Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13675 del 04/12/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13675 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BATTILORO GIOVANNI N. IL 10/03/1968
avverso la sentenza n. 10765/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
049/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 04/12/2014

RITENUTO IN FATTO

1.

La Corte di Appello di Napoli, con la sentenza impugnata ha

confermato la sentenza di primo grado con la quale Battiloro Giovanni era stato
condannato per furto aggravato (otto paia di jeans esposti per la vendita sugli

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a
mezzo del proprio difensore, lamentando una violazione di legge in merito
all’applicazione dell’aggravante di cui all’articolo 625 n. 7 cod.pen. nonché alla
quantificazione della pena.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
2.

Innanzitutto perchè, quanto alla sussistenza della contestata

aggravante, si chiede a questa Corte non una valutazione in merito a
considerazioni in punto di diritto bensì l’esame di circostanze di fatto
(esposizione alla pubblica fede dei beni sottratti) che, da un lato, sono già state
acclarate dai Giudici del merito e, d’altra parte, non possono essere riesaminate
da questa Corte di legittimità.
Comunque, in tema di aggravante dell’esposizione alla pubblica fede il
concetto di “necessità” di cui all’articolo 625 n. 7 cod.pen. va inteso in senso
relativo e comprende ogni apprezzabile esigenza di condotta imposta da
particolari situazioni, in contrapposizione agli opposti concetti di comodità e di
trascuratezza nella vigilanza; d’altra parte la “consuetudine” va intesa quale
pratica di fatto generale e costante ancorché non imposta da esigenza dalla
quale non possa prescindersi (vedi Cass. Sez. V 24 marzo 2005 n. 14978).
È stato, altresì, affermato che la ragione dell’aggravamento previsto dalla
suddetta norma è data dalla volontà di apprestare una più energica tutela penale
a quelle cose mobili che sono lasciate dal possessore, in modo permanente o per
un certo tempo, senza diretta e continua custodia, per “necessità” o per
“consuetudine” (nei sensi sopra indicati) e che, perciò, possono essere più
facilmente sottratte (vedi Cass. Sez. IV 07 novembre 2007 n. 5113).
Correttamente, pertanto, i Giudici del merito hanno ritenuto sussistente
tale circostanza nella fattispecie de qua in cui la “necessità” della esposizione
richiesta dalla norma deve essere intesa, non in senso assoluto (come
1

scaffali di un esercizio commerciale).

impossibilità della custodia da parte del titolare del bene), bensì relativo, cioè in
rapporto alle particolari circostanze (nel caso di specie per l’esposizione dei capi
di abbigliamento sugli scaffali di un pubblico esercizio aperto al pubblico) che
possono indurre il soggetto a lasciare le proprie cose fuori dalla sua vigilanza e
custodia.
In secondo luogo la quantificazione della pena può essere sindacata in

avvenuto nella specie.
3. Dall’inammissibilità del ricorso deriva, infine, la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della
Cassa delle Ammende.

P.T.M.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 4 dicembre 2014.

sede di legittimità soltanto allorquando irrogata in misura illegale, il che non è

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