Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13621 del 14/03/2014


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 13621 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

ha pronunciato la seguente

setti E dzer
ORDIRerN-ZA-

sul ricorso proposto da:
VITUCCI CIRO N. IL 23/10/1984
DE FILIPPO GIUSEPPE N. IL 20/07/1986
CHIANESE GELSOMINA N. IL 09/01/1984
avverso la sentenza n. 9130/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
22/01/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 14/03/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 22 gennaio 2013 la Corte di Appello di Napoli confermava la sentenza
del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di detta città del 28 maggio 2012 con la
quale VITUCCI Ciro, DE FILIPPO Giuseppe e CHIANESE Gelsomina, imputati, in concorso tra
loro, del reato di cui all’art. 73 D.P.R. 309/90 (illecita detenzione a fini di spaccio di sostanza
stupefacente del tipo marijuana per un peso complessivo di Kg. 6.585,80 – reato commesso il

condannati, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ed esclusa la recidiva
per il DE FILIPPO, alla pena di anni cinque di reclusione ed C 40.000,00 di multa ciascuno, oltre
alle pene accessorie di legge ed alla confisca e distruzione di quanto in sequestro.
2. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso tutti gli imputati a mezzo dei rispettivi
difensori di fiducia; in particolare il difensore di VITUCCI e DE FILIPPO lamentava violazione di
legge per avere la Corte di merito confermato il giudizio di responsabilità senza alcuna
motivazione specifica in ordine agli elementi che, a detta della Corte, giustificavano la
condanna. La difesa della CHIANESE, a sua volta, lamentava vizio di motivazione in ordine ai
criteri seguiti per la quantificazione della pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Va doverosamente segnalato, in via preliminare, che il difensore del ricorrente VITUCCI
ha depositato in data 5 marzo 2014 una memoria con la quale ha insistito per l’annullamento
della sentenza impugnata alla luce dell’intervento della Corte Costituzionale n. 32/14 che ha
dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 4 bis e 4 vicies ter del D. L. 272/05 convertito
con modificazioni nella L. 49/06, ripristinando l’originario testo normativo antecedente a tali
modifiche ed, in particolare, il trattamento sanzionatorio diversificato secondo che si trattasse
di cd. “droghe pesanti” e “droghe leggere”: si tratta, tuttavia, di memoria inammissibile per
tardività in quanto la stessa è stato depositata oltre il termine perentorio di giorni quindici
antecedenti alla data di celebrazione dell’udienza camerale.

1.1 Ciò premesso, Osserva il Collegio che i ricorsi del VITUCCI e del DE FILIPPO sono
caratterizzati da genericità nella misura in cui, senza il conforto di argomentazioni di alcun
tipo, in forma del tutto apodittica, lamentano il difetto di motivazione in ordine alla
responsabilità dei due ricorrenti che il giudice distrettuale, invece, con argomentazioni
approfondite, logiche ed esaustive, ha ribadito analizzando in forma specifica tutti gli elementi,
invero plurimi, che deponevano per la responsabilità degli odierni ricorrenti. Ma anche il ricorso
della CHIANESE, nella sua estrema sinteticità, appare genericamente formulato sia pure
limitatamente all’aspetto sanzionatorio, avendo peraltro, la Corte distrettuale spiegato in
maniera logica e completa le ragioni della inflizione di una pena elevata: la motivazione che ne
è seguita è infatti assolutamente rispettosa dei criteri indicati dall’art. 133 cod. pen..
1

14 ottobre 2011 in Arzano, recidiva nel quinquennio per DE FILIPPO Giuseppe) erano stati

1.2 I ricorsi, quindi, nei termini in cui sono stati formulati, sono inammissibili per
genericità delle ragioni a sostegno.
1.3 Va, tuttavia, osservato che nella specie trova applicazione un principio interpretativo
consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, secondo il quale l’inammissibilità del ricorso
non preclude in sede di legittimità la possibilità di annullamento di una sentenza che abbia
inflitto una pena illegale (tra le tante Sez. 6^, 16.5.2013, n. 21982, Ingordini, Rv. 255674;
Sez. 1^ 21/03/2013, n. 15944, Aida, Rv. 255684; S.U. 29/03/2007, n.27614 P.C. in proc.

