Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13757 del 20/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13757 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: LAPALORCIA GRAZIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DI TIERI DAVIDE N. IL 01/01/1968 parte offesa nel procedimento c/
avverso il decreto n. 2421/2011 GIP TRIBUNALE di CHIETI, del
11/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA
LAPALORCIA;

Data Udienza: 20/03/2015

1. Premesso che il Gip del Tribunale di Chieti, con decreto 11-3-2014, disponeva
l’archiviazione del procedimento, instaurato, per il reato di violenza privata ed altro, a
seguito di denuncia querela proposta da Davide Di Tieri a carico dei sanitari che
avevano avuto in cura il padre Epinnenio Gabriele, poi deceduto;
2. Considerato che la p.o. Di Tieri ha proposto ricorso deducendo violazione di legge in
relazione all’art. 410, comma 3, cod. proc. pen. per illegittimità della dichiarazione di
inammissibilità (rectius rigetto) dell’opposizione alla richiesta di archiviazione, ma in

valutazioni del CT del PM e si valorizzano quelle del CT della p.o., la richiesta di
annullamento del decreto impugnato con restituzione atti al Gip e fissazione
dell’udienza camerale ex art. 409, comma 2 e segg. codice di rito;
3. Osserva: il ricorso è inammissibile in quanto, essendo il decreto di archiviazione
ricorribile solo nei casi di nullità previsti dall’art. 127 comma 5 cod. proc. pen.
(richiamato dall’art. 409 comma 6 stesso codice), cioè nei casi di violazione del
contraddittorio, nella specie tale violazione non sussiste essendo stata fissata la
prevista udienza camerale ed avendo il Gip motivato in punto di inconferenza delle
nuove prove (acquisizioni documentali e perizia) con argomenti che escludono
l’apparenza della motivazione e quindi, anche sotto tale profilo, la violazione del
contraddittorio;
4. Le doglianze prospettate esulano pertanto completamente dal perimetro dei vizi
deducibili in questa sede in quanto dirette a contrastare con argomenti di puro merito il
giudizio motivatamente espresso dal Gip di esaustività delle valutazioni del consulente
del PM, perimetro fissato dalla giurisprudenza di questa corte alla stregua della ratio
dell’art. 410 cod. proc. pen. (ravvisabile nell’esigenza di evitare opposizioni
all’archiviazione meramente defatigatorie e il conseguente inutile protrarsi del
procedimento), secondo la quale l’opposizione è inammissibile non solo quando manchi
l’indicazione dell’oggetto dell’investigazione suppletiva e dei relativi elementi di prova,
ma anche quando, pur essendo presente tale indicazione, l’investigazione suppletiva sia
non pertinente alla notizia di reato, o non rilevante, come nella specie, nel senso della
idoneità ad incidere concretamente sugli esiti delle indagini preliminari (Cass.
12833/2013, 25302/2012, 3246/3012);
5. E in tale ultimo senso, come si evince dal ricorso che in gran parte attacca nel merito la
motivazione del decreto al riguardo, il Gip non ha mancato di motivare l’opzione
dell’archiviazione.
6. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso seguono le statuizioni di cui all’art. 616
cod. proc. pen. determinandosi in € 1000, in ragione della natura delle doglianze, la
somma di spettanza della cassa ammende.

P. Q. M.
2

realtà facendo seguire ad una lunga ‘premessa in fatto’ in cui si contestano le

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di € 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 20-3-2015

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