ex art 318 cp, poiché
Gulinelli , presunto latore del prezzo della corruzione a Turatti , è stato assolto.
Del resto, il progetto è stato respinto, onde non si comprende per quale motivo
un imprenditore esperto, come Barbieri Palmieri, avrebbe dovuto pagare il
prezzo di una corruzione per vedersi poi rigettato il progetto. L’imputato ha
sempre riferito di aver ricevuto l’assegno per la redazione di un disegno tecnico
commissionatogli dal Gulinelli e da utilizzarsi per l’istanza di parere tecnico
preventivo. E’ anche plausibile, sulla base di quanto dichiarato dall’architetto
Ballista , che la somma rappresentasse il prezzo di una consulenza prestata dal
Turatti , in vista dell’inoltro della pratica edilizia.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è infondato. Il principio affermato dalla Corte
Europea dei Diritti dell’Uomo , con sentenza 11-12-2007, n. 25575 , Drassich
c. Italia ( in Cass. Pen 2008,1646), che ha ravvisato la sussistenza di una
violazione dell’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
effettuata ex officio, senza aver dato all’imputato, in alcuna fase della
procedura ,la possibilità di esserne informato e di predisporre la più
opportuna difesa , riguarda l’ipotesi in cui il titolo di reato ravvisato sia più
grave e dunque l’imputato venga a subire conseguenze più sfavorevoli per
effetto del mutamento del nomen iuris ( Sez. VI, 15-5-12 n. 24631 , rv. n.
253109). Solo in questa ipotesi occorre ritenere che il diritto al
contraddittorio, investendo ogni profilo dell’accusa, vada assicurato,
informando l’imputato e il suo difensore dell’eventualità di una qualificazione
giuridica del fatto diversa da quella contestata ( Cass., Sez. VI, 12-11-2008, n.
45807). Ma nel caso in disamina non occorreva alcuna contestazione, essendo
stata attribuita al fatto una qualificazione giuridica meno grave ( art 319 cp )
di quella enunciata nell’imputazione ( art 317 cp). Non trattandosi poi di
mutamento del fatto contestato ma solo di attribuzione ad esso di un diverso
nomen iuris, non vi era alcuna necessità di sentire nuovamente i testi, poiché
la vicenda su cui essi avevano deposto, nella sua storicità, è rimasta sempre la
stessa. D’altronde, la possibilità, in sede decisoria, di una riqualificazione
giuridica del fatto è espressamente contemplata dal codice ed appartiene
alla logica del sistema, informata al principio iura novit curia, operante
appieno tanto in sede di giudizio abbreviato che di giudizio ordinario. E’
quindi del tutto fisiologico che l’opzione a favore di quest’ultimo comporti la
rinuncia, in cambio di uno sconto di pena, all’esame o al controesame dei testi
o degli imputati di reato connesso e ciò a prescindere dalla prevedibilità del
mutamento del nomen iuris attribuito, in sentenza, alla fattispecie concreta in
disamina. D’altronde, la prevedibilità costituisce categoria logica del tutto
estranea alla problematica in disamina.
2.Per quanto attiene alle dichiarazioni del Tomasi, occorre osservare come, ai
sensi dell’art. 63, comma 1, cpp, esse , anche a seguito della riqualificazione
giuridica operata dal giudice , rimangano utilizzabili nei confronti del Turatti.
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dell’uomo e delle libertà fondamentali nella riqualificazione giuridica del fatto

Al riguardo , le Sezioni unite hanno infatti condivisibilmente ritenuto che ,
allorquando venga in rilievo l’attribuzione al dichiarante della qualità di
indagato o di persona informata sui fatti, spetta al giudice il potere di
verificare, in termini sostanziali — e quindi al di là del riscontro di indici formali
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come l’intervenuta iscrizione sul registro notizie di reato- l’ascrivibilità allo

stesso dell’una o dell’altra qualità e il relativo accertamento, se congruamente
motivato , si sottrae al sindacato di legittimità (Cass. Sez U. n. 15208 del 25inutilizzabilità erga omnes postula che , a carico dell’interessato , siano già
acquisiti, prima dell’escussione, indizi non equivoci di reità, come tali
conosciuti dall’autorità procedente, non rilevando, a tale proposito, eventuali
sospetti od intuizioni personali dell’interrogante (Cass. Sez. U. n. 23868 del
23-4-2009, Fruci, Rv. 243416). L’inutilizzabilità assoluta, ai sensi dell’art
63,comma 2, cpp, richiede quindi l’originaria esistenza, a carico dell’escusso,
di precisi, anche se non gravi, indizi di reità, che non possono
automaticamente inferirsi dal solo fatto che il dichiarante risulti essere stato,
in qualche modo, coinvolto in vicende potenzialmente suscettibili di dar luogo
alla formulazione di addebiti di carattere penale a suo carico. Occorre invece
che le predette vicende, così come percepite dall’autorità inquirente,
presentino connotazioni tali da indurre a ravvisare concretamente la
sussistenza di elementi di spessore indiziante sufficiente ad attribuire al
soggetto la qualità di indagato ( Sez III n. 21747 del 26-4-05 , rv. n. 231995 ;
Sez VI, n. 28110 del 16-4-10, rv. n. 247773; Sez VI n. 4422/05 del 7-10-04,
rv. n. 231446): ciò che , nella fattispecie concreta in disamina,non risulta
accertato. Solo in tal caso, d’altronde, il soggetto può ritenersi irritualmente
sentito come persona informata sui fatti, giacchè avrebbe dovuto essere
interrogato ab origine in qualità di imputato o di indagato e dunque le sue
dichiarazioni non possono essere utilizzate né contra se nè contra alios. Se
invece gli elementi di reità emergono soltanto nel corso dell’audizione o
addirittura nelle ulteriori fasi dell’iter giudiziale, come nel caso in disamina, le
dichiarazioni rese dal soggetto escusso , a norma dell’art 63 comma 1 cpp,
non sono utilizzabili contro quest’ultimo ma lo sono appieno nei confronti dei
terzi
3.Anche il secondo motivo di ricorso è privo di fondamento. L’imputazione è
infatti chiara nell’addebitare all’imputato la promessa di un compenso “per la
gestione e l’approvazione della pratica”. Il Turati- precisa il giudice a quo4

