Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13664 del 04/12/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 13664 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
TURI GIUSEPPE N. IL 03/09/1989
LOSACCO VITO N. IL 25/03/1980
avverso la sentenza n. 2762/2013 TRIBUNALE di BARI, del
01/07/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 04/12/2014

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Bari applicava, fra l’altro, a TURI Giuseppe e LOSACCO Vito, a norma degli artt. 444 e 448 C.P.P., la pena concordata con il Pubblico Ministero
in ordine al delitto di tentato furto pluriaggravato in abitazione in concorso, e il LOSACCO anche di violazione delle disposizioni della sorveglianza speciale, commessi il 30 giugno 2013.
Propongono distinti ma identici ricorsi per cassazione gli imputati che deducono violazione di
legge e difetto di motivazione sulla qualificazione del fatto come tentato furto, come commesso
in luogo di privata dimora, tale non essendo un camper, e sul trattamento sanzionatorio.
Osserva il Collegio che i ricorsi sono destituiti di specificità e comunque manifestamente infondati o per altro verso inammissibili, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è
da un lato adeguato a quanto contenuto nell’accordo tra le parti, e dall’altro ha escluso che ricorressero i presupposti dell’art. 129 C.P.P., facendo ampio e motivato riferimento al contenuto degli atti delle indagini preliminari ed in particolare al verbale di arresto e atti allegati.
E tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez. un., u.p.
27 marzo 1992, Di Benedetto; Sez. un., u.p. 27 settembre 1995, Serafino; Sez. un., u.p. 25 novembre 1998, Messina).
Né all’imputato che abbia patteggiato la pena è consentito porre in discussione in sede di legittimità gli estremi fattuali di un’imputazione che pare, secondo la narrativa del capo di imputazione, correttamente qualificata, anche con riferimento all’individuazione del camper come luogo di
privata dimora.
Quanto al trattamento sanzionatorio i ricorsi sono manifestamente infondati, atteso che il Tribunale, nell’applicare la pena concordata, non è incorso in alcuna violazione della legge in punto di
determinazione della pena (cfr. Sez. un., c.c. 24 marzo 1990, Borzaghini), conformandosi del resto, anche con riferimento al mancato riconoscimento delle ora pretese attenuanti, interamente al
trattamento sanzionatorio condiviso dalle parti, del quale ha espressamente riconosciuto la congruità. Mentre l’imputato che abbia chiesto l’applicazione di una determinata pena non può dolersi della entità della pena da esso stesso sollecitata né della complessiva adeguatezza del trattamento concordato evocando apprezzamenti di fatto non suscettibili di autonoma considerazione in sede di legittimità.
All’inammissibilità dei ricorsi consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna di ciascun ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in
ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.500,00# per ognuno.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento della somma di €. 1.500,00# alla Cassa delle ammen e.
Così deciso in Roma dicembre 2014.

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