Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13695 del 04/12/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13695 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LIGUORO PASQUALE N. IL 28/11/1949
avverso la sentenza n. 3960/2013 GIP TRIBUNALE di TORRE
ANNUNZIATA, del 26/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 04/12/2014

Liguoro Pasquale ricorre avverso la sentenza 26.11.13, emessa dal G.i.p. del Tribunale di Torre
Annunziata ai sensi degli artt.444 ss. c.p.p., con la quale gli è stata applicata, per il reato di
bancarotta fraudolenta, esclusa la contestata recidiva, la pena di anni due e mesi quattro di
reclusione.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,

proscioglimento ex art.129 c.p.p., laddove — prosegue il ricorrente — la contestazione relativa alla
bancarotta fraudolenta documentale appariva frutto di un refuso in quanto l’impresa fallita era
sottoposta a regime di contabilità semplificata ed in tale ambito al curatore era stata fornita tutta la
documentazione amministrativa e fiscale, come accertato dallo stesso curatore il quale era stato in
grado così di ricostruire la situazione patrimoniale della fallita, al più potendosi configurare il reato
di bancarotta semplice.
Quanto poi alla bancarotta fraudolenta patrimoniale, la contestazione di aver dissipato beni per un
importo di C 520.366,00 — conclude il ricorrente — non trovava riscontro negli atti processuali,
derivando da un’erronea valutazione compiuta dal curatore circa l’effettivo valore commerciale
delle giacenze di magazzino, non avendo detto organo tenuto in debito conto, nel procedere alla
vendita, della perdita del valore della merce per decorso del tempo.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto manifestamente
infondato, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è da un lato adeguato a quanto
contenuto nell’accordo tra le parti e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i presupposti dell’art.129
c.p.p., facendo riferimento in particolare alla relazione introduttiva del curatore fallimentare e alle
dichiarazioni dallo stesso rese alla Guardia di finanza, ai verbali di inventario, alla documentazione
fotografica in atti e al verbale di interrogatorio del Liguoro.
Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere
di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez.un., 27 settembre

comma 1, lett. e) c.p.p. per mancanza di motivazione in ordine alla ritenuta assenza di cause di

1995, Serafino; Sez.un., 25 novembre 1998, Messina; Sez.II, 17 febbraio 2012, n.6455),
considerando peraltro che la presentazione della richiesta di applicazione della pena concordata
comporta l’implicita rinuncia delle parti a far valere eccezioni e difese di natura sostanziale e
processuale, nei limiti, rispettivamente, degli artt.129 e 179 c.p.p. e salvo che si tratti di eccezioni
attinenti alla richiesta medesima e al consenso prestato (Cass., sez.IV, li aprile 2008, n.16832).

processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€ 1.500,00.
P .Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
della somma di € 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 4 dicembre 2014
IL COly

IERE estensore

9,1te’

Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese

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