Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13620 del 14/03/2014


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 13620 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

ORDINANZA-

sul ricorso proposto da:
SBIA SAID N. IL 12/10/1968
avverso la sentenza n. 384/2013 TRIBUNALE di TERAMO, del
15/05/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 14/03/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza ex art. 444 cod. proc. pen. del 15 maggio 2013 il Tribunale di Teramo in
composizione monocratica applicava nei confronti di SBIA Said, sull’accordo delle parti, la pena
così diminuita per il rito di anni due mesi otto e giorni venti di reclusione ed C 12.400,00 di
multa, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, relativamente al reato di
cui all’art. 73 D.P.R. 309/90 (detenzione illecita a fini di spaccio di gr. 485,11 di hashish marzo 2013) ed al reato di cui agli artt. 81 cpv., 582, 585

comma 10 cod. pen. (fatto commesso nelle medesime circostanze di tempo e di luogo) dei
quali il SABI era imputato. Contestualmente veniva ordinata la confisca e distruzione della
droga e dei ritagli di giornale in sequestro.
2. Avvero tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato personalmente lamentando con
unico motivo violazione di legge e vizi motivazionali – per assenza ed illogicità dell’apparato
argomentativo – in relazione alla esclusione dell’ipotesi di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. e
75 del D.P.R. n. 309/90.
3.

Con memoria ritualmente e tempestivamente depositata il difensore di fiducia ha

insistito per l’annullamento della sentenza impugnata alla luce dell’intervento della Corte
Costituzionale n. 32/14 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 4 bis e 4 vicies
ter del D. L. 272/05 convertito con modificazioni nella L. 49/06, ripristinando l’originario testo
normativo antecedente a tali modifiche ed, in particolare, il trattamento sanzionatorio
diversificato secondo che si trattasse di cd. “droghe pesanti” e “droghe leggere”.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 II ricorso nella sua stesura originaria è manifestamente infondato: è sufficiente
richiamare in proposito il consolidato orientamento di questa Suprema Corte (Sez. 2^, Ord.
12.10.2005 n. 40519, P.M. in proc. Scafidi, Rv. 232844), secondo il quale l’accordo sulla pena
“esonera il giudice dall’obbligo di motivazione sui punti non controversi della decisione”.

Ne

discende che anche una valutazione sintetica del fatto, operata in sentenza, deve considerarsi
più che sufficiente a giustificare la ratifica dell’accordo raggiunto dalle parti. In relazione allo
specifico profilo che qui interessa, la giurisprudenza costante di questa S.C. (da ultimo, v. Sez.
5^ 25.6.2013 n. 31250, Fede, Rv. 256359; Sez. 4^, 17.6.2011 n. 30867, Hallulli e altro, Rv.
250902) ha affermato il principio in virtù del quale la sentenza del giudice di merito che
applichi la pena su richiesta delle parti (escludendo che ricorra una delle ipotesi di
proscioglimento previste dall’art. 129 c.p.p.) può essere oggetto di controllo di legittimità, per
vizio di motivazione, soltanto se dal testo della sentenza impugnata appaia evidente la
sussistenza di una causa di non punibilità ai sensi della disposizione su menzionata. Nella
1

reato commesso in Martinsicuro

motivazione della sentenza di patteggiamento, quindi, il richiamo all’art. 129 cod. proc. pen. è
sufficiente a far ritenere che il giudice abbia verificato ed escluso la presenza di cause di
proscioglimento, non occorrendo ulteriori e più analitiche disamine al riguardo (Sez. 2^,
17.11.2011 n. 6455, Alba, Rv. 252085).
1.2 Nel caso di specie, peraltro, l’esistenza di una causa di non punibilità non è stata
specificamente prospettata dal ricorrente sulla base di argomenti puntualmente esposti
nell’atto di impugnazione, con il logico corollario che la su indicata doglianza va senz’altro

l’impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica, o comunque l’omissione di
motivazione, in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la censura non sia
accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto imporre al giudice
l’assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen. (Sez. 3^, 19.4.2000, n.
1693, Petruzzelli R., Rv. 216583).
1.3 Alla luce di tali elementi dovrebbe concludersi per l’inammissibilità

