Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13712 del 04/12/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13712 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BALDASSARRE OLGA N. IL 21/09/1961
avverso la sentenza n. 1610/2003 CORTE APPELLO di BARI, del
25/02/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 04/12/2014

Baldassarre Olga ricorre avverso la sentenza 25.2.13 della Corte di appello di Bari che ha
confermato quella in data 28.2.03 del Tribunale di Trani con la quale è stata condannata, per il reato
di bancarotta fraudolenta, concesse attenuanti generiche, alla pena — con la concessione dei doppi
benefici di legge — alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione, oltre le pene accessorie di
legge.

violazione dell’art.606, comma 1, lett. e) c.p.p. < perché mancante di motivazione in ordine alla sussistenza di tutti gli elementi integranti la fattispecie in contestazione >, avendo i giudici di
appello omesso di considerare i motivi di impugnazione.
Con il secondo motivo si deduce violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione ;
essendo emerso dalla relazione del curatore fallimentare e dalle scritture sociali che la gestione ed il
controllo della fallita appartenevano a Matera Silvestro (che aveva definito la sua posizione ai sensi
degli artt.444 ss. c.p.p.), marito dell’imputata la quale si era limitata alla saltuaria gestione delle
vendite e non aveva quindi l’obbligo di tenuta delle scritture contabili.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile in quanto, con riferimento al
primo motivo, del tutto generico, atteso che la censura è formulata in modo stereotipato, senza alcun
collegamento concreto con la motivazione della sentenza impugnata, della quale non vengono
nemmeno precisamente individuati i capi o i punti oggetto di doglianza.
Quanto al secondo motivo, i giudici di secondo grado hanno fatto legittimo rinvio per relationem
alla motivazione della sentenza di primo grado, sottolineando come tutti i punti del gravame
avessero trovato già risposta satisfattiva nella sentenza di primo grado, laddove invece l’appellante
si era limitata a ripercorrere genericamente le prospettazioni del tribunale senza formulare alcuna
specifica censura in punto di responsabilità, se non per invocare l’ipotesi di cui all’art.217 1.fall.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma di favore della Cassa delle Ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

Deduce la ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, con il primo motivo

P.Q.M.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Roma, 4 dicembre 2014

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