Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13781 del 20/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13781 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: LAPALORCIA GRAZIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LULAJ SOKOL N. IL 18/11/1973
avverso la sentenza n. 6826/2012 CORTE APPELLO di ROMA, del
08/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA
LAPALORCIA;

Data Udienza: 20/03/2015

1. Premesso che con la sentenza in epigrafe la Corte di Appello di Roma ha
confermato, per quanto qui rileva, la sentenza di primo grado che aveva dichiarato
Sokol LULA] responsabile del reato di lesioni personali aggravate dall’uso di un
coltello in danno di Alessio Scimò;
2. Considerato che il predetto imputato ha proposto ricorso deducendo violazione di
legge e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza dell’elemento
psicologico del reato;

4. Invero la doglianza di mancata reale motivazione del giudizio di attendibilità del
teste Giannini, giudizio che non avrebbe tenuto conto del fatto che questi e la p.o.
erano insieme e dei rapporti intercorrenti tra i due, pecca di aspecificità sia perché
non chiarisce la natura di tali rapporti e le ragioni per le quali essi renderebbero
sospetto il contributo testimoniale del Giannini -del quale in sentenza si è
correttamente escluso, non trattandosi della persona offesa, che fosse portatore di
un interesse antagonistico rispetto a quello dell’imputato-, sia perché non considera
che la testimonianza Giannini è stata ritenuta riscontro, al di là di incongruenze su
aspetti marginali della vicenda, alla versione dello Scimò, a sua volta avvalorata dal
referto medico a questi rilasciato, attestante ferita da punta e da taglio in regione
posteriore fianco sinistro.
5. Il che significa che il contributo del Giannini, al centro delle doglianze, si inscrive in
un quadro accusatorio già solido e perfino corroborato dalle dichiarazioni dello
stesso imputato, il quale, lungi dall’aver soltanto ammesso, come sostenuto nel
ricorso, di aver preso parte alla lite innescata da un comportamento scorretto dello
Scimò in veste di automobilista, ha pure riconosciuto, come si legge nella sentenza
impugnata, di aver colpito lo Scimò con un taglierino (negando solo che si trattasse
di un coltello da lui detenuto) che avrebbe sottratto ad un persona presente che lo
aveva diretto contro di lui, aspetto che peraltro la difesa dell’imputato non ha
coltivato né chiesto di approfondire.
6. Consegue che l’assunto dell’impugnante, che è poi l’unico profilo sotto il quale si
contesta, per quanto in modo generico, la sussistenza dell’elemento psicologico del
reato, secondo cui l’imputato, per scarsa padronanza della lingua italiana, non
avrebbe avuto la prontezza di qualificare subito la sua azione nell’ambito della
legittima difesa -la quale tuttavia, vale la pena sottolineare, si sarebbe
inspiegabilmente diretta verso un terzo e non verso l’autore dell’offesa-, resta del
tutto sfumato, non essendo neppure chiaro, in ultima analisi, a quale risultato mira
la censura afferente al giudizio di attendibilità del teste Gianníni -che si
pretenderebbe aver affermato, con rivisitazione non consentita delle sue
dichiarazioni, essere stato lo Scimò a colpire con il coltello il Lulaj, e non viceversa-,

2

3. Osserva: il ricorso è inammissibile per genericità e manifesta infondatezza.

posto che comunque l’unico ad aver riportato lesioni è, a quanto risulta, solo ed
esclusivamente lo Scimò.
7. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso seguono le statuizioni di cui all’art.
616 cod. proc. pen. determinandosi in C 1000, in ragione della natura delle
doglianze, la somma di spettanza della cassa ammende.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di C 1000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 20-3-2015

P. Q. M.

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