Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13780 del 20/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13780 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: LAPALORCIA GRAZIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BOTTAN SERGIO N. IL 11/01/1958
avverso la sentenza n. 175/2013 CORTE APPELLO di TRENTO, del
26/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA
LAPALORCIA;

Data Udienza: 20/03/2015

1. Premesso che con la sentenza in epigrafe la Corte di Appello di Trento ha
confermato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto Sergio BOTTAN
responsabile dei reati di falsificazione di carta di identità apparentemente rilasciata
a nome di Paolo Mondini, falso in scrittura privata (busta paga a nome apparente del
Mondini per aprire una pratica di finanziamento per l’acquisto di un televisore),
sostituzione di persona essendosi presentato con il nome di Mondini presso il
negozio Bussola di Trento;

violazione di legge, anche processuale, e vizio di motivazione in ordine
all’affermazione di responsabilità per tutti i reati, e, con il secondo, gli stessi vizi in
ordine al diniego di attenuanti generiche e alla quantificazione della pena;
3. Osserva: il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza. Il primo motivo fa
leva su due argomenti entrambi visibilmente inconsistenti, l’uno -che non vi sarebbe
prova della commissione dei fatti oggetto del procedimento da parte di un’unica
persona- è smentito dalla finalizzazione unitaria di quei fatti a conseguire il
finanziamento per l’acquisto del televisore facendosi passare per un terzo, il
Mondini, assumendone l’identità dopo aver falsificato una carta di identità ed una
patente apponendovi il nome di questi, l’altro -che nessuno avrebbe riconosciuto
nell’imputato il falso Mondini- è controbilanciato dalla duplice argomentazione svolta
dalla corte territoriale: da un lato la circostanza che egli fosse risultato l’utilizzatore
dell’utenza telefonica lasciata presso il negozio Bussola al momento dell’acquisto, in
quanto tale utenza aveva contattato quella della madre del Bottan, Fioretta
Marchesi, dall’altro l’identità tra la fotografia dell’imputato e quella apposta sulla
carta d’identità apparentemente rilasciata al Mondini, rilevata anche dal giudice di
secondo grado, come risulta dalla sentenza.
4. Quanto al trattamento sanzionatorio, va ricordato che, ai fini dell’assolvimento
dell’obbligo di motivazione del diniego delle attenuanti generiche, è sufficiente che il
giudice di merito giustifichi in fatto l’uso del potere discrezionale conferitogli dalla
legge con l’indicazione delle ragioni ostative alla concessione senza essere tenuto ad
esaminare tutte le circostanze prospettate o prospettabili dalla difesa; la sentenza
impugnata si è attenuta a tale principio, e non è quindi censurabile, avendo fatto
richiamo, anche ai fini della conferma della dosimetria della pena, alla presenza di
ben tredici precedenti, in gran parte specifici, a carico dell’imputato, che ben
avrebbero potuto giustificare la contestazione della recidiva specifica, reiterata,
infraquinquennale.
5. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso seguono le statuizioni di cui all’art.
616 cod. proc. pen. determinandosi in € 1000, in ragione della natura delle
doglianze, la somma di spettanza della cassa ammende.

2

2. Considerato che il predetto ha proposto ricorso deducendo con il primo motivo

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di C 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 20-3-2015

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