Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13616 del 14/03/2014


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 13616 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

eit~~sul ricorso proposto da:
BAJRAKTARI ASTRIT N. IL 23/08/1955
avverso la sentenza n. 2222/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
04/06/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 14/03/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 4 giugno 2013 la Corte di Appello di Milano confermava, per quanto
qui rileva, la sentenza del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di detta città dell’i
febbraio 2013 con la quale BAJRAKTARI Astrit, imputato per il reato di cui all’art. 73 D.P.R.
309/90 (illecita detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana
contenuta in due borsoni per un peso complessivo lordo di Kg. 36,5 – reato commesso 1’8

attenuanti generiche, alla pena di anni cinque di reclusione ed € 14.000,00 di multa, oltre alle
pene accessorie di legge.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato a mezzo del proprio difensore di
fiducia lamentando, con unico motivo, violazione di legge per inosservanza e/o erronea
applicazione della legge processuale penale (art. 192 cod. proc. pen.) in punto di conferma del
giudizio di responsabilità, per avere la Corte omesso di tenere in conto le specifiche deduzioni
difensive sollevate con l’atto di appello in merito alla insufficienza degli elementi di accusa a
carico dell’imputato, limitandosi a richiamare, senza aggiunta di rilievi critici autonomi, le
argomentazioni sviluppate dal giudice di primo grado. Identiche censure sollevata anche con
riferimento alla entità della riduzione della pena per effetto delle circostanze attenuanti
generiche.
3. Con memoria ritualmente e tempestivamente depositata il difensore di fiducia ha
insistito per l’annullamento della sentenza impugnata alla luce dell’intervento della Corte
Costituzionale n. 32/14 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 4 bis e 4 vicies
ter del D. L. 272/05 convertito con modificazioni nella L. 49/06, ripristinando l’originario testo
normativo antecedente a tali modifiche ed, in particolare, il trattamento sanzionatorio
diversificato secondo che si trattasse di cd. “droghe pesanti” e “droghe leggere”.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è parzialmente fondato nei termini che seguono.
1.1 E’ manifestamente infondata la censura riguardante il vizio denunciato (inosservanza
della legge processuale penale) in quanto la Corte di merito era stata chiamata unicamente a
pronunciarsi – nei limiti del devolutum – sulla mancata concessione, nella loro massima
estensione, delle (già riconosciute) circostanze attenuanti generiche e sulla conseguente entità
della pena inflitta. La motivazione che ne è seguita è assolutamente rispettosa dei criteri
indicati dall’art. 133 cod. pen. cui deve uniformarsi (anche) il riconoscimento delle invocate
circostanze attenuanti; così come sono state congruamente e specificamente spiegate le

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giugno 2012 in Buccinasco) era stato condannato, previo riconoscimento delle circostanze

ragioni per il mantenimento del livello di riduzione conseguente alla concessione delle
circostanze attenuanti generiche, già stabilito dal primo giudice.
1.2 D ricorso, nei termini in cui è stato formulato, è, quindi, palesemente infondato in
quanto rimette in discussione punti che non erano stati dedotti nell’atto di appello, circoscritto,
come già accennato, alla sola doglianza sulla quantificazione della pena e sulla mancata
applicazione nella misura massima delle circostanze attenuanti generiche. Ricorre, quindi
l’ipotesi enunciata nel comma 3 ultima parte dell’art. 606 del cod. proc. pen. (prospettazione di

