Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13766 del 20/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13766 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: LAPALORCIA GRAZIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DALLAPIAZZA ROLANDO N. IL 06/04/1943
avverso la sentenza n. 4/2012 TRIBUNALE di BOLZANO, del
08/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA
LAPALORCIA;

Data Udienza: 20/03/2015

1.

Premesso che il Tribunale di Bolzano, con la sentenza in epigrafe, ha confermato
quella del Giudice di pace della stessa località che aveva dichiarato Rolando
DALLAPIAZZA responsabile dei reati di minaccia ed ingiuria in danno del fratello
Ottone e della cognata Ottilia Simmerle sulla base della testimonianza di costoro
confermata da quella di Gabriele Verdiani, compagno della figlia delle pp.00.;

2.

Considerato che il predetto ha proposto ricorso per cassazione sostenendo, senza
dedurre specifici vizi di legittimità, che le ingiurie erano state reciproche non

minaccia era assorbito in quello di ingiuria;
3.

Osserva: il gravame tende a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti attinenti alla
ricostruzione del fatto e all’apprezzamento del materiale probatorio rimessi alla
esclusiva competenza del giudice di merito, il quale, nel caso in esame, ha
ineccepibilmente osservato, attraverso la valutazione dei contributi dichiarativi
acquisiti, che nessun elemento, del resto non indicato neppure dal ricorrente,
sorreggeva l’ipotesi della reciprocità delle ingiurie, mentre la minaccia di morte,
accompagnata dal richiamo alla strage di Erba puntando un scopa verso Ottone
Dallapiazza, invalido, integrava prospettazione di un male futuro ed ingiusto la cui
verificazione dipendeva dalla volontà del soggetto agente, così configurando la
fattispecie di cui all’art. 612 cod. pen..

4.

Alla declaratoria dì inammissibilità del ricorso seguono le statuizioni di cui all’art.
616 cod. proc. pen. determinandosi in C 1000, in ragione della natura delle
doglianze, la somma di spettanza della cassa ammende.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di C 1000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 20-3-2015

essendo attendibili le dichiarazioni delle pp.00. e del teste Verdiani, e che il reato di

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