Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13614 del 03/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 13614 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GAZZARA SANTI

Data Udienza: 03/03/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CETERA PIETRO N. IL 01/05/1968
avverso l’ordinanza n. 778/2014 TRIB. LIBERTA’ di LECCE, del
21/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SANTI GAZZARA;
19R-e/sentite le conclusioni del PG Dott. Pco‘
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Udit i difensor Avv.•
75:)2-1.0—<__ u ,e4 - % (242_ f/ r F.:11 %II/ I I (2.1 Z 9-- e vl RITENUTO IN FATTO Il Gip presso il Tribunale di Lecce, con ordinanza del 22/9/2014, applicava la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Pietro Cetera, relativamente alle ipotesi di reato di cui agli artt. 56, 110, 629, in estorsione nei confronti di Giovanni Perrone ); agli artt. 74, co. 1, 2 3 e 4 d.P.R. 309/90 ( associazione al fine di vendita, coltivazione, commercio di sostanze stupefacenti tipo cocaina, eroina, haschish e marijuana ); agli artt. 110 cod.pen., 73 d.P.R. 309/90 ( illecita compravendita di stupefacente di tipo indefinito ). Il Tribunale di Lecce, chiamato a pronunciarsi sulla istanza di riesame, avanzata nell'interesse del prevenuto, con ordinanza del 21/10/2014, ha annullato l'impugnato provvedimento limitatamente alla contestata illecita detenzioni delle armi con conferma del provvedimento applicativo della restrizione intramuraria. Propone ricorso per cassazione la difesa del Cetera, eccependo la assoluta mancanza di elementi idonei a potere consentire di ravvisare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico del prevenuto in ordine ai delitti contestatigli nella imputazione provvisoria, nonché il vizio di motivazione, posta dal Tribunale a sostegno del mantenimento della misura custodiale massima. La motivazione, sviluppata dal decidente, peraltro, si rivela del tutto carente ed insufficiente in punto di ritenuta ricorrenza delle esigenze cautelari, non ravvisabili nella specie, non tenendo conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato. ( relazione all'art. 628, co. 3 nn. 1 e 3 cod.pen., art. 7, d.L. 152/91 ( tentata CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. In estrema sintesi con i motivi di annullamento si censura il gravato consentirebbe di ravvisare la gravità indiziaria rispetto ai delitti ipotizzati, e si eccepisce l'assoluta contraddittorietà ed illogicità del discorso giustificativo, posto dal Tribunale a sostegno del mantenimento della misura cautelare in atto. Orbene, il vaglio di legittimità, a cui è stata sottoposta l'impugnata ordinanza, consente di rilevare la logicità e la correttezza della argomentazione motivazionale, adottata dal decidente. Rilevasi che il giudice di merito ha fornito esaustivo e compiuto riscontro alle doglianze sollevate dal prevenuto con l'istanza di riesame, effettuando puntuali richiami agli elementi costituenti la piattaforma probatoria ( numerose intercettazioni telefoniche e ambientali ), acquisiti in atti, sottoposti dallo stesso Tribunale a puntuale disamina valutativa, nell'ottica di ciascun reato di cui alla contestazione provvisoria. Il primo motivo di annullamento non può trovare ingresso, in quanto in tema di misure cautelari personali, allorchè sia denunciato, con il ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, a questa Corte spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che lo hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto, che governano l'apprezzamento delle risultanze provvedimento, col rilevare che il complessivo quadro probatorio non probatorie ( Cass. S.U. 2/5/2000, n. 11; Cass. 8/6/2007, n. 22500 ); nella specie il decidente ha operato in perfetta sintonia con i principi suddetti. Peraltro, il ricorso è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento, ma non anche quando propone censure che valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito ( Cass. 15/12/2008). Del pari, manifestamente infondato è da ritenere il secondo motivo di annullamento, relativo al denunciato vizio motivazionale attinente alla sussistenza delle esigenze cautelari, alla proporzionalità e alla gradualità della misura restrittiva massima applicata. Sul punto, infatti, il Tribunale evidenzia come, alla luce della sopravvenuta revisione in chiave costituzionale del co. 3 dell'art. 275 cod.proc.pen., si debba ritenere che nel caso di specie la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea ad impedire la reiterazione delle medesime condotte criminose da parte del prevenuto. Ciò si desume sia dalla gravità delle modalità e circostanze della azioni criminose oggetto di contestazione, sia dai precedenti penali, risultanti a carico del prevenuto; elementi, questi oggettivamente indicativi di una personalità del tutto priva di quel senso di autocontrollo ed autodisciplina che costituisce il requisito ed il presupposto imprescindibile per la concessione di misure cautelari meno afflittive. Conseguentemente, il giudice di merito, a giusta ragione, ha ritenuto, in base ai criteri di adeguatezza e gradualità, che l'unica misura cautelare personale idonea ad impedire la reiterazione dei reati è la custodia cautelare in carcere. Tenuto conto, di poi, della sentenza del 13/6/2000, n. 186, della Corte Costituzionale, e rilevato che non sussistono elementi per ritenere che il 3 --- riguardino la ricostruzione dei fatti o che si risolvano in una diversa Cetera abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, lo stesso, a norma dell'art. 616 cod.proc.pen., deve essere condannato al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativamente fissata, in ragione dei motivi dedotti, P. Q. M. la Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di euro 1.000,00; dispone che copia del presente provvedimento sia trasmessa a cura della Cancelleria al Direttore dell'Istituto penitenziario competente, ex art. 94, co. 1 ter, disp. att., cod.proc.pen.. Così deciso in Roma il 3/3/2015. nella misura di euro 1.000,00.

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