Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13719 del 04/12/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13719 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
FINOCCHIARO ALDO LUCIANO N. IL 20/11/1949
avverso la sentenza n. 2774/2010 CORTE APPELLO di ANCONA, del
16/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 04/12/2014

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Ancona, rideterminata la pena, ha confermato
nel resto la sentenza emessa in data 13 gennaio 2010 dal Tribunale di Ascoli Piceno, appellata da
FINOCCHIARO Aldo Luciano, dichiarato responsabile del delitto di bancarotta fraudolenta,
commesso il 14 giugno 2002.
Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo vizio di motivazione sulla responsabilità.
Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile in quanto, tende a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti attinenti alla ricostruzione del fatto e all’apprezzamento del materiale probatorio
rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito.
Nel caso in esame, la Corte di appello ha ineccepibilmente osservato che la posizione del prevenuto quale amministratore di fatto della società fallita era risultata dagli accertamenti del curatore
e da testimonianze acquisite nonché da sentenza emessa in altro procedimento, acquisita agli atti.
Altrettanto correttamente la Corte di Appello ha limitato l’oggetto della distrazione ad una vettura Volvo, adeguatamente valutando le emergenze processuali concernenti il compendio non rinvenuto dal curatore. E quanto alla bancarotta fraudolenta documentale i giudici del merito hanno
correttamente valutato non incidente un provvedimento di sequestro emesso in altro procedimento e non eseguito per mancanza della documentazione.
Il ricorrente propone una ricostruzione alternativa dei fatti di causa, che non può essere presa in
considerazione, a fronte della motivazione adeguata, conforme a regole della logica e priva di vizi giuridici, resa dai giudici di merito.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.000,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 4 dicembre 2014.

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