Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13724 del 06/02/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13724 Anno 2015
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MOQRAN ABDERRAHIM N. IL 01/01/1978
EL MORTADA SAID N. IL 06/11/1973
avverso la sentenza n. 703/2012 CORTE APPELLO di LECCE, del
05/02/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 06/02/2015

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Lecce ha confermato la sentenza emessa in data 14
gennaio 2011 dal locale Tribunale, appellata da MOQRAN Abderrahim ed EL MORTADA Said,
dichiarati responsabili dei delitti di rissa e lesioni personali, commessi il 10 febbraio 2006.
Propongono ricorso per cassazione gli imputati che deducono violazione di legge e difetto di
motivazione sulla responsabilità e comunque la prescrizione dei reati
Osserva il Collegio che le censure sono inammissibili, in quanto tendono a sottoporre al giudizio di
legittimità aspetti attinenti alla ricostruzione del fatto e all’apprezzamento del materiale probatorio
rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito e già adeguatamente valutati sia dal
Tribunale che dalla Corte d’appello.
Nel caso in esame, difatti, entrambe le pronunce hanno ineccepibilmente osservato che la prova del
fatto ascritto agli imputati riposava nella testimonianza di un coimputato, persona offesa delle
lesioni, la cui credibilità è adeguatamente argomentata, e nel sostegno a questa che poteva trarsi
dalle dichiarazioni di un teste estraneo e da quelle dei verbalizzanti.
La sentenza impugnata non è dunque sindacabile in questa sede perché la Corte di cassazione non
deve condividere o sindacare la decisione, ma verificare se la sua giustificazione sia, come nel caso
in esame, sorretta da validi elementi dimostrativi e non abbia trascurato elementi in astratto decisivi,
sia compatibile con il senso comune e, data come valida la premessa in fatto, sia logica: insomma,
se sia esauriente e plausibile.
Anche quanto alla pretesa prescrizione dei reati i ricorsi sono manifestamente infondati.
I periodi di sospensione se correttamente calcolati portano ad una somma di gg. 183 con la
conseguenza che il termine di prescrizione, scadente il 10 agosto 2013, risulta prorogato al 9
febbraio 2014, in data successiva a quella (5 febbraio 2014) delle pronuncia del giudice di secondo
grado. La proposizione di ricorsi per cassazione inammissibili comporta la mancata instaurazione di
un valido rapporto di impugnazione, con la conseguente irrilevanza del successivo intervento della
prescrizione del reato.
All’inammissibilità dei ricorsi consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna di ciascun
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in
ragiorie delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.000,00# per ognuno.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 6 febbraio 2015.

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