1.3 Va, tuttavia, osservato che nella specie trova applicazione un principio interpretativo
consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, secondo il quale l’inammissibilità del ricorso
non preclude in sede di legittimità la possibilità di annullamento di una sentenza che abbia
inflitto una pena illegale (tra le tante Sez. 6^, 16.5.2013, n. 21982, Ingordini, Rv. 255674;
Sez. 1^ 21/03/2013, n. 15944, Aida, Rv. 255684; S.U. 29/03/2007, n.27614 P.C. in proc.
Lista, Rv. 236535)
1.4 L’illegalità della pena irrogata in relazione alle condotte illecite concernenti sostanze
stupefacenti cosiddette leggere viene, oggi, in rilievo in coincidenza con il mutamento del
quadro normativo di riferimento, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del
12 febbraio 2014 con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale degli artt. 4-bis e
4-vicies ter del D.L. 30 dicembre 2005, n.272, convertito nella legge 21 febbraio 2006, n.49,
che modificavano la disciplina dei commi 1 e 4 dell’art. 73 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309
nella sua stesura originaria e abbandonavano i diversi regimi sanzionatori fissati per le
sostanze stupefacenti elencate, da un lato, nelle tabelle I e III (le c.d. “droghe pesanti”) e,
dall’altro, nelle tabelle II e IV (le c.d. “droghe leggere”). La nuova disciplina fissava dunque
agli artt.1 e 1-bis dell’art. 73 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, un unico trattamento
sanzionatorio per tutte le sostanze stupefacenti; tale soluzione è stata censurata dalla Corte
che ha ripristinato il testo anteriore.
1.5 La riprova della illegalità della pena si deduce pacificamente dal fatto che la pena
base, secondo quanto è dato leggere nella motivazione della sentenza di primo grado (poi
ripresa dalla Corte distrettuale), era stata determinata in anni nove di reclusione ed C
30.000,00 di multa, poi ridotta ex art. 62 bis cod. pen. nella misura di anni sette e mesi sei di
reclusione ed C 21.000,00 e definitivamente diminuita di 1/3 per il rito prescelto: ciò in
applicazione delle disposizioni vigenti successivamente all’emanazione del D.L. 30 dicembre
2005, n. 272 (convertito dalla L. n. 49 del 2006), che aveva previsto per il reato di cui all’art.
73, comma 1, T.U. Stup. la pena edittale minima di sei anni, unificando il trattamento
sanzionatorio per le cd. “droghe pesanti” e “droghe leggere”.
1.6 Le disposizioni previgenti rispetto alla L. 49/06, poi fatto oggetto in parte qua dalla
dichiarazione di incostituzionalità, prevedevano (e prevedono) una diversificazione tra le
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violazioni di legge non dedotte in appello) che rende il ricorso inammissibile.

sostanze stupefacenti o psicotrope appartenenti alle tabelle 1^ e 3^ (le cd. “droghe pesanti”)
per le quali era prevista la reclusione da otto a venti anni e la multa da Euro 25.822,00 ad
Euro 258.228,00 e le sostanze stupefacenti o psicotrope rientranti nelle tabelle 2^ e 4^ (le cd.
“droghe leggere”) per le quali era contemplata la reclusione da due a sei anni e la multa da
Euro 5.164,00 ad Euro 77.468,00.
1.7 Più in particolare, per quel che rileva in questa sede, la norma dichiarata
incostituzionale aveva aumentato, per le cd “droghe leggere”, il trattamento sanzionatorio

venti anni e della multa da Euro 26.000,00 ad Euro 260.000,00.
1.8 Deve, dunque, evidenziarsi che, nel caso concreto, il criterio seguito dal giudice di
merito per valutare la legalità della pena base è in contrasto con la disciplina attualmente in
vigore, considerato che la condotta contestata attiene alla detenzione a fini di spaccio di
droghe leggere (marijuana), imponendosi, quindi, la necessità di un nuovo giudizio di
determinazione della pena ai sensi dell’art. 2 comma 4 0 cod. pen.
1.9 La decisione impugnata va, pertanto, annullata nella parte relativa alla quantificazione
della pena, con rinvio degli atti ad altra Sezione della Corte di Appello di Milano perché proceda
a nuovo giudizio sul punto, alla luce del trattamento sanzionatorio previsto dalla più favorevole
disciplina oggi in vigore. Nel resto il ricorso va dichiarato inammissibile.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Milano
per la quantificazione della pena. Dichiara inammissibile il ricorso nel resto.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2014
stensore

Il Presidente

omologandolo a quello previsto per le droghe pesanti dalla L. 49/06, nella reclusione da sei a

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