1.4 L’illegalità della pena irrogata in relazione alle condotte illecite concernenti sostanze
stupefacenti cosiddette leggere viene, oggi, in rilievo in coincidenza con il mutamento del
quadro normativo di riferimento, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del
12 febbraio 2014 con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale degli artt. 4-bis e
4-vicies ter del D.L. 30 dicembre 2005, n.272, convertito nella legge 21 febbraio 2006, n.49,
che modificavano la disciplina dei commi 1 e 4 dell’art. 73 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309
nella sua stesura originaria e abbandonavano i diversi regimi sanzionatori fissati per le
sostanze stupefacenti elencate, da un lato, nelle tabelle I e III (le c.d. “droghe pesanti”) e,
dall’altro, nelle tabelle II e IV (le c.d. “droghe leggere”). La nuova disciplina fissava dunque
agli artt.1 e 1-bis dell’art. 73 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, un unico trattamento
sanzionatorio per tutte le sostanze stupefacenti; tale soluzione è stata censurata dalla Corte
che ha ripristinato il testo anteriore.
1.5 La riprova della illegalità della pena si deduce pacificamente dal fatto che la pena
base, secondo quanto è dato leggere nella motivazione della sentenza di primo grado (poi
ripresa dalla Corte distrettuale), era stata determinata in anni undici e mesi tre di reclusione
ed Euro 90.000,00 di multa per ciascuno degli imputati, poi ridotta ex art. 62 bis cod. pen.
nella misura di anni sette e mesi sei di reclusione ed € 60.000,00 e definitivamente diminuita
di 1/3 per il rito prescelto: ciò in applicazione delle disposizioni vigenti successivamente
all’emanazione del D.L. 30 dicembre 2005, n. 272 (convertito dalla L. n. 49 del 2006), che
aveva previsto per il reato di cui all’art. 73, comma 1, T.U. Stupefacenti la pena edittale
minima di sei anni, unificando il trattamento sanzionatorio per le cd. “droghe pesanti” e
“droghe leggere”.
1.6 Le disposizioni previgenti rispetto alla L. 49/06 poi attinta dalla dichiarazione di
incostituzionalità, prevedevano (e prevedono) una diversificazione tra le sostanze stupefacenti
o psicotrope appartenenti alle tabelle 1^ e 3^ (le cd. “droghe pesanti”) per le quali era
prevista la reclusione da otto a venti anni e la multa da Euro 25.822,00 ad Euro 258.228,00 e
le sostanze stupefacenti o psicotrope rientranti nelle tabelle 2^ e 4″ (le cd. “droghe leggere”)
per le quali era contemplata la reclusione da due a sei anni e la multa da Euro 5.164,00 ad
Euro 77.468,00.
2

Lista, Rv. 236535)

1.7 Più in particolare, per quel che rileva in questa sede, la norma dichiarata
incostituzionale aveva aumentato, per le cd “droghe leggere”, il trattamento sanzionatorio,
omologandolo a quello previsto per le droghe pesanti dalla L. 49/06, nella reclusione da sei a
venti anni e della multa da Euro 26.000,00 ad Euro 260.000,00.
1.8 Con riferimento al caso in esame il giudice di primo grado aveva calcolato quale pena
base per la detenzione illecita di droghe cd. “leggere” la pena di anni undici e mesi tre di
reclusione ed C 90.000,00 di multa (di gran lunga superiore non solo al limite minimo edittale

anche a quello massimo previsto attualmente in anni sei di reclusione ed C 77.468,00),
procedendo, poi, alla riduzione per le riconosciute circostanze attenuanti generiche nella
misura di un terzo (anni sette e mesi sei di reclusione ed C 60.000,00 di multa) e, di seguito,
alla definitiva diminuzione per il rito nei termini precedente indicati.
1.9 Deve, dunque, evidenziarsi che, nel caso concreto, il criterio seguito dal giudice di
merito per valutare la legalità della pena base è in contrasto con la disciplina attualmente in
vigore, considerato che la condotta contestata attiene alla detenzione a fini di spaccio di
droghe leggere (marijuana), imponendosi, quindi, la necessità di un nuovo giudizio di
determinazione della pena ai sensi dell’art. 2 comma 4 0 cod. pen.
1.10 La decisione impugnata va, pertanto, annullata nella parte relativa alla
quantificazione della pena, con rinvio degli atti ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli
perché proceda a nuovo giudizio sul punto, alla luce del trattamento sanzionatorio previsto
dalla più favorevole disciplina oggi in vigore. Nel resto i ricorsi di VITUCCI Ciro e DE FILIPPO
Giuseppe vanno dichiarato inammissibili.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli
per la quantificazione della pena. Dichiara inammissibile, nel resto, il ricorso di VITUCCI Circo e
DE FILIPPO Giuseppe.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2014
Il Presidente

oggi previsto per le droghe leggere, pari ad anni due di reclusione ed C 5.164,00 di multa ma

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