Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13617 del 14/03/2014


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 13617 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

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ORDIN-~-

sul ricorso proposto da:
TURCHIARULO FRANCESCO N. IL 02/03/1957
avverso la sentenza n. 1231/2007 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 12/03/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 14/03/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 12 marzo 2013 la Corte di Appello di Bologna confermava la sentenza
del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di detta città del 17 gennaio 2007 con la
quale TURCHIARULO Francesco, imputato per il reato di cui all’art. 73 D.P.R. 309/90 (illecita
detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina per un peso complessivo
di gr. 21,6184 con principio attivo del 98% – reato commesso in Bologna 1’8 giugno 2006 con

circostanza attenuante speciale di cui al comma 5 0 dell’art. 73 D.P.R. 309/90 dichiarata
equivalente alla recidiva contestata, alla pena di anni quattro di reclusione ed C 18.000,00 di
multa, oltre alle pene accessorie di legge.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato a mezzo del proprio difensore di
fiducia deducendo tre specifici motivi: a) violazione di legge per inosservanza della legge
penale (art. 73 D.P.R. 309/90) in quanto la Corte territoriale ha confermato il giudizio di
destinazione a terzi della sostanza stupefacente detenuta dal TURCHIARULO esclusivamente
sulla base del dato ponderale, senza tenere in considerazione la documentazione difensiva che
provava lo stato di tossicodipendenza dell’imputato; b) violazione ed erronea applicazione della
legge penale (art. 69 cod. pen.) e manifesta illogicità della motivazione, per avere la Corte di
merito mantenuto il giudizio di equivalenza tra la riconosciuta circostanza attenuante speciale e
la recidiva, laddove il provato stato di tossicodipendenza del TURCHIARULO avrebbe dovuto
indurre la Corte di merito a ritenere prevalente l’attenuante; c) difetto di motivazione per
illogicità manifesta in punto di diniego delle circostanze attenuanti generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Va doverosamente segnalato, in via preliminare, che il difensore del ricorrente ha
depositato in data 5 marzo 2014 un motivo aggiunto nel quale fa riferimento alla modifica
legislativa apportata al comma 5 0 dell’art. 73 D.P.R. 309/90 per effetto del D.L. 146/13 ed
all’intervento della Corte Costituzionale di cui alla sentenza n. 32/14: si tratta, tuttavia, di
motivo inammissibile per tardività in quanto lo stesso è stato depositato oltre il termine
perentorio di giorni quindici antecedenti alla data di celebrazione dell’udienza camerale.
1.1 Tanto premesso, osserva il Collegio che tutti i motivi di ricorso risultano infondati in
modo manifesto: con riferimento al primo la Corte di merito, nel richiamare i passi essenziali
della sentenza del G.U.P. (che condivideva nella sua interezza) ha svolto argomentazioni
esaustive in ordine alla destinazione allo spaccio della (nella sua gran parte almeno) sostanza
stupefacente detenuta valorizzando alcuni significativi dati tra i quali, in primis il notevolissimo
(definito “singolare”) grado di purezza della cocaina; ancora un episodio precedente ed assai
recente che aveva visto il TURCHIARULO coinvolto per illegale detenzione di cocaina e

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la recidiva reiterata infraquinquennale) era stato condannato, previo riconoscimento della

soprattutto le sue precarie condizioni economiche ritenute dalla Corte, a ragione, incompatibili
con una detenzione finalizzata esclusivamente al consumo personale (precarietà economica
ricavata dalla situazione familiare e dai numerosi precedenti per reati contro il patrimonio).
1.2 Per quanto attiene al secondo motivo (mancato bilanciamento delle circostanze di
segno opposto in termini di prevalenza), la Corte di merito, condividendo le argomentazioni
svolte dal primo giudice ha evidenziato da un lato la indubbia gravità del fatto e la destinazione
allo spaccio di una quantità comunque rilevante di cocaina e, dall’altro, il precedente giudiziario

motivazione per la sua linearità ed intrinseca logicità si sottrae a qualsivoglia censura.
1.3 Quanto, infine, al motivo riguardante la mancata concessione delle circostanze
attenuanti generiche, le motivazioni rese dalla Corte sono assolutamente corrette avendo il
giudice di appello tenuto conto di alcuni dati negativi (primi su tutti il curriculum criminale e la
propensione del TURCHIARULO allo spaccio) ritenuti, a ragione, del tutto ostativi alla
concessione delle circostanze attenuanti generiche. Secondo la giurisprudenza di questa Corte
Suprema il riconoscimento di dette circostanze attenuanti è affidato al potere discrezionale del
giudice di merito, il cui esercizio deve essere motivato nei soli limiti atti a far emergere in
misura sufficiente il pensiero dello stesso giudice circa l’adeguamento della pena concreta alla
gravità effettiva del reato ed alla personalità del reo. Peraltro il giudice di appello – pur non
dovendo trascurare le argomentazioni difensive dell’appellante – non è tenuto ad una analitica
valutazione di tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli, dedotti dalle parti ma, in una visione
globale di ogni particolarità del caso, è sufficiente che dia l’indicazione di quelli ritenuti rilevanti
e decisivi ai fini della concessione o del diniego, rimanendo implicitamente disattesi e superati
tutti gli altri, pur in carenza di stretta contestazione (vedi tra le più recenti Sez. 3″ 19.3.2014
n. 28535, Lule, Rv. 259899; Sez. 2^ 19.2.2009 n. 19907, Abruzzese e altri, Rv. 244880).
1.4 Alla luce di tali elementi dovrebbe concludersi per l’inammissibilità