2-2010 , Mills, rv. 246581). Così come si è chiarito che la sanzione di

aveva infatti compiuto un accertamento di merito, laddove aveva convocato il
Tomasi per rilevare le irregolarità delle prime tavole allegate alla DIA e
sollecitarlo a ridurre il numero degli appartamenti. Del resto, come dichiarato
dallo stesso imputato, egli controllava che la variante rientrasse nella casistica
che consente la sola DIA, sicché non è possibile affermare che, una volta
presentato il progetto con gli otto appartamenti, il Turati si spogliasse del
relativo intervento di controllo. Dunque i due avevano espressamente
compiacere al massimo le aspettative dell’imprenditore, cercando di trovare
una formula (che il successivo tecnico, dr.ssa Grillo, avrebbe giudicato del
tutto lacunosa) idonea a consentire l’approvazione del progetto, senza futuri
ostacoli.
4.11 terzo motivo di ricorso esula dal novero delle censure deducibili in sede di
legittimità, collocandosi sul terreno del merito. Il giudice a quo, richiamando
anche la motivazione della sentenza di primo grado, ha sottolineato come la
versione del Tomasi risulti sostanzialmente precisa, in particolare sulla
tempistica, e lineare, descrivendo un contesto di facile verificabilità ( le date
delle telefonate ; l’incontro con il Turatti). Del resto, le dichiarazioni del
Tommasi- rileva la Corte d’appello- rappresentano solo una delle fonti di
prova ma ve ne sono altre, orali e documentali, che confermano l’accusa. Fra
le prove documentali è da segnalare la convocazione, in originale, con relativa
notifica, della ditta Bata del Tommasi, presso gli uffici del Comune di Ferrara,
per chiarimenti in relazione ad una variante in corso d’opera: documentazione
trovata nell’abitazione del Turati, a seguito di perquisizione. In secondo luogo
vi sono le risultanze degli accertamenti espletati dal tecnico istruttore, Paola
Grillo, che prese in carico la pratica dopo il Turati e che riscontrò numerose
irregolarità e lacune, osservando come il progetto non apparisse conforme
alla concessione edilizia. La stessa conservazione riservata di tali attiargomenta il giudice di secondo grado- appare volta a non far apparire nel
fascicolo di ufficio che l’imputato si era messo in contatto con Tommasi, non
essendovi alcuna ragione perché l’imputato dovesse portarsi a casa
documenti dell’ufficio. Anomalo anche il fatto di recarsi presso lo studio del
privato, soggetto a controllo. Infine gli accertamenti bancari sui conti correnti
riconducibili all’imputato e alla moglie, semplice impiegata, mostrano
movimenti, in entrata, di somme di danaro ,in contanti, del tutto anomale.
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affrontato il problema e l’intervento, dietro compenso, del Turati era volto a

L’impianto argomentativo a sostegno del decisum si sostanzia in un apparato
esplicativo puntuale, coerente, privo di discrasie logiche e perciò del tutto
idoneo a superare lo scrutinio di legittimità.
5.Anche l’ultimo motivo di ricorso si colloca al di fuori dell’area della
deducibilità nel giudizio di cassazione, involgendo profili di merito. Il giudice a
quo ha rimarcato come il disegno asseritamente redatto dal Turatti non risulti
affatto, così come del tutto astratte sono le ipotesi alternative prospettate dal
aveva offerto una versione, circa la provenienza del titolo, nebulosa e oggetto
di successivi aggiustamenti, nel corso delle ulteriori audizioni. A fronte di ciò vi
è il fatto oggettivo che il Turati era istruttore della pratica e nel medesimo
giorno, 15 giugno 2007, incassò il denaro e formulò, con tempismo quanto
mai significativo, il proprio parere favorevole. Il fatto che successivamente la
commissione edilizia abbia respinto il progetto non vale a confutare le prove a
carico, avendo il Turati fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per
l’avanzamento della pratica, senza poter immaginare l’inopinato parere
contrario della commissione edilizia.
Trattasi , come si vede , di una motivazione precisa , fondata su specifiche
risultanze processuali e del tutto idonea a illustrare l’itinerario concettuale
esperito dal giudice di merito.
Il ricorso va dunque rigettato , poiché basato su motivi infondati , con
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

PQM
RIGETTA IL RICORSO E CONDANNA IL RICORRENTE AL PAGAMENTO DELLE SPESE
PROCESSUALI.

Così deciso in Roma, all ‘udienza del 30-12-2014 .

ricorrente, il quale, peraltro, già durante la fase delle indagini preliminari,

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