tout court del

ricorso nella sua interezza.
1.4 Tuttavia nel caso in esame trova applicazione un principio interpretativo consolidato
nella giurisprudenza di questa Corte, secondo il quale l’inammissibilità del ricorso non preclude
in sede di legittimità la possibilità dì annullamento di una sentenza che abbia inflitto una pena
illegale (tra le tante Sez. 6^, 16.5.2013, n. 21982, Ingordini, Rv. 255674; Sez. 1^
21/03/2013, n. 15944, Aida, Rv. 255684; S.U. 29/03/2007, n.27614 P.C. in proc. Lista, Rv.
236535).
1.5 L’illegalità della pena irrogata in relazione alle condotte illecite concernenti sostanze
stupefacenti cd “leggere” all’interno della cornice normativa di cui al comma 5 0 dell’art. 73
D.P.R. 309/90 viene, oggi, in rilievo in coincidenza con il mutamento del quadro normativo di
riferimento rappresentato dal D.L. 146/13, dalla sentenza 32/14 della Corte Costituzionale e
dalla L. 79/14 intervenute nel breve volgere di alcuni mesi tra il dicembre 2013 e il maggio
2014: le dette variazioni normative hanno disarticolato il sistema sanzionatorio fino a quel
momento vigente per effetto della L. 49/06 (legge cd. “Fini-Giovanardi”) e tali innovazioni per quanto interessa in questa sede – refluiscono favorevolmente sulla posizione del ricorrente.
1.6 Va, in particolare, aggiunto, che, per effetto dell’intervento legislativo operato con la L.
10/14 di conversione del D. Legge 146/13, è stato riformulato il comma 5 0 dell’art. 73, D.P.R.
309/90, qualificandosi la relativa condotta come ipotesi autonoma di reato (v. sul punto Sez.
6^ 8.1.2014, Cassanelli) e fissandosi una pena edittale che va da un minimo di un anno ad un
massimo di anni cinque di reclusione e da C 3.000,00 ad C 26.000,00 di multa senza
distinzione tra droghe cd. “pesanti” e droghe cd. “leggere”.
1.7 Va, altresì, segnalato che la mitigazione del trattamento sanzionatorio è stata
ulteriormente implementata per effetto della L. 79/14 di conversione del D.L. 36/14
2

disattesa. Invero, nel giudizio definito ex art. 444 cod proc. pen. è inammissibile per genericità

(provvedimenti sopravvenuti nelle more del deposito della presente sentenza) mediante la
fissazione di un minimo di mesi sei di reclusione e di un massimo di anni quattro e quanto alla
pena pecuniaria, di un minimo di C 1.032,00 e di un massimo di C 10.329,00, senza distinzione
tra droghe leggere e droghe pesanti.
1.8 Con riferimento al caso in esame il giudice nell’applicare la pena recependo l’accordo
delle parti, ha calcolato quale pena base per il reato più grave (quello di cui all’art. 73 D.P.R.
309/90) previa applicazione dell’art. 73/5 del citato D.P.R., la pena di anni sei di reclusione ed

attenuanti generiche, e di seguìto, all’aumento per la continuazione con definitiva diminuzione
della pena nei termini precedente indicati.
1.9 Ne consegue che, dato il più favorevole trattamento sanzionatorio previsto, dopo la L.
10/14 (a sua volta, come detto, modificata ulteriormente dalla L. 79/14), dal D.P.R. n. 309 del
1990, art. 73, comma 5 quanto al minimo edittale, la valutazione operata dal giudice
nell’apprezzare la congruità della pena concordata dalle parti non è più conferente,
imponendosi, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata giacché
l’evidenziata illegittimità della pena applicata ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen. rende
invalido il patto concluso tra le parti.
1.10 Conseguentemente occorre disporre la trasmissione degli atti al Tribunale di Teramo
perché proceda ad un nuovo giudizio, dovendosi ritenere le parti reintegrate nella facoltà di
rinegoziare l’accordo sulla pena su altre basi e dovendo il giudizio proseguire nelle forme
ordinarie in mancanza dell’accordo (cfr. Sez. 1^ 7.4.2010 n. 16766, RG. in proc. Ndiyae, Rv.
246930; v. anche S.U. 27.5.2010 n. 35738, Calibè e altro, Rv. 247841; Sez. 6^ 7.1.2008 n.
7952, Pepini, Rv. 239082).

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata. Atti al Tribunale di Teramo.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2014
Il Consigliere estensore

Il Presidente

C 27.000,00 di multa, procedendo poi alla riduzione di 1/3 per le riconosciute circostanze

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