tout court del

ricorso nella sua interezza. Senonchè va rilevato che, successivamente alla presentazione del
ricorso, la disciplina applicabile è mutata in senso favorevole alla posizione del ricorrente, il
quale non era certo nelle condizioni di formulare uno specifico motivo di impugnazione
afferente alla quantificazione della pena, in relazione allo stato della legislazione vigente al
momento della proposizione del ricorso.
1.5 Va, poi, osservato che nel caso in esame trova applicazione un principio interpretativo
consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, secondo il quale l’inammissibilità del ricorso
non preclude in sede di legittimità la possibilità di annullamento di una sentenza che abbia
inflitto una pena illegale (tra le tante Sez. 6″, 16.5.2013, n. 21982, Ingordini, Rv. 255674;
Sez. 1^ 21/03/2013, n. 15944, Aida, Rv. 255684; S.U. 29/03/2007, n.27614 P.C. in proc.
Lista, Rv. 236535)

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specifico ritenendo che tali elementi fossero ostativi all’invocato giudizio di prevalenza: tale

1.6 L’illegalità della pena irrogata in relazione alle condotte illecite concernenti sostanze
stupefacenti cosiddette leggere all’interno della cornice normativa di cui al comma 5 0 dell’art.
73 D.P.R. 309/90 viene, oggi, in rilievo in coincidenza con il mutamento del quadro normativo
di riferimento rappresentato dal D.L. 146/13, dalla sentenza 32/14 della Corte Costituzionale e
dalla L. 79/14, intervenute nel breve volgere di alcuni mesi tra il dicembre 2013 e il maggio
2014: le dette variazioni normative hanno disarticolato il sistema sanzionatorio fino a quel
momenti vigente per effetto della L. 49/06 (legge cd. “Fini-Giovanardi”) e tali innovazioni – per

1.7 Va, in particolare, aggiunto, che, per effetto dell’intervento legislativo operato con la L.
10/14 di conversione del D. Legge 146/13, è stato riformulato il comma 5 0 dell’art. 73, D.P.R.
309/90, qualificandosi la relativa condotta come ipotesi autonoma di reato (v. sul punto Sez.
6^ 8.1.2014, Cassanelli) e fissandosi una pena edittale che va da un minimo di un anno ad un
massimo di anni cinque di reclusione e da C 3.000,00 ad C 26.000,00 di multa senza
distinzione tra droghe cd. “pesanti” e droghe cd. “leggere”.
1.8 Va, altresì, segnalato che la mitigazione del trattamento sanzionatorio è stata
ulteriormente implementata per effetto della L. 79/14 di conversione del D.L. 36/14
(provvedimenti sopravvenuti nelle more del deposito della presente sentenza) mediante la
fissazione di un minimo di mesi sei di reclusione e di un massimo di anni quattro e quanto alla
pena pecuniaria, di un minimo di C 1.032,00 e di un massimo di C 10.329,00, senza distinzione
tra droghe leggere e droghe pesanti.
1.9 Nel caso di specie il primo giudice, nel determinare la pena, una volta ritenuta
l’equivalenza tra la circostanza di cui al comma 5 0 dell’art. 73 D.P.R. 309/90 e la recidiva,
aveva indicato, quale pena base, quella di anni sei di reclusione ed C 27.000,00 di multa, pena
poi diminuita di 1/3 per il rito prescelto. La Corte territoriale ha mantenuto inalterato tale
livello di pena secondo la legge vigente del tempo.
1.10 E’ evidente però che, una volta qualificata come fattispecie autonoma la condotta di
cui al comma 5 0 dell’art. 73 D.P.R. 309/90, nessun tipo di bilanciamento poteva essere
effettuato rispetto a circostanze aggravanti quali la recidiva. Ancor più dirimente il fatto che la
trasformazione della circostanza attenuante di cui al comma 5 0 dell’art. 73 D.P.R. 309/90
avrebbe dovuto comportare un calcolo diverso della pena attestantesi all’interno della forbice
edittale prevista dal riformato comma 50•
1.11 Ciò precisato, si osserva che già all’indomani delle dette modifiche normative questa
Suprema Corte ha affermato il principio (che questo Collegio condivide), secondo il quale
l’illegalità sopravvenuta della pena è rilevabile di ufficio in sede di legittimità anche nel caso di
inammissibilità originaria del ricorso, laddove quella illegalità derivi da una modifica normativa
incidente sui minimi e massimi edittale che risulti più favorevole per l’imputato (in termini Sez.
4^ 13.3.2014 n. 27600, Buonocore).

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quanto interessa in questa sede – refluiscono favorevolmente sulla posizione del ricorrente.

1.12 Si impone, pertanto, la necessità di annullare la decisione impugnata nella parte
relativa alla quantificazione della pena, con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di
Bologna perché proceda a nuovo giudizio sul punto, alla luce del trattamento sanzionatorio
previsto dalla più favorevole disciplina oggi in vigore. Nel resto il ricorso va dichiarato
inammissibile.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di

Così deciso in Roma il 14 marzo 2014
Il C sigliere estensore

Il Presidente

Bologna per la quantificazione della pena. Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.

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