Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13619 del 14/03/2014


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 13619 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

-E-Prgft
ORDIN-~-

sul ricorso proposto da:
MILIZIA COSIMO N. IL 28/07/1950

e.A1,(Akrat , H erra() R(er

avverso la sentenza n. 10311/2012 TRIBUNALE di TARANTOrdel
22/01/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 14/03/2014

RITENUTO IN FATTO

1.1 Con sentenza del 22 gennaio 2013 il Tribunale di Taranto – Sezione Distaccata di
Manduria – dichiarava MILIZIA Cosimo Damiano, imputato del reato di cui agli artt. 122 e 147
del D. Lgs. 81/08, colpevole del detto reato e lo condannava alla pena di C 4.500,00 di
ammenda.
1.2 Rilevava il Tribunale che gli elementi di reità a carico del MILIZIA emergevano

sopralluogo presso il cantiere edile dell’imputato, aveva rilevato una serie di irregolarità
connesse all’espletamento di lavori ad una altezza di circa sette metri dal piano stradale, senza
che fossero state predisposte idonee strutture (impalcature; ponteggi; protezione laterale delle
scale interne) atte a scongiurare il pericolo di cadute al suolo per gli operai impegnati
nell’attività lavorativa.
1.3 Ricorre avverso la detta sentenza l’imputato a mezzo del proprio difensore fiduciario
deducendo, nell’ordine, i seguenti motivi: 1) erronea applicazione della legge penale (art. 192
cod. proc. pen.) in punto di valutazione delle prove. Rileva al riguardo la difesa che la prova a
carico del MILIZIA è costituita esclusivamente dalle dichiarazioni – peraltro estremamente
generiche – dell’Ispettore del lavoro senza che fosse mai stato acquisito in dibattimento il
verbale delle operazioni compiute e dei rilievi accertati; verbale, oltretutto, necessario attesa la
qualità di ufficiale di P.G. dell’Ispettore del lavoro e tenuto conto del fatto che le risultanze ivi
contenute andavano confermate in dibattimento; 2) immotivato diniego del beneficio della
sospensione condizionale della pena nonostante esplicita richiesta del difensore in tal senso
formulata all’udienza di discussione del 22 gennaio 2013.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Osserva la Corte quanto segue: non può ritenersi manifestamente infondato il ricorso in
esame con riferimento al primo motivo, posto che il Tribunale ha tratto il convincimento della
colpevolezza del MILIZIA soltanto sulla base delle notizie riferite in dibattimento dal teste
VINCI che, nella veste di Ispettore del lavoro, si era recato presso il cantiere edile del MILIZIA,
accertando alcune irregolarità nella predisposizione di cautele antinfortunistiche. Le censure
sollevate dalla difesa in punto di osservanza dei criteri enunciati dall’art. 192 cod. proc. pen. in
tema di valutazione delle prove sono corrette apparendo indispensabile l’acquisizione del
verbale necessariamente redatto dal VINCI in quanto ufficiale di P.G. L’accoglimento del motivo
imporrebbe un annullamento della sentenza con rinvio che tuttavia appare del tutto superfluo
alla luce della maturata prescrizione del reato, in assenza, peraltro, di periodi di sospensione
della prescrizione: invero il reato – di natura istantanea – risulta commesso ed accertato in f,
1

pacificamente da quanto riferito dal teste VINCI, Ispettore del lavoro che, recatosi per un

data 28 novembre 2008, sicchè il termine prescrizionale, comprensivo della proroga in ragione
di un quarto, andava a spirare il 28 novembre 2013.
2. Stante, allora, la non manifesta infondatezza del ricorso, ed essendosi, nelle more, il
reato prescritto per decorso del tempo, la sentenza impugnata deve essere annullata senza
rinvio con la formula di rito corrispondente. Trova applicazione, in proposito, la regula juris di
questa Suprema Corte secondo la quale, in caso di maturazione del termine prescrizionale
nell’arco temporale compreso tra la sentenza di merito (in questo caso soltanto ricorribile per

estinzione del reato in quanto il ricorso non risulti manifestamente infondato: è, infatti, solo
l’inammissibilità del ricorso dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi a precludere la
possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc.
pen., non potendosi considerare formato un valido rapporto di impugnazione (Sez. 2^
8.5.2013 n. 28848, Ciaffoni, Rv. 256463; Sez. 4^ 20.1.2004 n. 18641, Tricomi, Rv. 228349;
S.U. 22.11.2000 n. 32, De Luca, Rv. 217266).
3. Tale conclusione rende del tutto irrilevante l’esame del secondo motivo peraltro
palesemente infondato alla luce della corretta e completa motivazione del Tribunale sul punto,
assumendo rilievo l’obbligo di immediata declaratoria di una causa di proscioglimento ex art.
129 cod. proc. pen.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2014
Il Co

estensore

Il Presidente

cassazione) ed il giudizio di legittimità, in tanto è possibile provvedere alla declaratoria di

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