Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13688 del 04/12/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13688 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
PILIARVU ALESSANDRO N. IL 21/12/1957
avverso la sentenza n. 1144/2011 CORTE APPELLO di TRIESTE, del
01/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 04/12/2014

Piliarvu Alessandro ricorre avverso la sentenza 1.10.13 della Corte di appello di Trieste con la
quale, in parziale riforma di quella in data 11.11.10 del Tribunale di Udine, è stato assolto dal reato
di furto in danni di Tagliaferro Walter per non aver commesso il fatto ed è stata rideterminata la
pena, per il furto in danno della Di Sabato Katiuscia, in anni uno di reclusione ed € 400,00 di multa.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art. 606,

affermato che i beni rinvenuti presso il Piliarvu erano stati da loro acquistati presso il supermercato,
mentre il CD di proprietà della Di Sabato era dalla stessa custodito presso la di lei vettura e non ne
aveva mai denunciato il furto.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, sia in quanto con esso la difesa
intende sottoporre al giudice di legittimità aspetti attinenti al merito, che risultano preclusi in questa
sede, sia perché manifestamente infondato, avendo il giudice di appello, con motivazione del tutto
congrua ed esente dai lamentati profili di illogicità, evidenziato come la responsabilità dell’imputato
riposi sulle dichiarazioni della p.o. Di Sabato — la cui attendibilità non è in discussione – , che ha
riconosciuto come propri i beni rinvenuti nell’abitazione del Piliarvu (compresi i CD musicali
dettagliatamente indicati in denuncia), precisando di essere particolarmente certa del
riconoscimento per una serie di dettagli che il teste Di Nauta — titolare del negozio presso cui il teste
della difesa Ceotti aveva detto di aver acquistato quei prodotti — aveva escluso corrispondere a
quelli dei beni che deteneva nel proprio negozio.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

comma 1, lett.e) c.p.p. per non avere i giudici considerato che i testi Ceotta e Palazzolo avevano

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 4 dicembre 2014

IL CONSIGLIERE estensore

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